Il momento tanto atteso è arrivato. Il 23 settembre 2026 la missione Smile, nata dalla collaborazione tra l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e la Chinese Academy of Sciences (CAS), è stata dichiarata pronta a cominciare le operazioni scientifiche. Il traguardo arriva dopo una lunga fase di messa in servizio iniziata con il lancio della sonda, il 19 maggio, e proseguita con l’ingresso nell’orbita prevista per le attività scientifiche, raggiunta il 20 giugno. Da allora, i team europei e cinesi hanno lavorato per verificare ogni componente della sonda: meccanismi, strumenti scientifici, sistemi di comunicazione e collegamenti con la Terra. Come spesso accade nello Spazio, infatti, una sonda può comportarsi in modo diverso rispetto a quanto previsto durante i test a terra.
“La missione Smile è una testimonianza della fiducia costruita tra i nostri team, della loro dedizione all’eccellenza e della loro determinazione a trovare soluzioni, qualunque sia la sfida”, afferma la professoressa Carole Mundell, direttrice scientifica dell’ESA. “Smile è ora autorizzata a iniziare le operazioni scientifiche. Questo è un traguardo molto importante – è un vero piacere annunciarlo – e sono certa che la nostra eccellente collaborazione fornirà dati rivoluzionari agli scienziati di tutto il mondo”.
Quattro strumenti per capire il rapporto tra Sole e Terra
Il cuore della missione è costituito da 4 strumenti scientifici, progettati per osservare fenomeni diversi ma strettamente collegati: lo Soft X-ray Imager (SXI), l’Ultraviolet Auroral Imager (UVI), il magnetometro (MAG) e il Light Ion Analyser (LIA). Insieme, questi strumenti permetteranno di raccogliere dati preziosi sulle tempeste solari, sulle tempeste geomagnetiche e, più in generale, sul cosiddetto space weather, il clima spaziale. Il fenomeno nasce dall’attività del Sole e può avere conseguenze anche sulla Terra: le particelle provenienti dalla nostra stella interagiscono infatti con il campo magnetico terrestre, contribuendo alla formazione delle aurore polari e, durante gli eventi più intensi, possono disturbare tecnologie e infrastrutture elettroniche. È proprio questa interazione che Smile vuole osservare con una prospettiva nuova.
Le prime immagini: una spettacolare corona di aurore
Uno dei primi strumenti a mostrare concretamente le proprie capacità è stato UVI, la camera dedicata all’osservazione delle aurore nell’ultravioletto. Le prime immagini diffuse dalla missione sono particolarmente significative: UVI è infatti la prima camera dal 2008 in grado di osservare l’intero anello delle aurore boreali attorno al Polo Nord nella luce ultravioletta. La camera è ora in grado di registrare l’attività aurorale per periodi consecutivi di 45 ore, una durata record per questo tipo di osservazioni.
Le immagini sono state ottenute il 24 luglio 2026, appena 2 settimane dopo l’accensione dello strumento. Mostrano l’attività dell’anello aurorale provocata da una perturbazione del campo magnetico terrestre, a sua volta generata dall’arrivo di una forte quantità di particelle trasportate dal vento solare. In altre parole, Smile ha iniziato a osservare direttamente uno degli effetti più affascinanti dell’interazione tra il Sole e il nostro pianeta.

Anche la “camera a raggi X” SXI è entrata in funzione
Buone notizie sono arrivate anche dallo Soft X-ray Imager (SXI), uno degli strumenti europei più importanti della missione. La camera è stata accesa con successo e ha già realizzato le sue prime immagini. I primi scatti non riguardano però la magnetosfera terrestre: sono stati utilizzati per verificare il corretto funzionamento dello strumento e mostrano ciò che resta dell’esplosione di una stella lontana. Il test ha dato risultati positivi. Tuttavia, SXI deve ancora affrontare una difficoltà quando viene puntata verso la Terra: il sensore rileva attualmente una quantità eccessiva di luce indesiderata, o luce parassita. Per ridurre questo effetto, i tecnici stanno modificando specifiche impostazioni e implementando aggiornamenti software direttamente a bordo della navicella.
È un altro esempio della complessità delle operazioni spaziali: ESA, il consorzio di università e aziende coinvolto nella realizzazione dello strumento e il team cinese responsabile delle operazioni della sonda stanno lavorando insieme per risolvere il problema. Un vantaggio importante è rappresentato dalla particolare flessibilità progettuale di SXI, che può essere regolata e configurata da remoto.
Ottobre sarà un mese decisivo
C’è anche un elemento naturale che gioca a favore della missione. Smile sta progressivamente orientando la propria osservazione sempre più lontano dalla Terra e, con l’avvicinarsi dell’inverno nell’emisfero settentrionale, dal Polo Nord arriva naturalmente meno luce. La combinazione di questi 2 fattori farà diminuire progressivamente la luce indesiderata rilevata da SXI. Secondo le previsioni della missione, il disturbo dovrebbe raggiungere il livello minimo a metà ottobre. A quel punto potrebbe arrivare uno dei momenti più importanti: SXI potrebbe riuscire a ottenere la sua prima immagine scientifica nitida della magnetopausa, la regione in cui il vento solare incontra il campo magnetico terrestre. In alternativa, lo strumento potrebbe osservare la cuspide polare settentrionale, una sorta di apertura nella magnetosfera in corrispondenza del Polo Nord attraverso cui le particelle cariche del vento solare vengono convogliate verso la superficie terrestre.
Perché Smile è importante
Il nome completo della missione è Solar wind Magnetosphere Ionosphere Link Explorer. Il progetto è frutto della collaborazione tra ESA e Chinese Academy of Sciences ed è stato concepito per studiare una delle relazioni fondamentali della fisica dello Spazio: quella tra il vento solare e la magnetosfera terrestre. ESA ha fornito il modulo di carico utile, che ospita tre dei 4 strumenti scientifici, lo strumento SXI, il lanciatore e le strutture e i servizi necessari per l’assemblaggio, l’integrazione e i test. L’Agenzia contribuisce inoltre allo strumento UVI e alle operazioni della missione.
La CAS, invece, fornisce gli altri 3 strumenti scientifici e la piattaforma della navicella ed è responsabile delle operazioni della sonda in orbita. Ora, dopo mesi di verifiche, Smile è pronta a trasformare questa collaborazione internazionale in una nuova raccolta di dati scientifici. Il suo obiettivo è ambizioso: osservare in modo più completo ciò che accade quando il vento del Sole incontra la Terra, comprendere meglio le tempeste geomagnetiche e contribuire a spiegare fenomeni che vanno dalle spettacolari aurore polari fino agli effetti che il clima spaziale può avere sulle tecnologie da cui dipende la nostra società. La fase più interessante, insomma, sta per cominciare.



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