Dallo spazio, una parte del Pacifico tropicale sta cambiando colore. Le immagini satellitari mostrano una riduzione delle tonalità verdi e una maggiore presenza di quelle blu lungo la fascia equatoriale: un indizio della diminuzione del fitoplancton negli strati superficiali dell’oceano. Non significa che il Pacifico si sia trasformato uniformemente in un mare di un altro colore. È una variazione osservata in specifiche aree e ricavata dall’analisi della luce riflessa dalla superficie marina.
A rilevarla è PACE, il satellite della NASA lanciato nel 2024. Il suo strumento OCI, l’Ocean Color Instrument, misura la luce in centinaia di lunghezze d’onda, fornendo informazioni sul colore dell’acqua e sugli organismi e le particelle presenti. Le mappe NASA confrontano, tra gli altri dati, le condizioni del 2025 con quelle del 2026 e mostrano che alcune aree del Pacifico equatoriale, normalmente più verdi, hanno assunto tonalità più bluastre. In queste zone, anche le concentrazioni superficiali di clorofilla-a, un pigmento presente nella maggior parte del fitoplancton, risultano inferiori rispetto al periodo di confronto.
Perché l’acqua appare più blu
Il fitoplancton è composto da organismi microscopici che vivono negli strati illuminati del mare. Alcuni sono alghe unicellulari; altri appartengono a gruppi diversi, ma hanno un ruolo comune: attraverso la fotosintesi trasformano energia solare e sostanze nutritive in materia organica. Sono produttori primari e costituiscono una parte essenziale della base della rete alimentare marina.
La loro presenza contribuisce anche al colore osservato dallo spazio. In termini generali, aree con più clorofilla e fitoplancton tendono a presentare sfumature verdi o verde-azzurre, mentre quelle con concentrazioni minori appaiono più blu. Il colore dell’oceano, però, dipende anche da altri elementi, come particelle sospese, sedimenti e sostanze disciolte: le mappe non sono quindi fotografie della vita marina, ma misurazioni scientifiche della luce usate per stimare le condizioni superficiali.
Il cambiamento è legato al meccanismo che accompagna El Niño. In condizioni abituali, gli alisei soffiano da est verso ovest lungo l’equatore e favoriscono la circolazione delle acque superficiali. Nel Pacifico orientale e centrale, questo movimento aiuta a portare in superficie acqua più fredda proveniente dalle profondità, ricca di nutrienti come nitrati e fosfati.
Quando El Niño si sviluppa, gli alisei equatoriali tendono a indebolirsi e la fascia di acqua calda superficiale si estende. La stratificazione del mare aumenta e la risalita delle acque profonde può ridursi. Meno nutrienti raggiungono la zona illuminata: per il fitoplancton diventa quindi più difficile crescere e la sua abbondanza superficiale può diminuire. NASA descrive questa riduzione dell’upwelling come uno degli effetti attesi di El Niño, già osservabile nelle mappe satellitari del 2026.
Le conseguenze sulla rete alimentare marina
Un calo del fitoplancton non riguarda soltanto una variazione di colore. Questi microrganismi alimentano lo zooplancton, che a sua volta è una risorsa per pesci e altri animali marini. Se cambiano la quantità e la distribuzione del cibo disponibile, anche le specie che dipendono da esso possono spostarsi o incontrare condizioni meno favorevoli. Gli effetti possono propagarsi lungo la rete alimentare marina, ma non sono identici in ogni area né permettono, da soli, di prevedere l’andamento di una singola pesca o di una popolazione animale.
Il segnale osservato è dunque un indicatore ecologico importante, ma va interpretato con cautela: la riduzione della clorofilla superficiale non equivale alla scomparsa del fitoplancton dall’intero Pacifico. Mostra piuttosto come la produttività biologica stia cambiando in alcune zone mentre si modifica la circolazione oceanica.
Un El Niño forte, ma l’evoluzione resta da seguire
La NASA riferisce che i satelliti stanno seguendo un El Niño in intensificazione. Anche la NOAA, nell’aggiornamento dell’8 ottobre 2026, indica che è probabile un evento da forte a molto forte tra l’inverno 2026-2027 e l’inizio della primavera. Per questo è meglio presentare la definizione di “Super El Niño” con prudenza: è un’espressione giornalistica, mentre l’intensità dell’evento e i suoi effetti devono essere valutati sulla base degli aggiornamenti e dei criteri ufficiali.
PACE offre un modo nuovo e dettagliato per seguire questi cambiamenti: è il primo El Niño osservato dal satellite dalla sua entrata in funzione. Continuando a misurare colore dell’acqua e clorofilla, gli scienziati potranno capire se la fascia di minore presenza superficiale di fitoplancton si allargherà, si intensificherà o cambierà posizione. L’oceano che appare più blu è così una traccia visibile dallo spazio di processi che iniziano sott’acqua e possono ripercuotersi sugli ecosistemi marini.
