El Niño, Ciciliano: “Italia sfortunata con l’Appennino che incanala l’aria fredda, ma siamo pronti”

Ciciliano: "dobbiamo cominciare a smettere di pensare sempre alle gestioni emergenziali e dobbiamo cominciare a ragionare in situazioni ordinarie"

Cicloni estremi, mari sempre più caldi e un territorio vulnerabile: gli effetti del cambiamento climatico e dei fenomeni come El Niño stanno ridefinendo la mappa delle emergenze in Italia. A margine dell’inaugurazione del villaggio “Percorsi di Protezione Civile” a Villa Borghese, il Capo del Dipartimento Fabio Ciciliano ha tracciato il punto della situazione sulla tenuta del Paese di fronte al meteo estremo. Tra la necessità di superare la sola logica dell’emergenza, l’importanza della prevenzione strutturale e il ruolo chiave di una “cittadinanza resiliente”, ecco qual è la visione della Protezione Civile per preparare l’Italia alle sfide climatiche del futuro.

El Niño, Ciciliano: “Italia sfortunata con l’Appennino”

A margine dell’inaugurazione del villaggio “Percorsi di Protezione Civile” a Villa Borghese, il villaggio tematico realizzato in occasione dell’ottava edizione della settimana nazionale della Protezione Civile, il capo del Dipartimento di Protezione Civile, Fabio Ciciliano, ha risposto sugli effetti del fenomeno climatico El Niño in Italia. “Nel bacino del Mediterraneo stiamo registrando delle temperature delle acque del mare particolarmente elevate, a cui si accompagna un importante aumento della quantità di umidità. Questa condizione, insieme alle correnti fredde che provengono dal nord d’Europa purtroppo causano, come è già successo con il ciclone Harry ma anche con le trombe marine della settimana scorsa in Sicilia, delle importanti ripercussioni sulla vita delle comunità e ovviamente impattano sui territori. Da un punto di vista geografico siamo anche particolarmente sfortunati perché abbiamo i binari degli Appennini che tecnicamente incanalano e instradano queste correnti di aria che sono responsabili di questi fenomeni”, ha affermato Ciciliano.

Ma l’Italia è pronta?

Alla domanda se l’Italia sia pronta a contenere l’impatto di El Niño, Ciciliano sottolinea che “è pronta nella misura in cui i programmi e le attività di previsione dei sistemi di protezione civile sono in piedi e funzionano. La prova è che, a seguito del ciclone Harry, che è un ciclone distruttivo, non è stato registrato neanche un ferito, quindi significa che il sistema funziona. Ovviamente il sistema funziona se è dinamico. Non possiamo pensare che siccome c’è stato il ciclone Harry e i sistemi hanno funzionato, quello sia un paradigma fisso che dobbiamo tenere nella testa“.

Pertanto, “bisogna ragionare non soltanto in termini di meteorologia, quindi a breve termine, ma dobbiamo cominciare a ragionare sulla climatologia, cioè tutto quello che è possibile fare come politiche del territorio e delle comunità per ridurre non solo l’impatto ma l’impegno e la gestione di questi eventi sulla popolazione attraverso conoscenze, sistemi di previsione e di prevenzione. Non possiamo più nasconderci dietro a un dito dicendo che il sottopasso è pericoloso – ha proseguito Ciciliano – Il sottopasso è pericoloso e un cittadino consapevole deve sapere che non lo deve imboccare, indipendentemente dal fatto che ci sia qualcuno che glielo dica”. Questo “secondo me è il paradigma nuovo: spingere tutti quanti insieme verso un’azione di cittadinanza resiliente che significa cittadinanza informata”, ha specificato Ciciliano, per poi ricordare che in Italia “i territori sono diversi e anche le maturità dei territori sono diverse. Dobbiamo far crescere territori meno maturi nella direzione di coloro i quali, invece, hanno lavorato e investito in maniera maggiore nella protezione da questo tipo di disastri”.

Ciciliano: “basta pensare a gestioni solo emergenziali, i cittadini siano consapevoli”

“Dobbiamo cominciare a smettere di pensare sempre alle gestioni emergenziali e dobbiamo cominciare a ragionare in situazioni ordinarie. La cultura non è una cosa che viene spinta in maniera straordinaria, deve essere una cosa intima, interna, culturale e ciò lo insegni a casa, ma anche a scuola. Bisogna rendere ordinario quello che appare in questo momento straordinario e solo così avremo, certo non domani, certo non tra una settimana, ma sicuramente tra qualche anno, una comunità capace di fare un’analisi e di essere maggiormente rispettosa del territorio in cui vive”, ha concluso Ciciliano.