Eni accelera in Venezuela: al via lo sfruttamento del gigantesco giacimento Junín-5, obiettivo 200mila barili al giorno entro il 2028

Il colosso energetico italiano avvia le operazioni nel maxi giacimento petrolifero dell'Orinoco da 35 miliardi di barili e rafforza la propria presenza in Venezuela con un ambizioso piano di sviluppo tra nuovi pozzi, recupero delle infrastrutture esistenti e investimenti anche nel gas naturale

Eni avvia le operazioni in uno dei più grandi giacimenti petroliferi del Venezuela e punta a raggiungere una produzione di 200mila barili di petrolio al giorno entro il 2028. Il gruppo energetico italiano ha dato il via alle attività nel campo supergiant di Junín-5, situato nella vasta regione petrolifera della Faja dell’Orinoco, dove sono stati certificati 35 miliardi di barili di petrolio in posto. Si tratta di un progetto di particolare rilevanza per la crescita delle attività di estrazione e produzione di idrocarburi della società nel Paese sudamericano. L’avvio delle operazioni arriva a meno di due mesi dalla firma del Contrato de Participación Productiva de Hidrocarburos, sottoscritto lo scorso 2 settembre alla presenza della presidente incaricata del Venezuela Delcy Rodriguez e dell’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi. L’accordo è stato formalizzato nel contesto della visita a Caracas del segretario dell’Energia degli Stati Uniti Chris Wright.

Il giacimento Junín-5: 35 miliardi di barili di petrolio nell’Orinoco

Il cuore del nuovo progetto industriale di Eni è il giacimento petrolifero Junín-5, un campo a olio pesante situato sulla terraferma, all’interno della Faja dell’Orinoco, una delle principali aree di produzione e valorizzazione delle risorse petrolifere del Venezuela. Le dimensioni del giacimento sono particolarmente significative: 35 miliardi di barili in posto certificati, un volume che evidenzia il potenziale delle risorse presenti nel sottosuolo. Il dato riguarda il petrolio presente nel giacimento e non coincide necessariamente con la quantità che potrà essere effettivamente estratta. Nel progetto Eni ricopre il ruolo di operatore esclusivo, assumendo la piena responsabilità della gestione tecnica, finanziaria e commerciale. La società italiana sarà quindi direttamente responsabile delle attività operative e delle scelte necessarie allo sviluppo del campo. L’iniziativa rappresenta un passaggio centrale nella strategia di rafforzamento della presenza upstream di Eni in Venezuela, attraverso un modello contrattuale che consente di sviluppare le risorse petrolifere presenti nell’area.

Eni punta a 200mila barili al giorno entro il 2028: il piano di sviluppo

Il programma per Junín-5 prevede un’intensa attività industriale articolata lungo due direttrici principali: il ripristino dei pozzi petroliferi abbandonati e la perforazione di nuovi pozzi, con l’obiettivo di incrementare progressivamente la capacità produttiva del giacimento. La prima fase dello sviluppo dovrà consentire una crescita significativa dell’estrazione fino a raggiungere il traguardo di 200.000 barili di petrolio al giorno entro il 2028. È questo l’obiettivo produttivo indicato per la fase iniziale del progetto, che porterà Eni ad ampliare le proprie attività petrolifere nel territorio venezuelano. Un elemento importante del piano riguarda l’utilizzo delle infrastrutture petrolifere già esistenti nell’area. Il progetto farà leva sugli impianti e sulle strutture disponibili per ottimizzare i tempi di esecuzione e gli investimenti necessari alla messa in produzione e allo sviluppo del giacimento. La combinazione tra recupero delle infrastrutture, riattivazione dei pozzi e nuove perforazioni costituisce la base operativa sulla quale Eni intende costruire l’incremento della produzione previsto nei prossimi anni.

Venezuela, il ruolo del governo e di PDVSA nell’avvio del progetto Eni

La rapidità con cui Eni ha avviato le attività a Junín-5 rappresenta uno degli aspetti principali dell’operazione. Tra la sottoscrizione dell’accordo del 2 settembre e l’inizio delle operazioni è trascorso infatti un periodo inferiore a due mesi. A rendere possibile questa accelerazione ha contribuito anche il supporto del Ministero degli Idrocarburi del Venezuela e di PDVSA, la compagnia petrolifera statale venezuelana. Il progetto si inserisce nel quadro del nuovo modello contrattuale adottato per la valorizzazione delle risorse del Paese e costituisce uno degli elementi centrali per la crescita delle attività di esplorazione e produzione di Eni in Venezuela. Lo sviluppo di Junín-5 permetterà alla società italiana di concentrarsi su un’area caratterizzata da un ingente potenziale petrolifero, integrando il nuovo programma di produzione con le attività energetiche già presenti nel territorio venezuelano.

Non solo petrolio: Eni e Repsol sviluppano il gigantesco giacimento di gas Perla

Accanto al nuovo investimento petrolifero nella regione dell’Orinoco, Eni continua a sviluppare le proprie attività nel settore del gas naturale in Venezuela, dove è già impegnata in uno dei progetti offshore più importanti dell’America Latina. Attraverso la società Cardon IV, partecipata in misura paritetica da Eni al 50% e Repsol al 50%, il gruppo italiano opera il giacimento di gas Perla, situato nella licenza Cardón IV. Perla è il più grande campo di gas offshore scoperto in America Latina e rappresenta una componente fondamentale della produzione energetica venezuelana. Il suo contributo è particolarmente rilevante per l’approvvigionamento di gas destinato al mercato interno. Recentemente Cardón IV ha sottoscritto il Sustainability Agreement, un accordo che prevede la prosecuzione sostenibile delle attività e il rilancio della produzione del giacimento Perla. Gli obiettivi comprendono l’aumento dei volumi di gas naturale destinati al consumo interno del Venezuela e la definizione delle condizioni necessarie a consentire future esportazioni aggiuntive di gas. Il progetto Perla conferma quindi l’importanza del gas naturale all’interno delle attività di Eni nel Paese, parallelamente alla nuova fase di sviluppo della produzione petrolifera.

Le altre attività di Eni in Venezuela: PetroSucre, Corocoro e Supermetanol

La presenza industriale di Eni in Venezuela comprende anche altre partecipazioni nel comparto degli idrocarburi e della petrolchimica. La società italiana detiene una quota del 26% in PetroSucre, società mista nella quale la compagnia statale PDVSA possiede il restante 74%. PetroSucre opera il campo petrolifero offshore di Corocoro, ampliando la presenza di Eni nelle attività di produzione di petrolio in mare. Eni possiede inoltre una partecipazione in Supermetanol, società petrolchimica attiva nella produzione di metanolo, un’ulteriore componente del portafoglio industriale del gruppo nel Paese sudamericano. Le attività petrolifere offshore, i progetti nel gas naturale e la partecipazione nel settore petrolchimico affiancano il nuovo sviluppo onshore di Junín-5, delineando una presenza articolata in diversi segmenti dell’industria energetica venezuelana.

Eni in Venezuela dal 1998: sei licenze e una produzione di 64mila barili equivalenti al giorno

La presenza di Eni in Venezuela risale al 1998. Nel corso degli anni la società ha sviluppato un portafoglio di attività distribuite tra le aree petrolifere e i bacini offshore del Paese. Attualmente il gruppo detiene sei licenze minerarie, localizzate offshore nel Golfo del Venezuela e nel Golfo di Paria, oltre che onshore nella regione dell’Orinoco. Nel 2025 la quota di produzione di idrocarburi attribuibile a Eni in Venezuela è stata pari a 64mila barili equivalenti di petrolio al giorno (boe/giorno), provenienti principalmente dal giacimento di gas naturale Perla. Il peso di quest’ultimo nella struttura energetica nazionale è considerevole: Perla rappresenta circa il 35% del totale del gas consumato in Venezuela, confermandosi una risorsa essenziale per il sistema di approvvigionamento del Paese. Con l’avvio delle operazioni nel giacimento Junín-5, Eni aggiunge così un nuovo importante progetto petrolifero alle attività consolidate nel gas naturale e nella produzione offshore. Il prossimo obiettivo industriale sarà lo sviluppo della prima fase del campo dell’Orinoco, con il traguardo dei 200mila barili di petrolio al giorno entro il 2028, mentre proseguiranno le iniziative dedicate al rilancio della produzione di gas del giacimento Perla e alla definizione delle condizioni per ulteriori esportazioni future.