El Niño 2026 potrebbe superare quello del 1997: i satelliti NASA osservano un gigante climatico in crescita

Oceani più caldi e meteo stravolto: perché l'attuale El Niño assomiglia a quello del 1997. “Sembra destinato a diventare ancora più intenso”

El Niño fa parte di un fenomeno climatico naturale che si verifica all’incirca ogni due-sette anni, portando acque più calde della norma in alcune zone del Pacifico equatoriale. I più recenti eventi di El Niño di forte intensità, nel 1997-98 e nel 2015-16, hanno stravolto i pattern meteorologici. Gli impatti si sono fatti sentire in tutto il pianeta: dagli incendi in Indonesia e in Amazzonia ai raccolti perduti a causa della siccità nell’Africa meridionale, fino alle forti piogge e alle inondazioni costiere nel sud della California. L’attuale El Niño è paragonabile a questi intensi fenomeni del passato, spiega la NASA.

Come si forma El Niño

Ogni El Niño nasce da un meccanismo di retroazione tra atmosfera e oceano. In condizioni normali, gli alisei spingono le acque calde verso il Pacifico occidentale, dove il livello del mare risulta più elevato rispetto al settore orientale. Quando questi venti si indeboliscono, l’acqua calda inizia a spostarsi verso est; ciò indebolisce ulteriormente i venti – arrivando talvolta a invertirne la direzione – e favorisce un ulteriore afflusso di acqua calda verso oriente. Il ciclo si intensifica man mano che le acque continuano a riscaldarsi e ad accumularsi nel Pacifico centrale e orientale.

Tuttavia, ogni El Niño possiede caratteristiche proprie, determinate dal punto specifico del Pacifico in cui si concentra il calore e dalla risposta dell’atmosfera. “È estremamente difficile definire un El Niño ‘tipico’“, afferma Josh Willis, scienziato responsabile delle missioni sul livello del mare presso il Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA. “Ogni evento è diverso per quanto riguarda le aree colpite e le modalità con cui si manifestano i suoi impatti”.

Il livello del mare rivela l’intensità di El Niño

I satelliti altimetrici sono in grado di rilevare tali differenze misurando l’altezza della superficie marina. Poiché l’acqua si espande quando si riscalda, un livello del mare superiore alla norma nel Pacifico equatoriale centrale e orientale indica un accumulo di calore associato a El Niño. Le mappe a corredo dell’articolo mostrano le anomalie dell’altezza della superficie del mare nell’Oceano Pacifico il 13 ottobre 1997 e il 12 ottobre 2026. I dati provengono rispettivamente dal satellite TOPEX/Poseidon e dal satellite Sentinel-6 Michael Freilich e sono stati elaborati dagli scienziati del JPL.

El Niño 1997, 2015, 2026
Credit: NASA

Le tonalità di rosso indicano le aree in cui il livello del mare è risultato superiore alla media. Le condizioni normali del livello del mare appaiono in bianco, mentre le aree in cui il livello è più basso sono indicate in blu. I segnali legati ai cicli stagionali e alle tendenze a lungo termine sono stati rimossi per mettere in risalto le anomalie del livello del mare associate a El Niño e ad altri fenomeni naturali a breve termine. “L’aspetto unico dell’altimetria è che disponiamo di una serie storica di 35 anni, ottenuta grazie a satelliti quasi identici che hanno seguito la stessa traiettoria orbitale, con missioni che si sono sovrapposte l’una all’altra”, spiega Willis. “Ciò ci consente di guardare al passato e confrontare l’attuale El Niño con quello del 1997. E, al momento, questo sembra destinato a diventare ancora più intenso”.

Intensità simile, pattern di precipitazione differenti

Rispetto all’evento del 1997-98, l’El Niño del 2026 si è manifestato in modo molto più repentino. Tuttavia, a ottobre, i due fenomeni apparivano simili per caratteristiche – con un’inclinazione del livello del mare (più basso a ovest e più alto a est) e una massa d’acqua calda che si estendeva fino al Sud America – il che porta Willis a ritenere che anche gli impatti potrebbero essere analoghi. Nel 1997-98, ciò ha comportato, ad esempio, abbondanti precipitazioni in California e in tutta la fascia meridionale degli Stati Uniti.

Anche l’El Niño del 2015-16 è stato un evento di grande portata, pur differendo per le sue caratteristiche. Le anomalie dell’altezza della superficie marina registrate il 12 ottobre 2015, basate sui dati altimetrici del satellite Jason-2, sono mostrate insieme a mappe risalenti a periodi analoghi nel 1997 e nel 2026. Nel 2015, l’acqua eccezionalmente calda e il relativo innalzamento del livello lungo l’equatore non hanno raggiunto il Sud America con la stessa intensità osservata negli altri anni. In quell’inverno, gli effetti sulle precipitazioni si sono concentrati maggiormente sull’America Centrale e sugli Stati Uniti sudorientali, causando significative inondazioni in Messico.

Gli effetti sull’inverno restano incerti

Le previsioni della NOAA su El Niño, diffuse l’8 ottobre 2026, indicavano una probabilità dell’83% che si verificasse un fenomeno di intensità da forte a molto forte nel corso dei primi tre mesi del 2027. Tuttavia, resta ancora da vedere come si manifesteranno concretamente gli effetti durante l’inverno 2026-27 e nel periodo successivo. Willis ha sottolineato che l’influenza di El Niño si propaga attraverso un’atmosfera caotica e che il segnale può risultare meno nitido man mano che si estende oltre le regioni tropicali. “È sempre un po’ come tirare i dadi“, ha affermato Willis. “Il fatto che questo El Niño assomigli a quello del 1997 non significa che sarà esattamente identico: al momento, è semplicemente la nostra ipotesi migliore”.