Il 6 ottobre 1990, dal Kennedy Space Center in Florida, partì lo Space Shuttle Discovery, con a bordo Ulysses, una missione congiunta dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e della NASA. L’obiettivo era ambizioso: studiare l’ambiente spaziale sopra e sotto i poli del Sole, regioni che fino ad allora non erano mai state esplorate direttamente da una sonda. Ulysses non avrebbe però raggiunto la sua particolare traiettoria con un semplice viaggio diretto. La missione prevedeva infatti un ingegnoso utilizzo della gravità di Giove.
Una fionda gravitazionale verso il Sole
Dopo il lancio, Ulysses venne indirizzata verso il grande pianeta gassoso. L’8 febbraio 1992 passò a circa 378mila km da Giove: la sua immensa gravità modificò la traiettoria della sonda, spingendola fuori dal piano orbitale nel quale si muovono grosso modo i pianeti del Sistema Solare. Era proprio questo il punto centrale della missione. Per osservare i poli solari non bastava avvicinarsi al Sole: occorreva riuscire a guardarlo dall’alto e dal basso, uscendo dal piano dell’eclittica. La manovra gravitazionale di Giove rese possibile questo percorso e trasformò Ulysses nella prima missione capace di esplorare l’ambiente spaziale attorno ai poli della nostra stella.
Un nuovo sguardo sulla nostra stella
Tra il 1994 e il 1995 Ulysses sorvolò prima le regioni polari meridionali e poi quelle settentrionali del Sole, arrivando fino a una latitudine di circa 80 gradi. La sonda studiò il vento solare, i campi magnetici, le particelle energetiche, i raggi cosmici e la polvere presente nello Spazio interplanetario. Il vento solare è un flusso continuo di particelle cariche emesso dal Sole che si espande nello spazio e contribuisce a formare l’enorme bolla di plasma chiamata eliosfera. Osservarlo da diverse latitudini permise agli scienziati di ottenere una visione tridimensionale dell’ambiente che circonda la nostra stella.
Tra le scoperte più importanti emerse dai dati di Ulysses ci fu la conferma che il vento solare proveniente dalle regioni polari può raggiungere velocità molto elevate, attorno ai 750 km/s, mentre quello associato alle regioni equatoriali è generalmente più lento. La missione contribuì inoltre a mostrare che il campo magnetico ai poli del Sole era più debole di quanto si fosse ipotizzato.
Una missione nata tra difficoltà e ritardi
Il viaggio di Ulysses avrebbe dovuto iniziare diversi anni prima. La missione era stata concepita negli anni Settanta e il lancio era inizialmente previsto per il 1986. Il disastro dello Space Shuttle Challenger, avvenuto il 28 gennaio di quell’anno, bloccò il programma degli Shuttle e costrinse a rinviare la partenza della sonda. Ulysses venne quindi riportata in Europa e preparata nuovamente al volo. Alla fine, il 6 ottobre 1990, il Discovery decollò con successo. La missione, progettata inizialmente per durare circa 5 anni, avrebbe superato di gran lunga le aspettative: Ulysses rimase operativa per oltre 18 anni, fino alla conclusione delle operazioni il 30 giugno 2009.
L’eredità di Ulysses
Nel corso della sua lunga attività, la sonda completò quasi 3 orbite attorno al Sole e attraversò più volte le regioni polari. I suoi strumenti raccolsero una quantità enorme di informazioni sull’attività solare e sull’ambiente interplanetario. Ulysses contribuì anche a osservazioni inattese: durante il suo viaggio attraversò, in 3 diverse occasioni, le code di alcune comete, tra cui quella della cometa Hyakutake nel 1996. Uno dei risultati più significativi arrivò negli ultimi anni della missione, quando i dati mostrarono un indebolimento del vento solare: nel 2008 la pressione del vento solare era scesa a livelli che non si osservavano da circa mezzo secolo. Oggi, 6 ottobre 2026, a 36 anni dal lancio, Ulysses non è più operativa, ma la sua eredità scientifica rimane. La sonda ha dimostrato quanto sia importante osservare il Sole non soltanto frontalmente, ma da prospettive diverse, e ha fornito la prima vera visione tridimensionale dell’eliosfera.


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