Il 23 ottobre 1863 nasce il Club Alpino Italiano

Da un’idea di Quintino Sella prende forma una delle istituzioni più importanti della cultura alpinistica nazionale

Il 23 ottobre 1863 segna una data importante nella storia dell’alpinismo italiano: a Torino nasce il Club Alpino Italiano (CAI), un’associazione destinata a promuovere la conoscenza e la frequentazione della montagna, trasformando l’esplorazione delle vette in un’esperienza culturale, scientifica e collettiva. A promuoverne la fondazione è Quintino Sella, scienziato, politico e statista piemontese, figura di primo piano dell’Italia appena unificata. L’iniziativa nasce in un momento particolare: il Regno d’Italia è stato proclamato nel 1861 e il giovane Stato è ancora impegnato a costruire una propria identità nazionale. In questo contesto, anche le montagne assumono un significato che va oltre la dimensione geografica: rappresentano un patrimonio naturale da conoscere, studiare e valorizzare, oltre che un simbolo di appartenenza e di scoperta.

Quintino Sella e l’idea di un alpinismo moderno

Quintino Sella, nato nel 1827 a Sella di Mosso, nell’attuale territorio piemontese, non è soltanto un uomo politico. È un ingegnere e mineralogista, animato da una forte passione per la ricerca scientifica e per l’ambiente montano. La sua visione dell’alpinismo non si limita alla conquista delle cime: salire in montagna significa anche osservare la natura, studiare il territorio, raccogliere conoscenze e contribuire al progresso culturale del Paese.

L’idea di fondare un’associazione italiana dedicata alla montagna matura dopo il confronto con le esperienze alpinistiche europee, in particolare con il modello britannico dell’Alpine Club, nato a Londra nel 1857. Sella comprende l’importanza di creare anche in Italia un’organizzazione capace di riunire appassionati, studiosi ed esploratori. Il 23 ottobre 1863, a Torino, il progetto diventa realtà: il Club Alpino Italiano nasce con l’obiettivo di far conoscere le montagne e favorirne l’esplorazione attraverso un approccio che coniuga attività alpinistica, studio scientifico e divulgazione.

Dalla conquista delle vette alla conoscenza del territorio

Nella seconda metà dell’Ottocento, l’alpinismo è ancora un’attività praticata soprattutto da gruppi relativamente ristretti di appassionati. Le ascensioni richiedono preparazione, resistenza fisica e conoscenze tecniche, mentre molte aree montane sono difficilmente accessibili. Il CAI contribuisce progressivamente a cambiare questo scenario. Attraverso le proprie sezioni, le escursioni, le pubblicazioni e le iniziative dedicate allo studio delle montagne, l’associazione favorisce la diffusione di una nuova cultura dell’ambiente alpino. La montagna diventa così non soltanto una sfida da affrontare, ma anche un luogo da comprendere e rispettare. Nel tempo, l’attività del sodalizio si estende alla realizzazione e alla manutenzione dei sentieri, alla produzione di cartografie, alla formazione degli escursionisti e alla promozione della sicurezza. Rifugi e strutture di appoggio contribuiscono inoltre a rendere più accessibili numerosi itinerari, sostenendo lo sviluppo dell’escursionismo e dell’alpinismo.

Un’eredità che arriva fino al 2026

A 163 anni dalla sua fondazione, il Club Alpino Italiano continua a rappresentare un punto di riferimento per chi vive la montagna come esperienza sportiva, occasione di conoscenza e responsabilità verso l’ambiente. La sua attività comprende l’escursionismo, l’alpinismo, la speleologia, l’educazione ambientale e la tutela del patrimonio naturale e culturale delle terre alte.