Due potenti scosse di terremoto hanno colpito l’arcipelago di Vanuatu a distanza di soli 5 minuti l’una dall’altra nella giornata di sabato, spingendo il Pacific Tsunami Warning Center a emettere immediatamente un avviso di allerta tsunami per le coste della regione. Secondo i dati forniti dallo United States Geological Survey, il primo evento sismico, magnitudo 6.9, è stato registrato a 197 km a Ovest/Nord-Ovest di Port-Olry alle 13:31 ora locale. Il secondo sisma, magnitudo 6.3, si è verificato a 170 km a Nord-Ovest della medesima località alle ore 13:35. Entrambi i movimenti tellurici hanno avuto un ipocentro localizzato a 10 km di profondità. Al momento le autorità locali non hanno ricevuto segnalazioni di vittime o danni alle infrastrutture dell’isola.
Le cause geologiche e la sismicità storica della regione
Nazioni insulari come Fiji, Tonga e la stessa Vanuatu si trovano adagiate sulla Cintura di Fuoco del Pacifico, un arco di zone vulcaniche e sismiche dove avviene la continua collisione tra le placche tettoniche continentali, generando un’attività tellurica costante e di grave entità. L’arcipelago di Vanuatu si colloca al di sopra della fossa delle Nuove Ebridi, un’attivissima zona di subduzione in cui la placca australiana sprofonda verso Est sotto la placca del Pacifico. Questa spinta titanica accumula costantemente enormi tensioni nella crosta terrestre, le quali si liberano sotto forma di violenti terremoti. Poiché la maggior parte di questi eventi avviene a bassa profondità sotto il fondale oceanico, l’improvvisa deformazione del suolo marino genera il dislocamento di ingenti masse d’acqua, innescando così frequenti allerte maremoto.
La sismicità storica di quest’area è fitta di eventi di altissima intensità: basti pensare ai continui sismi che superano ampiamente il 7° grado di magnitudo registrati nei decenni passati. Nel recente dicembre 2024, un evento magnitudo 7.3 ha colpito duramente alcune isole causando frane, crolli parziali e danni prolungati alle reti elettriche. Scorrendo gli archivi, eventi superiori a magnitudo 7 si sono verificati con allarmante regolarità anche nel 2010 e nel 2009, spesso accompagnati da onde anomale che hanno devastato le aree costiere.





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