El Niño sempre più forte, la corrente a getto si intensifica: tempeste in arrivo sugli Stati Uniti e possibili effetti sull’Atlantico a novembre

Le acque del Pacifico equatoriale sono eccezionalmente calde e alimentano un El Niño sempre più intenso: ecco come può cambiare il percorso delle perturbazioni

La quiete atmosferica sulla costa orientale degli Stati Uniti potrebbe avere i giorni contati. Tra New York e Boston, il periodo asciutto in corso potrebbe proseguire fino alla fine di ottobre e diventare il più lungo da circa due anni. A favorire il tempo stabile è anche la circolazione associata alla tempesta subtropicale Josephine, che sta richiamando aria secca dal Canada mentre un’area di alta pressione mantiene il sistema lontano dalla costa. Ma a novembre il quadro potrebbe mutare, con una corrente a getto più intensa e un’atmosfera più favorevole al passaggio delle perturbazioni.

La possibile svolta è collegata al rapido rafforzamento di El Niño, la fase calda del fenomeno climatico ENSO. Il Pacifico equatoriale sta accumulando un’anomalia di calore eccezionale: secondo la NOAA, a settembre le temperature superficiali hanno raggiunto anomalie di oltre +4°C sopra la media in alcune zone del Pacifico equatoriale orientale. Anche le acque sotto la superficie sono molto più calde del normale, con valori superiori a +10°C di anomalia in profondità.

Il Pacifico caldo alimenta una corrente a getto più energica

Quando El Niño si intensifica, il riscaldamento delle acque modifica la distribuzione delle piogge e dei moti atmosferici sopra il Pacifico. In particolare, si rafforza la convezione, cioè il movimento verso l’alto dell’aria calda e umida, in una vasta area del Pacifico centrale e orientale. Questo cambiamento può influenzare la circolazione atmosferica su distanze molto grandi e contribuire a rendere più vigorosa la corrente a getto subtropicale.

Venti corrente a getto

La corrente a getto è una fascia di venti molto intensi che scorre ad alta quota e guida il percorso delle perturbazioni. Se si rafforza, può favorire la formazione e il rapido spostamento di sistemi di bassa pressione, contribuendo a organizzare una sorta di “treno di tempeste”. È il passaggio atteso nei prossimi mesi su diverse aree degli Stati Uniti: la fase asciutta di questi giorni sulla costa orientale potrebbe così lasciare spazio a condizioni più instabili e piovose. Non significa, però, che ogni città vedrà pioggia continua o che una specifica tempesta sia già prevista. Le indicazioni stagionali descrivono le probabilità su aree ampie: non possono stabilire con precisione quando pioverà in una singola località. Anche la NOAA sottolinea che un El Niño forte aumenta la possibilità di effetti coerenti con il fenomeno, senza garantirli in ogni regione e in ogni settimana.

Il calore nascosto sotto la superficie del Pacifico

Un segnale della forza del fenomeno arriva anche dalle misure subsuperficiali. Gli appunti segnalano un’anomalia che arriva a +12 °C rispetto alla media, con temperature effettive fino a +33,4 °C. Questi valori si riferiscono a specifiche aree e profondità dell’oceano: non indicano che tutto il Pacifico equatoriale abbia raggiunto quella temperatura o che l’intera colonna d’acqua sia uniformemente così calda.

Velocità potenziale

Il dato resta significativo perché il calore accumulato sotto la superficie può contribuire a sostenere il riscaldamento superficiale e quindi l’evoluzione di El Niño. La NOAA conferma che il contenuto di calore subsuperficiale è molto superiore alla norma e che il fenomeno potrebbe continuare a intensificarsi durante l’autunno. Nella previsione aggiornata a ottobre, l’agenzia assegna una probabilità dell’83% a un evento storico nel trimestre ottobre-dicembre, secondo il proprio indice RONI.

Anche l’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO) prevede un’intensificazione: per il trimestre ottobre-dicembre stima un’anomalia media di circa +3,7 °C nell’indice Niño 3.4, con un possibile picco attorno a dicembre. È una previsione stagionale, non una misura già raggiunta, e riguarda la temperatura superficiale in una specifica regione del Pacifico.

Dall’America all’Atlantico: possibili ripercussioni anche sull’Europa

Se il flusso perturbato si organizzerà sul Nord America, alcune depressioni potrebbero proseguire la loro corsa verso l’Atlantico e contribuire a una fase più dinamica anche sull’Europa. È uno scenario plausibile legato alla circolazione su vasta scala, ma non una previsione certa di piogge per l’Italia o per il continente nel mese di novembre. L’influenza di El Niño sull’Europa è meno diretta e dipende dall’interazione con altri fattori atmosferici.

La stessa previsione globale della WMO mostra per ottobre-dicembre segnali stagionali di piogge superiori alla media in alcune aree del Nord America e in altre regioni del pianeta, ma non fornisce una previsione locale per ogni paese. Per l’Europa, e soprattutto per l’Italia, saranno quindi gli aggiornamenti dei modelli a breve e medio termine a chiarire se e quando il flusso atlantico diventerà più attivo.

Per ora, il contrasto tra la quiete di fine ottobre sulla costa orientale statunitense e il possibile aumento delle tempeste a novembre racconta bene quanto rapidamente possano cambiare gli scenari atmosferici. El Niño sta diventando un motore sempre più influente della circolazione globale, ma i suoi effetti si manifestano in modo diverso da una regione all’altra. La tendenza è verso un Pacifico più attivo e una corrente a getto più energica; i dettagli, però, andranno verificati con le previsioni dei prossimi giorni.