In autunno il fronte della neve avanza dalle regioni più settentrionali verso le latitudini inferiori. Quest’anno, secondo le analisi disponibili, l’espansione sulla fascia eurasiatica sta procedendo con particolare rapidità e si accompagna a un contrasto tra aree con anomalie nevose opposte: il cosiddetto dipolo eurasiatico. La configurazione si troverebbe in una zona simile a quella osservata nello stesso periodo dello scorso anno, ma risulterebbe più marcata.
A quantificare la velocità di questa avanzata è lo Snow Advance Index, abbreviato in SAI. Le stime di fine ottobre lo proiettano attorno a +1,2 deviazioni standard dalla media. Se confermato a fine mese, il valore collocherebbe l’avanzamento della copertura nevosa ben sopra la norma e tra i più rapidi degli ultimi 27 anni, con confronti indicati per il 2009, il 2012 e il periodo 2014–2016. Questi paragoni riguardano l’andamento del SAI: non significano che gli inverni successivi siano stati o saranno uguali.
Che cosa misura il SAI
Il SAI non indica semplicemente quanta neve copre un continente in un giorno. Misura il ritmo con cui aumenta la superficie innevata nel corso di ottobre, usando le osservazioni giornaliere della copertura nevosa eurasiatica. Un valore elevato segnala quindi un’espansione più rapida del manto nevoso secondo la convenzione adottata dalla serie utilizzata. L’indice fu sviluppato proprio per indagare se la velocità dell’avanzata autunnale potesse offrire informazioni sulla circolazione dell’inverno seguente.

Il valore di +1,2 sigma esprime quanto la stima si discosta dalla media rispetto alla variabilità normale della serie. Non è una misura dello spessore della neve e non dice, da solo, se l’inverno sarà più rigido o più nevoso in una specifica regione. Inoltre, trattandosi di una proiezione formulata prima della conclusione di ottobre, il risultato resta provvisorio.
Dalla neve al vortice polare: il possibile collegamento
La neve può modificare gli scambi di energia vicino al suolo. Una superficie innevata riflette più radiazione solare rispetto a un terreno libero e favorisce il raffreddamento dell’aria nei bassi strati. Se l’avanzata è rapida e interessa aree vaste, questi contrasti termici possono contribuire a modificare la pressione e a generare onde atmosferiche che si propagano verso la stratosfera.
Una delle ipotesi studiate collega questa attività al vortice polare, la circolazione di venti che si forma sopra l’Artico durante la stagione fredda. In alcune configurazioni, le onde atmosferiche possono disturbare o indebolire il vortice; eventuali anomalie possono poi propagarsi verso il basso e influenzare la circolazione troposferica. Tra gli esiti possibili c’è una configurazione simile alla fase negativa dell’Oscillazione Artica (AO), che in determinate aree può favorire scambi più meridiani e discese di aria fredda verso le medie latitudini. È una possibile catena di processi, non una conseguenza automatica di un SAI elevato.
Un segnale interessante, non una previsione già scritta
Gli studi hanno individuato relazioni statistiche tra neve autunnale eurasiatica e circolazione invernale, ma il legame non ha la stessa intensità in tutti i periodi. Un’analisi pubblicata nel 2025, basata su ricostruzioni che arrivano fino al XIX secolo, rileva connessioni tra la neve autunnale e l’AO, ma sottolinea anche che altri fattori climatici possono condizionare la circolazione e ridurre il peso del segnale nevoso.
Per questo il possibile record del SAI va seguito insieme all’evoluzione del vortice polare, della circolazione troposferica, delle temperature oceaniche e delle previsioni stagionali. Anche il Polar/Eurasia Pattern mostrato in una delle mappe è un indice distinto: la carta NOAA rappresenta correlazioni storiche tra l’indice e le anomalie di geopotenziale, non la situazione atmosferica osservata oggi.
Il dipolo eurasiatico e il SAI in forte salita rendono dunque ottobre un mese da osservare con attenzione. Se il segnale resterà elevato e sarà accompagnato da una risposta coerente dell’atmosfera, potrà contribuire al quadro di riferimento per l’inverno 2026/2027. Per ora indica una condizione favorevole da monitorare, non la certezza di freddo, neve o irruzioni artiche sull’Italia.


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