L’epidemia di virus Bundibugyo continua a destare forte preoccupazione in Africa. Nella Repubblica Democratica del Congo il bilancio ha raggiunto 9.704 casi confermati e 4.687 decessi, con un tasso di letalità del 48,3%. A rendere ancora più delicata la situazione è l’espansione geografica dell’epidemia, che ha ormai interessato anche altri Paesi africani, con casi importati accertati in Kenya e Nigeria. È quanto emerge dall’aggiornamento dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che fotografa la situazione epidemiologica al 20 ottobre 2026 e segnala il persistere di una circolazione particolarmente intensa del virus nel territorio congolese. L’emergenza interessa complessivamente 66 zone sanitarie distribuite in otto province della Repubblica Democratica del Congo.
Virus Bundibugyo, quasi 10mila casi in Congo e un tasso di letalità del 48,3%
Il quadro delineato dall’Oms evidenzia la gravità dell’epidemia di malattia da virus Bundibugyo (Bvd), caratterizzata da un numero estremamente elevato di vittime rispetto ai contagi confermati. I 4.687 decessi registrati su 9.704 casi corrispondono infatti a un tasso di letalità grezzo del 48,3%. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, l’epidemia “si è estesa geograficamente nella Repubblica Democratica del Congo e, più in generale, nella regione africana, con casi importati segnalati in Kenya e Nigeria”. Nel territorio congolese continua inoltre “una trasmissione sostenuta e a livelli elevati”, circostanza che conferma il persistere di una situazione epidemiologica particolarmente critica.
Oltre 300 morti nelle comunità: le difficoltà nell’individuare tempestivamente i contagi
Uno degli aspetti più preoccupanti riguarda il numero di persone decedute al di fuori delle strutture sanitarie dedicate al trattamento della malattia. Dall’ultimo aggiornamento epidemiologico sono stati segnalati 482 ulteriori decessi, dei quali 307 avvenuti all’interno delle comunità e 175 presso i centri di trattamento. Una distribuzione che, secondo l’Oms, mette in evidenza le criticità ancora presenti nella capacità di riconoscere tempestivamente i casi e assicurare un’assistenza sanitaria adeguata. “L’elevata proporzione di decessi avvenuti all’interno delle comunità continua a evidenziare le difficoltà nel rilevamento precoce dei casi e nell’accesso tempestivo a cure adeguate”, sottolinea il report dell’Organizzazione mondiale della sanità. Il dato relativo ai decessi nelle comunità assume quindi particolare rilevanza nella valutazione dell’emergenza, perché segnala difficoltà sia nell’identificazione precoce delle persone colpite sia nell’accesso tempestivo ai centri di cura.
Il virus Bundibugyo arriva in Kenya: nove casi confermati e un decesso
L’espansione dell’epidemia oltre i confini della Repubblica Democratica del Congo trova conferma nei dati provenienti dal Kenya, dove il primo caso importato è stato segnalato il 6 ottobre 2026. Il ministero della Salute kenyota ha confermato in laboratorio l’infezione in una persona arrivata dalla Repubblica Democratica del Congo dopo essere transitata attraverso l’Uganda. Nel successivo aggiornamento del 20 ottobre, il numero complessivo dei casi confermati nel Paese è salito a nove, compreso un decesso. Gli altri otto contagi riguardano tutti persone identificate come contatti del primo caso importato. Nonostante l’aumento delle infezioni accertate, l’Oms precisa che “al momento non vi sono prove di una più ampia trasmissione a livello comunitario”. Le infezioni individuate in Kenya risultano dunque collegate al primo caso importato, senza che siano state documentate, alla data dell’aggiornamento, evidenze di una diffusione più estesa nella popolazione.
Anche la Nigeria registra un caso importato: paziente in isolamento ad Abuja
Un ulteriore sviluppo dell’emergenza è stato registrato in Nigeria, dove il 20 ottobre 2026 le autorità sanitarie hanno confermato un caso importato di malattia da virus Bundibugyo nel Territorio della Capitale Federale, ad Abuja. Il paziente è arrivato nel Paese provenendo dall’Uganda. Dopo la conferma dell’infezione, è stato posto in isolamento e sta ricevendo assistenza medica. Sono inoltre in corso indagini epidemiologiche per ricostruire con maggiore precisione gli spostamenti della persona contagiata e individuare la possibile origine dell’esposizione al virus. Il caso nigeriano rappresenta un ulteriore elemento dell’espansione geografica segnalata dall’Oms, che richiama l’attenzione sulla necessità di mantenere elevata la capacità di individuare tempestivamente eventuali infezioni collegate agli spostamenti tra Paesi.
Allerta dell’Oms in Africa: sorveglianza rafforzata alle frontiere e controlli sui casi sospetti
Alla luce dell’evoluzione epidemiologica nella Repubblica Democratica del Congo e della comparsa di casi importati in Kenya e Nigeria, l’Organizzazione mondiale della sanità sottolinea l’importanza di una risposta coordinata a livello regionale. Gli ultimi sviluppi, evidenzia l’Oms, “sottolineano la necessità di mantenere un elevato livello di prontezza nella regione, che includa la sorveglianza transfrontaliera, il monitoraggio dei punti di ingresso, il rilevamento tempestivo dei casi e misure coordinate di preparazione e risposta”. Le priorità indicate comprendono quindi il rafforzamento della sorveglianza sanitaria transfrontaliera, il monitoraggio degli ingressi nei diversi Paesi e l’individuazione precoce delle infezioni, insieme al coordinamento delle attività di preparazione e risposta all’emergenza. La dimensione regionale assunta dall’epidemia rende particolarmente importante la collaborazione tra le autorità sanitarie dei Paesi coinvolti, soprattutto per la gestione dei casi importati e delle relative indagini epidemiologiche.
Viaggi e commercio, l’Oms sconsiglia restrizioni verso i Paesi colpiti
Nonostante la gravità del bilancio registrato nella Repubblica Democratica del Congo e la conferma di infezioni importate in altri Stati africani, l’Oms non raccomanda l’introduzione di limitazioni agli spostamenti internazionali. L’Organizzazione mondiale della sanità sconsiglia infatti qualsiasi restrizione ai viaggi o agli scambi commerciali con i Paesi colpiti dall’epidemia. L’indicazione si accompagna alla richiesta di mantenere un livello elevato di preparazione sanitaria, attraverso controlli, sorveglianza epidemiologica e interventi coordinati. La situazione rimane particolarmente delicata nella Repubblica Democratica del Congo, dove persistono livelli elevati di trasmissione e un numero significativo di decessi all’interno delle comunità, mentre Kenya e Nigeria sono impegnati nella gestione dei casi importati individuati sul proprio territorio.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?