Fino a questo momento, quasi tutto ciò che la scienza conosceva in merito al riposo biologico derivava dall’osservazione dei vertebrati. Per creature con un sistema nervoso e un mondo sensoriale profondamente diversi dai nostri, non esistevano evidenze concrete. A colmare questa lacuna è arrivato uno studio rivoluzionario condotto da un team internazionale guidato dall’Università di Bonn. I risultati di questa ricerca scientifica, pubblicati in un recente articolo sulla rivista PNAS, offrono la prima prova sperimentale assoluta che attesta il sonno dei ragni. I ricercatori hanno concentrato i loro sforzi sull’osservazione del Portia fimbriata, un noto ragno salticida australiano, svelando dinamiche notturne del tutto inaspettate.
Come si addormenta il ragno salticida australiano
Osservando il comportamento di questi invertebrati, gli studiosi hanno delineato con precisione la loro routine serale. Verso il calar della sera, il ragno individua un luogo sicuro per il riposo e dedica molto tempo alla pulizia del proprio corpo. Successivamente, si posiziona immobile su una piattaforma orizzontale di seta. La postura assunta è molto specifica: il prosoma è rivolto verso il basso e i pedipalpi sono ritirati sotto il corpo. Mantenendo questa esatta posizione per la maggior parte della notte, il ragno dimostra di seguire un vero e proprio ritmo circadiano. L’addormentamento, infatti, si verifica in media quattordici minuti dopo lo spegnimento delle luci e si conclude non appena l’ambiente torna a essere illuminato. Questo dettaglio cruciale conferma che non ci si trova di fronte a una semplice immobilità causata dall’oscurità, ma a un autentico stato di sonno regolato dalla luce.
Contrazioni e movimenti retinici: la fase simile alla REM
La scoperta più sorprendente dello studio riguarda ciò che accade durante la notte, poiché i ragni non rimangono immobili in modo costante. Nel corso di una singola nottata, i ricercatori hanno registrato in media undici episodi, della durata di circa ottanta secondi ciascuno, durante i quali gli animali manifestano una serie di movimenti peculiari. In questi frangenti, le zampe si contraggono o si arricciano e le retine si muovono chiaramente. Questa serie di manifestazioni fisiche ha permesso agli scienziati di identificare una fase simile alla REM, paragonabile a quella che caratterizza il sonno profondo e i sogni nei mammiferi.
Il test del suono e la deprivazione del sonno
Per avere la certezza scientifica che l’animale stesse effettivamente dormendo e non solo riposando, il team ha misurato i tempi di reazione a uno stimolo sonoro. Quando è completamente sveglio, il ragno reagisce al suono in circa 1,7 secondi. In uno stato di riposo tranquillo, il tempo sale a 2,7 secondi, mentre durante un episodio della fase simile alla REM la reazione si fa attendere per ben 4,3 secondi. Durante quest’ultima fase, solo sei esemplari su dieci hanno mostrato una reazione, rispetto al totale risveglio registrato negli altri stati. Sottoponendo nuovamente al test i ragni che non avevano risposto dopo averli svegliati, questi hanno reagito immediatamente, dimostrando che la mancata risposta era dovuta al profondo stato di incoscienza e non a problemi uditivi.
L’effetto del rimbalzo dopo una notte in bianco
L’argomentazione più forte a sostegno della natura fisiologica di questo riposo deriva dall’esperimento sulla deprivazione del sonno. Per impedire agli aracnidi di riposare, i ricercatori hanno introdotto venticinque moscerini della frutta vivi in ciascuna teca, un disturbo sufficiente a interrompere costantemente il sonno degli animali. La notte successiva, i ragni hanno mostrato un chiaro bisogno di recuperare le energie. Il tempo totale di sonno è aumentato di circa l’8,5 percento, ma il dato più clamoroso riguarda il tempo trascorso nella fase simil-REM, cresciuto di quasi l’80 percento, passando da 9,4 a 16,9 minuti complessivi. Questo recupero del sonno non è avvenuto prolungando i singoli episodi, ma aumentandone la frequenza, passata da una media di 6,1 a 10 episodi per notte. Un simile effetto di rimbalzo non era mai stato dimostrato prima in un invertebrato e suggerisce che questa fase serva a una funzione biologica vitale, ben lontana dall’essere un semplice sottoprodotto dell’immobilità.
I limiti dello studio e le prospettive future
Gli autori mantengono comunque un approccio cauto e scientificamente rigoroso, evidenziando alcune limitazioni della loro ricerca. Trattandosi di un’analisi puramente comportamentale, non sono state effettuate registrazioni dell’attività cerebrale, e gli scienziati ammettono che alcune frazioni della finestra di sonno potrebbero corrispondere a una veglia tranquilla. Inoltre, i campioni analizzati erano numericamente ridotti, con dieci individui per i test acustici e diciassette per quelli di disturbo, mostrando una notevole variabilità individuale nelle tempistiche di addormentamento e nel numero di episodi. Sebbene i movimenti retinici ricordino i nostri movimenti oculari rapidi, lo studio non ha incluso esperimenti sull’apprendimento. Di conseguenza, l’idea che il ragno sfrutti questa fase per il consolidamento della memoria rimane un’ipotesi affascinante ma non ancora dimostrata, così come resta un mistero assoluto se queste creature abbiano la capacità di sognare.


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