Dove finiscono i rifiuti radioattivi italiani? I numeri dell’ISIN e il futuro del Deposito nazionale

Audizione alla Camera sulla gestione dei rifiuti nucleari, sulla tracciabilità dei materiali e sul futuro Deposito nazionale, l’ISIN evidenzia le difficoltà legate alle risorse insufficienti e illustra controlli, ispezioni e prospettive del settore

In Italia sono presenti 34.600 metri cubi di rifiuti radioattivi distribuiti in 62 depositi temporanei. Sono i numeri al centro dell’audizione dei rappresentanti dell’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (ISIN), che si è svolta questa mattina a Palazzo San Macuto, davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su altri illeciti ambientali e agroalimentari. Un confronto che ha permesso di approfondire lo stato della gestione dei materiali radioattivi nel Paese, le attività di vigilanza e le prospettive legate alla realizzazione del Deposito nazionale. Accanto ai dati sulla quantità dei rifiuti e sulle strutture che li ospitano, dall’audizione è emersa una criticità significativa: l’insufficienza delle risorse a disposizione dell’ISIN rispetto alle responsabilità attribuite all’Ispettorato. I rappresentanti dell’ente hanno illustrato le attuali capacità organizzative, evidenziando le difficoltà che una dotazione organica non adeguata comporta per garantire una presenza ancora più capillare sul territorio nazionale. La gestione dei rifiuti radioattivi richiede infatti un sistema di sorveglianza articolato, capace di seguire la collocazione dei materiali, le modalità di gestione e i trasferimenti, compresi quelli che interessano altri Paesi. In questo contesto, l’aggiornamento delle informazioni e la loro verificabilità costituiscono elementi essenziali per lo svolgimento delle attività di controllo e per la sicurezza nucleare e la radioprotezione.

Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, il confronto sull’iter di localizzazione

Uno dei temi principali affrontati durante l’audizione ha riguardato il futuro Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi e Parco tecnologico, l’infrastruttura destinata ad assumere un ruolo centrale nel sistema italiano di gestione di questi materiali. I componenti della Commissione parlamentare hanno rivolto ai rappresentanti dell’ISIN domande specifiche sull’iter previsto per la localizzazione dell’opera e sulle prospettive della sua realizzazione. La questione del Deposito nazionale si inserisce nel più ampio quadro delle attività necessarie per la gestione dei rifiuti radioattivi attualmente presenti sul territorio italiano. La distribuzione dei materiali nei 62 depositi temporanei rende particolarmente importante disporre di un quadro aggiornato delle strutture e delle quantità custodite, anche in relazione alla futura organizzazione del sistema nazionale. Il confronto parlamentare ha riguardato anche i rifiuti radioattivi inviati all’estero per il riprocessamento. In particolare, i commissari hanno approfondito il tema dei volumi di materiale interessati da queste operazioni, considerate una componente del quadro complessivo della gestione dei rifiuti nucleari italiani. I flussi da e verso l’estero rientrano infatti tra gli aspetti che richiedono informazioni attendibili e un costante monitoraggio da parte delle autorità competenti.

Inventario nazionale ISIN, i dati sui rifiuti radioattivi aggiornati al 31 dicembre 2025

Tra gli strumenti fondamentali per ricostruire la situazione italiana figura l’Inventario nazionale dei rifiuti radioattivi dell’ISIN, recentemente pubblicato con informazioni aggiornate al 31 dicembre 2025. Il documento rappresenta una base conoscitiva importante per le attività istituzionali dell’Ispettorato e per la disponibilità di dati verificabili sulla gestione dei materiali radioattivi presenti nel Paese. L’Inventario consente di disporre di un riferimento aggiornato per l’analisi del sistema nazionale, in un settore nel quale la conoscenza delle quantità di rifiuti, della loro ubicazione e delle modalità di gestione assume particolare rilievo. La disponibilità di informazioni strutturate permette inoltre di affrontare con maggiore precisione le questioni legate alle infrastrutture, alle attività di vigilanza e alla movimentazione dei materiali.

STRIMS, come funziona la tracciabilità dei rifiuti radioattivi e delle sorgenti ionizzanti

Un ruolo centrale nelle attività di controllo è affidato anche a STRIMS, il Sistema informativo per la tracciabilità dei rifiuti radioattivi e delle sorgenti di radiazioni ionizzanti. Si tratta di una banca dati fondamentale per l’attività ispettiva dell’ISIN, attraverso la quale viene rafforzata la disponibilità delle informazioni necessarie a seguire la gestione dei materiali sottoposti alla normativa di settore. La tracciabilità costituisce uno degli aspetti più importanti del sistema di vigilanza, perché permette di collegare le informazioni relative ai materiali radioattivi alle attività di verifica svolte dall’autorità competente. Insieme all’Inventario nazionale, STRIMS contribuisce così alla costruzione di un sistema informativo a supporto della sicurezza nucleare e della radioprotezione, mettendo a disposizione elementi utili per le verifiche e per il monitoraggio. Il sistema di controllo non si limita alla raccolta dei dati. L’ISIN svolge anche attività ispettive sul campo e, nei casi previsti dalla normativa, esercita funzioni sanzionatorie. Le verifiche e l’applicazione delle sanzioni concorrono a garantire il rispetto degli obblighi in materia di sicurezza nucleare e radioprotezione, con l’obiettivo di tutelare i cittadini e l’ambiente.

ISIN, più ispezioni e tempi autorizzativi ridotti nonostante la carenza di organico

Nel corso dell’audizione è stato affrontato anche il tema delle risorse umane e organizzative dell’Ispettorato. L’ente ha illustrato le difficoltà connesse a una dotazione organica insufficiente rispetto all’ampiezza delle attribuzioni istituzionali, una condizione che limita la possibilità di assicurare una presenza ancora più diffusa sul territorio. Nonostante queste criticità, l’ISIN ha evidenziato i risultati ottenuti negli ultimi anni, con un incremento delle attività ispettive e una riduzione delle tempistiche autorizzative. L’Ispettorato ha inoltre sottolineato di aver continuato ad assolvere pienamente le proprie funzioni istituzionali, pur operando con risorse considerate non sufficienti. Il quadro illustrato alla Commissione mette quindi in evidenza una duplice esigenza: mantenere l’efficacia dei controlli già svolti e disporre di capacità organizzative adeguate per rafforzare ulteriormente la vigilanza in un settore caratterizzato da responsabilità particolarmente delicate e competenze altamente specialistiche.

Nuovo nucleare in Italia, il direttore Campanella chiarisce il ruolo della futura autorità

Un ulteriore approfondimento ha riguardato l’evoluzione delle competenze istituzionali nel settore nucleare italiano. Il direttore dell’ISIN, Campanella, ha chiarito che l’attuale mandato dell’Ispettorato è principalmente legato alle attività di decommissioning degli impianti nucleari, ossia al loro smantellamento, e al monitoraggio dell’utilizzo del nucleare nel Paese. La nuova autorità di sicurezza nucleare prevista dalla legge delega sarà invece chiamata a occuparsi anche del nuovo piano nucleare italiano. Questo ampliamento delle competenze dovrà tuttavia accompagnarsi alla continuità delle funzioni già esercitate dall’attuale autorità, che dovranno essere garantite anche nel nuovo assetto istituzionale. Il passaggio assume rilievo rispetto alle prospettive del settore, perché alle responsabilità connesse alla gestione delle attività nucleari esistenti e al controllo dei rifiuti radioattivi si affiancherebbero quelle previste nell’ambito del nuovo piano nucleare. La necessità di preservare le funzioni di vigilanza e radioprotezione già operative costituisce quindi un elemento centrale nell’evoluzione dell’organizzazione nazionale.

Controlli sui rifiuti radioattivi, la collaborazione tra ISIN, Carabinieri, Vigili del Fuoco e SNPA

Per rafforzare la propria capacità operativa e assicurare lo svolgimento delle attività istituzionali, l’ISIN ha sviluppato negli anni una rete di collaborazione con altre amministrazioni pubbliche, attraverso accordi quadro e protocolli finalizzati alla condivisione delle competenze. Tra gli organismi coinvolti figurano l’Ispettorato nazionale del lavoro, l’Arma dei Carabinieri, il Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco e il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (SNPA). Si tratta di istituzioni che operano in ambiti differenti, ma caratterizzati da competenze complementari rispetto alle esigenze di vigilanza e tutela ambientale. L’obiettivo di queste collaborazioni è costruire un sistema integrato di controllo, nel quale la condivisione delle esperienze e delle conoscenze specialistiche possa contribuire all’efficacia delle attività istituzionali. Il coordinamento tra amministrazioni rappresenta così uno degli strumenti individuati dall’Ispettorato per sostenere la propria missione, anche alla luce delle difficoltà organizzative illustrate durante l’audizione parlamentare.

Sicurezza nucleare e formazione, gli accordi con le università per nuove competenze

Il direttore Campanella ha infine richiamato l’importanza delle collaborazioni tra ISIN e università, sviluppate per favorire una maggiore conoscenza delle attività svolte dall’Ispettorato e avvicinare nuove generazioni di professionisti al settore della sicurezza nucleare e della radioprotezione. Quello nucleare è un ambito che richiede professionalità altamente specializzate, capacità tecniche e una preparazione adeguata alle responsabilità connesse al controllo degli impianti e dei materiali radioattivi. Gli accordi con il mondo accademico mirano quindi a promuovere l’interesse professionale verso queste attività e a incoraggiare l’ingresso di nuove competenze. La formazione si affianca così alle attività ispettive, agli strumenti di tracciabilità e alla cooperazione istituzionale tra gli elementi sui quali l’ISIN sta lavorando per sostenere il sistema nazionale di sicurezza nucleare. Un impegno che si confronta con la necessità di garantire continuità alle funzioni attuali e, contemporaneamente, con le prospettive di evoluzione delle responsabilità dell’autorità di vigilanza nell’ambito del futuro assetto nucleare italiano.