Alle porte di una stagione invernale che, con ogni probabilità, sarà accompagnata da nuovi rialzi dei prezzi dell’energia, le principali capitali europee continuano a dipendere in larga misura dal gas fossile per il riscaldamento degli edifici. È quanto emerge dal nuovo rapporto di Greenpeace Europa centro-orientale (CEE), che ha messo a confronto 15 città europee valutandone il percorso verso il superamento dei sistemi di riscaldamento alimentati da combustibili fossili. Roma si colloca al penultimo posto della classifica.
“Famiglie che pagano bollette sempre più care e prezzi dell’energia instabili a causa dei conflitti internazionali non sono un effetto indesiderato, ma sono la diretta conseguenza di un modello energetico basato sui combustibili fossili che non minaccia solo il clima, ma anche la tenuta delle nostre società“, dichiara Federico Spadini della campagna Clima di Greenpeace Italia.
A guidare la classifica sono Stoccolma, Parigi e Vienna, città che, secondo il rapporto, si distinguono per una pianificazione di lungo periodo, investimenti consistenti nelle reti di riscaldamento e misure significative di protezione sociale. All’estremo opposto si trovano Atene, Roma e Bucarest. Nonostante alcuni progressi, queste città continuano a presentare criticità rilevanti, dalla forte dipendenza dai combustibili fossili alla pianificazione urbana ancora incompleta, fino alla debolezza dei meccanismi di attuazione delle politiche, spiega Greenpeace in una nota. Il quadro complessivo restituito dal rapporto evidenzia una difficoltà comune a molte realtà urbane europee: gli obiettivi climatici vengono ancora tradotti con fatica in programmi d’azione coordinati, concreti e credibili.
Per Roma, in particolare, il bilancio è negativo. La capitale si piazza al 14° posto su 15 città analizzate. L’elettrificazione del sistema energetico sta avanzando, ma il gas continua a svolgere un ruolo centrale nel riscaldamento degli edifici. Secondo Greenpeace, manca soprattutto un piano strutturato per il phase-out del gas fossile, che dovrebbe diventare una priorità per l’amministrazione capitolina insieme al completamento di un piano termico territoriale. Tra le misure indicate dall’organizzazione ambientalista figurano inoltre il rafforzamento dell’impiego delle pompe di calore e delle fonti rinnovabili per il riscaldamento, oltre a programmi di ristrutturazione degli edifici che escludano l’installazione di nuove caldaie alimentate da combustibili fossili.
È in questo contesto che Greenpeace lancia la campagna “Gas-Free Cities”, rivolta a sindaci e amministratori locali, invitandoli a sottoscrivere la Dichiarazione delle Città libere dal gas. L’obiettivo è spingere le amministrazioni a fissare una data per l’abbandono del gas fossile e ad accelerare la transizione energetica a livello locale. Le prime città ad aver aderito sono Chortkiv e Trostyanets, in Ucraina, e Vienna, in Austria, prima capitale europea a firmare la Dichiarazione. Per Greenpeace, tuttavia, l’azione delle amministrazioni locali deve procedere di pari passo con interventi a livello nazionale.
“Per risolvere la crisi che stiamo vivendo, i governi europei devono impegnarsi per una reale transizione energetica, fissando l’abbandono del gas entro il 2035 e investendo in rinnovabili, elettrificazione ed efficienza energetica. Solo così potranno mettere le città nelle condizioni di realizzare una transizione equa e a vantaggio delle persone. Anche le città italiane possono giocare un ruolo centrale nella transizione e per questo chiediamo alle amministrazioni locali di unirsi alla rete delle “Città libere dal gas” e a far seguire impegni concreti alle parole“, conclude Spadini.


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