I modelli matematici di previsione meteorologica a medio e lungo termine delineano per i primi giorni di novembre la discesa di una vasta saccatura artica sull’Europa. Questa imponente colata di aria fredda, di matrice artico-marittima con contributi continentali, è destinata a penetrare velocemente verso il bassopiano sarmatico, la Germania, la Polonia e l’Europa centrale, per poi riversarsi attraverso la porta della Bora e della Valle del Rodano verso il bacino centrale del Mediterraneo. Le proiezioni indicano anomalie termiche negative fino a 8 o 10°C al di sotto delle medie climatiche stagionali su gran parte dell’Europa centrale. Questo repentino crollo delle temperature determinerà un vertiginoso incremento del fabbisogno termico per il riscaldamento residenziale e commerciale. Questa accelerazione giunge in un momento del calendario in cui i sistemi di approvvigionamento si trovano tradizionalmente in una fase di consolidamento e non di massimo stress operativo, costringendo i gestori di rete a fare i conti con un’impennata dei consumi con settimane di anticipo rispetto ai ritmi stagionali consueti. A spaventare sono anche le prospettive per l’inverno.
Jorgensen: “ci aspetta un inverno difficile, prezzi elevati per gas e petrolio”
Di “inverno difficile” ha parlato il Commissario Ue all’Energia, Dan Jorgensen. “I Ministri di tutti gli Stati membri sanno che ci aspetta un inverno difficile. La crisi che stiamo attraversando a causa della situazione in Medio Oriente comporta prezzi molto elevati sia del gas che dei prodotti petroliferi“, ha ribadito Jorgensen, in conferenza stampa al termine del Consiglio Ue Energia a Lussemburgo. “Non prevediamo problemi di sicurezza dell’approvvigionamento in quanto tali, ma per i cittadini che fanno fatica a pagare le bollette, questo potrebbe non avere importanza: se non si è in grado di pagare la bolletta del gas, non importa la quantità di gas a disposizione. Dobbiamo quindi prendere la questione estremamente sul serio ed è per questo che dobbiamo discutere ulteriori misure per alleviare questa grave situazione“, ha aggiunto.
Jorgensen: “crisi più grave del 2022”
“Oggi siamo in una posizione migliore per affrontare questa crisi rispetto al 2022, grazie alla riduzione del nostro consumo di gas: ne utilizziamo il 18% in meno rispetto al 2022. Inoltre, abbiamo diversificato le fonti: in passato ricevevamo il 45% del nostro gas dalla Russia, una condizione di estrema vulnerabilità. Ora ci riforniamo da diversi fornitori in tutto il mondo; la situazione è decisamente cambiata. D’altro canto, però, questa crisi è più grave, poiché coinvolge anche il petrolio e i prodotti petroliferi“, ha detto Jorgensen all’arrivo al Consiglio Ue Energia a Lussemburgo. “La scorsa estate, ad esempio, abbiamo riscontrato rischi per la sicurezza degli approvvigionamenti, in particolare per quanto riguarda il carburante per aerei. Al momento non ci troviamo in una situazione simile e non prevediamo una crisi legata alla sicurezza degli approvvigionamenti”, ha precisato.
Cosa fare nel breve periodo
Nella pratica, i Ministri Ue all’Energia hanno discusso di che cosa si possa fare concretamente, anche nel breve periodo, “e qualcosa si può fare“, continua Jorgensen. “C’è naturalmente la possibilità di ricorrere a sussidi: se gli Stati membri scelgono di sovvenzionare i combustibili fossili, cosa che capisco possa talvolta essere necessaria, concordiamo sul fatto che queste misure debbano essere mirate e temporanee. Credo sia anche corretto dire che tra i Ministri presenti c’è una chiara consapevolezza che sostenere interventi utili anche alla transizione di lungo periodo sia molto vantaggioso: qualsiasi misura legata all’elettrificazione, al passaggio dalle caldaie a gas e a gasolio alle pompe di calore, alle auto elettriche al posto di quelle con motore a combustione e così via, può fare una grande differenza anche nel breve termine”. “Quanto al diesel, stiamo cercando di stabilizzare i mercati del diesel nel miglior modo possibile all’inizio dell’inverno. Oggi abbiamo avuto una discussione molto importante sullo stato di avanzamento del rilascio delle scorte di petrolio. Gli Stati membri dell’Ue hanno ribadito il loro impegno a un rilascio accelerato di 42,6 milioni di barili dalle riserve strategiche nei prossimi mesi, e circa la metà sarà diesel”, aggiunge Jorgensen.
“Non riprenderemo a comprare gas dalla Russia”
In Ue “abbiamo introdotto un divieto, attualmente in vigore, sull’importazione di gas russo. Mosca ha usato le forniture energetiche come mezzo per ricattarci e questo è inaccettabile. Non vogliamo ricominciare a comprare gas russo“, ha ribadito il Commissario Ue all’Energia, Dan Jorgensen, in conferenza stampa al termine del Consiglio Energia. “Il denaro che abbiamo speso in Europa per acquistare gas russo ha contribuito a finanziare una guerra contro i nostri amici, acquistando bombe e droni che uccidono persone in Ucraina”. Riaprire alle importazioni di gas russo equivarrebbe a rimettere l’Ue “nelle mani del nemico”.
“Nel febbraio 2022 ero ministro in Danimarca, quindi so cosa significhi essere un ministro che teme che il giorno dopo vengano chiusi i rubinetti del gas. Dovevamo compilare elenchi di aziende che avremmo chiuso con la forza se necessario, e non eravamo esposti nemmeno la metà di molti altri Stati membri. La Germania riceveva gas dalla Russia in misura tale che, se fosse stato interrotto da un giorno all’altro, il Paese sarebbe probabilmente entrato in recessione. È una situazione molto vulnerabile, in cui non dobbiamo mai più metterci”, osserva Jorgensen.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?