Grandine a novembre e con il gelo: è davvero possibile? Ecco perché può cadere anche con temperature sottozero e come distinguerla dalla neve tonda

Con l’arrivo delle prime irruzioni fredde e l’avvicinarsi dell’inverno, un nostro lettore si chiede se la grandine possa formarsi anche con temperature vicine o inferiori allo zero

Siamo ormai prossimi a novembre e, con l’arrivo imminente di masse d’aria più fredde, un lettore ci ha posto una domanda molto concreta: può grandinare anche quando fa freddo, persino con temperature vicine o inferiori allo zero? La risposta è sì, perché la grandine non dipende direttamente dalla temperatura che misuriamo al suolo e non è un fenomeno riservato ai temporali estivi. Per formarsi ha bisogno soprattutto di particolari condizioni all’interno delle nubi, dove possono esserci correnti ascendenti capaci di sostenere e far crescere particelle di ghiaccio.

La grandine si sviluppa nelle nubi convettive, in genere cumulonembi, quando piccoli nuclei di ghiaccio incontrano goccioline d’acqua sopraffusa, cioè acqua che resta liquida anche a temperature inferiori a 0°C. Le correnti ascendenti possono trascinare più volte queste particelle attraverso zone diverse della nube, permettendo alle gocce di congelare sulla loro superficie e ai chicchi di aumentare di dimensione. Quando diventano troppo pesanti per essere sostenuti dai moti ascensionali, cadono al suolo. È un processo che può avvenire anche durante la stagione fredda, purché la nube abbia sufficiente instabilità e la struttura verticale necessaria.

Il freddo al suolo, quindi, non impedisce la grandine e non è ciò che la genera: la temperatura rilevata a due metri dal terreno descrive soltanto una parte delle condizioni atmosferiche, mentre la crescita dei chicchi avviene all’interno della nube, dove temperature e correnti possono essere molto diverse. Anche quando il termometro segna valori prossimi allo zero o inferiori, in quota possono trovarsi acqua sopraffusa e forti correnti verticali; viceversa, una giornata gelida al suolo non basta da sola a provocare una grandinata, se mancano le nubi convettive e i moti ascensionali adatti.

Durante l’inverno la grandine può cadere sotto forma di piccoli chicchi, spesso insieme a rovesci brevi e intensi, ma non sempre i pallini bianchi che si vedono a terra sono vera grandine. In molti casi si tratta di neve tonda, chiamata anche graupel: si forma quando goccioline sopraffuse si congelano attorno a un fiocco o a un cristallo di neve, creando palline bianche e opache, generalmente friabili e facili da schiacciare tra le dita. La grandine tende invece a essere più compatta e dura e può presentare strati di ghiaccio; la distinzione, tuttavia, non è sempre immediata, soprattutto quando i chicchi sono piccoli. Il Servizio meteorologico statunitense descrive il graupel proprio come particelle di neve ricoperte da goccioline sopraffuse congelate, spesso confuse con la grandine.

C’è poi un’altra forma di precipitazione che può generare confusione: il nevischio, o pioggia congelantesi in piccoli granuli di ghiaccio, si forma quando i fiocchi di neve attraversano uno strato d’aria più caldo e iniziano a fondere, per poi ricongelare mentre attraversano uno strato gelido vicino al suolo. Anche questi granuli possono rimbalzare quando toccano le superfici, ma il loro processo di formazione è diverso da quello della grandine e della neve tonda. Per capire che cosa stia cadendo bisogna osservare aspetto, consistenza e contesto del rovescio, tenendo presente che una semplice occhiata non sempre consente una classificazione certa.

La grandine, dunque, può cadere anche a novembre e durante una fase fredda, così come può presentarsi in inverno in alcune aree del mondo; il Met Office, per esempio, segnala che in alcune zone occidentali della Gran Bretagna è più frequente proprio nella stagione invernale. Questo non significa che ogni rovescio freddo porti grandine, né che il gelo al suolo la renda più probabile: significa che la stagione e la temperatura misurata a terra, da sole, non bastano per escluderla o prevederla. A fare la differenza sono la struttura delle nubi, la presenza di acqua sopraffusa e la forza delle correnti ascendenti.