La presenza di un grifone sull’isola d’Ischia costituisce un evento di particolare interesse per l’ornitologia italiana. L’animale apparteneva alla specie Gyps fulvus, un grande avvoltoio caratterizzato da una notevole capacità di compiere lunghi spostamenti sfruttando le correnti atmosferiche. Non si è trattato di un avvistamento occasionale, documentato attraverso fotografie o segnalazioni visive, ma di un evento registrato attraverso il monitoraggio satellitare. Il protagonista era un maschio di circa due anni e mezzo, non ancora arrivato alla maturità riproduttiva, dotato di un dispositivo GPS utilizzato per seguirne gli spostamenti nell’ambito delle attività di conservazione condotte da Rewilding Apennines e dai suoi partner. Il momento decisivo è arrivato il 13 ottobre 2026, quando i dati telemetrici hanno segnalato una traiettoria insolita: il giovane grifone aveva raggiunto il golfo di Napoli, arrivando a sorvolare Ischia. Una rotta inedita, che ha immediatamente attirato l’attenzione degli ornitologi impegnati nel monitoraggio. La situazione ha assunto contorni preoccupanti il giorno successivo. A partire dal 14 ottobre, infatti, il trasmettitore ha cominciato a registrare velocità e quote compatibili con una caduta in mare. Le informazioni satellitari hanno fatto scattare l’allarme, dando inizio ai tentativi di localizzazione e recupero dell’animale.
La corsa contro il tempo nel golfo di Napoli: le difficoltà delle ricerche in mare
Dopo le prime localizzazioni anomale, il Reparto Carabinieri Biodiversità e Giulia Pace di Rewilding Apennines hanno attivato i contatti sul territorio per organizzare un intervento di salvataggio in mare aperto. L’operazione si è rivelata particolarmente difficile. L’elevata distanza dalla costa e le condizioni meteomarine proibitive hanno impedito nei primi giorni di effettuare perlustrazioni efficaci dell’area individuata attraverso il segnale satellitare. La possibilità di raggiungere il grifone dipendeva quindi non soltanto dalla disponibilità di un’imbarcazione e di personale qualificato, ma anche dalle condizioni del mare e dalla precisione delle coordinate trasmesse dal dispositivo GPS. La svolta è arrivata domenica 18 ottobre, quando l’ornitologo Rosario Balestrieri, della Stazione Zoologica Anton Dohrn, ha coordinato una rete di collaborazione sul territorio, lavorando in raccordo con il vicesindaco di Forio d’Ischia, Angela Albano.
Il ritrovamento di GyPS: l’imbarcazione Sea Dream Ischia individua il grifone senza vita
Dal porto di Forio è partita l’imbarcazione Sea Dream Ischia, condotta da Raffaele Iacono. A bordo si trovavano lo stesso Rosario Balestrieri e il fotografo naturalista Michelangelo Ambrosini, impegnati nella ricerca dell’avvoltoio. Le operazioni sono state guidate dalle coordinate satellitari aggiornate ogni dieci minuti dal Reparto Carabinieri Biodiversità e da Giulia Pace. L’equipaggio ha perlustrato la superficie marina utilizzando ottiche professionali, cercando di individuare l’animale nell’area indicata dal GPS. Intorno alle 11:30 di domenica 18 ottobre è arrivato il ritrovamento. Il giovane grifone galleggiava sull’acqua, ormai privo di vita. La missione, avviata con l’obiettivo di tentare un salvataggio, si è così conclusa con il recupero del corpo. Durante le ricerche, le persone coinvolte avevano scelto di chiamare simbolicamente l’animale “GyPS”, un nome nato dalla fusione tra il genere tassonomico Gyps e la tecnologia GPS che ne aveva permesso di seguire gli spostamenti e di localizzarlo in mare. Il corpo del rapace è stato recuperato dall’equipaggio e successivamente trasportato al porto di Ischia, dove sono state avviate le procedure previste per la gestione della fauna selvatica protetta.
Le cause della morte del grifone: attesi gli esami necroscopici
Il ritrovamento dell’animale non ha concluso gli accertamenti. Rimane infatti da stabilire che cosa abbia determinato il decesso e quali circostanze abbiano portato il giovane avvoltoio a finire nelle acque del golfo di Napoli. Prima del recupero era già stato allertato il CRAS, Centro Recupero Animali Selvatici della Federico II presso l’ASL Napoli 1 Centro, che ha svolto una funzione di collegamento con l’ASL Napoli 2 Nord. Quest’ultima ha preso in carico la carcassa per il successivo trasferimento all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno (IZSM). Saranno gli esami necroscopici a fornire elementi utili per chiarire con esattezza le cause della morte. Tra le preoccupazioni espresse dagli esperti figura anche la possibilità che l’animale possa essere stato vittima di un atto di bracconaggio o di un colpo di arma da fuoco, ipotesi che al momento non trovano conferma e sulle quali saranno necessari gli accertamenti previsti.
Chi era il grifone arrivato a Ischia: uno dei 25 avvoltoi liberati a settembre sull’Appennino
La storia di GyPS è strettamente legata a un importante progetto internazionale per la conservazione del grifone in Italia. L’animale faceva parte di un gruppo di 25 esemplari provenienti dalla Spagna, rilasciati sull’Appennino centrale nel settembre 2026 per contribuire al rafforzamento della popolazione locale. L’iniziativa prevede un programma della durata di tre anni, durante i quali è previsto il rilascio complessivo di circa 60 grifoni. L’obiettivo è stabilizzare la presenza della specie nell’Appennino centrale e ridurne la vulnerabilità nel lungo periodo. Il progetto nasce da una collaborazione internazionale tra Rewilding Apennines, il Reparto Carabinieri Biodiversità di Castel di Sangro, GREFA (Grupo de Rehabilitación de la Fauna Autóctona y su Hábitat) e Rewilding Europe. Tutti gli individui liberati sono equipaggiati con trasmettitori satellitari GPS. Questi strumenti permettono di seguire gli spostamenti degli avvoltoi, raccogliere informazioni sulle loro abitudini e intervenire in presenza di situazioni potenzialmente pericolose, comprese quelle legate all’avvelenamento e al bracconaggio. Il dispositivo applicato a GyPS ha avuto un ruolo determinante sia nella documentazione della sua insolita rotta verso Ischia sia nell’attivazione delle ricerche dopo il rilevamento dei dati anomali.
Il ritorno dei grifoni sull’Appennino centrale: oltre 300 individui e 60 coppie nidificanti
La vicenda si inserisce nel più ampio percorso di recupero di una specie che ha rischiato di scomparire da gran parte del territorio italiano. Il grifone, infatti, si era estinto in vaste aree della penisola prima dell’avvio dei programmi di reintroduzione. Alla fine degli anni Novanta, grazie a un progetto promosso dall’allora Corpo Forestale dello Stato, è stato possibile riportare questo grande avvoltoio a nidificare sull’Appennino centrale. Le attività sono oggi gestite dal Reparto Carabinieri Biodiversità di Castel di Sangro. Il lavoro di conservazione ha favorito la formazione di colonie riproduttive, contribuendo alla ricostituzione di una popolazione che attualmente viene stimata in oltre 300 individui e 60 coppie nidificanti. Il rilascio di nuovi esemplari provenienti dalla Spagna si inserisce proprio in questo percorso, con l’intento di rafforzare ulteriormente la popolazione appenninica e migliorarne le prospettive di conservazione.
Sette mesi di ambientamento prima della liberazione: il comportamento dei giovani grifoni
Prima del rilascio in natura, i grifoni arrivati dalla Spagna hanno trascorso sette mesi all’interno di una voliera di ambientamento. Questa fase è stata organizzata per consentire agli animali di familiarizzare con l’ambiente circostante e interagire con gli esemplari selvatici già presenti sul territorio. Il periodo di adattamento ha soprattutto lo scopo di rafforzare il legame dei grifoni con l’area di rilascio, diminuendo la probabilità che si allontanino immediatamente dopo la liberazione. Il processo ha prodotto risultati positivi per la maggior parte degli animali. Quasi tutti gli individui rilasciati sono rimasti sull’Appennino centrale, associandosi ai grifoni selvatici e condividendo con loro le attività di alimentazione. Alcuni giovani esemplari, tuttavia, hanno intrapreso lunghi movimenti di dispersione, un comportamento che rientra nelle caratteristiche ecologiche della specie. In alcuni casi gli spostamenti hanno raggiunto distanze considerevoli, portando gli avvoltoi persino in Albania. Il viaggio di GyPS verso il golfo di Napoli rappresenta un ulteriore episodio di questa mobilità giovanile, ma con una particolarità: il raggiungimento di Ischia, mai documentato prima nella storia ornitologica recente attraverso una traccia di questo tipo.
Perché attraversare il mare è pericoloso per i grifoni: la spiegazione di Rewilding Apennines
Il caso del giovane avvoltoio pone l’attenzione sulle difficoltà che i grandi rapaci veleggiatori possono incontrare durante gli spostamenti a lunga distanza, soprattutto quando le loro rotte attraversano ampie superfici marine. I grifoni sono infatti specializzati nel volo passivo, una modalità di spostamento che consente loro di percorrere distanze molto elevate sfruttando i movimenti dell’aria, senza dover ricorrere continuamente al battito delle ali. Il comportamento dispersivo dei giovani individui assume un’importanza fondamentale per la conservazione della specie, ma può esporli a rischi considerevoli. A spiegare le caratteristiche di questi spostamenti e il significato dell’episodio è Nicolò Borgianni, Vulture Field Officer di Rewilding Apennines: “i movimenti erratici e di dispersione a lungo raggio sono un comportamento tipico ed ecologicamente fondamentale nei grifoni prima del raggiungimento della maturità sessuale, che gli permettono di esplorare nuovi territori, mantenendo il flusso genico tra le popolazioni, ma espongono gli individui a notevoli rischi ed elevati tassi di mortalità. I grifoni sono infatti degli specialisti del volo passivo, e riescono a percorrere lunghissime distanze senza quasi battere le ali, sfruttando correnti ascensionali e venti, condizioni che vengono a mancare durante il sorvolo di grandi specchi d’acqua, rendendo l’attraversamento di tratti di mare particolarmente rischioso, in special modo per un giovane grifone inesperto. Episodi come questo, per quanto dolorosi nell’esito, dimostrano l’importanza cruciale del monitoraggio GPS per comprendere a fondo le rotte, le minacce e i corridoi ecologici di questi grandi veleggiatori, affinché le strategie di conservazione possano essere sempre più mirate ed efficaci”.
Rosario Balestrieri racconta la missione a Ischia: “non provarci significa togliere in partenza ogni speranza”
La ricerca del grifone ha richiesto un impegno diretto sul campo e una collaborazione tra figure scientifiche, istituzionali e operatori del territorio. Nonostante i dati satellitari indicassero già una situazione particolarmente critica, la decisione è stata quella di tentare comunque di raggiungere l’animale. Rosario Balestrieri, ornitologo della Stazione Zoologica Anton Dohrn, ha raccontato le motivazioni che lo hanno spinto a partecipare alla missione e le preoccupazioni legate alla morte del giovane avvoltoio: “quando all’alba di domenica correvo verso il traghetto per Ischia, sapevo che le probabilità di trovarlo vivo erano ridotte al lumicino, e anche durante le ricerche in mare le speranze di scorgere un movimento vitale erano pressoché nulle. Mi sono lanciato comunque in questa missione perché credo fermamente che, per la tutela della biodiversità e delle specie a rischio, si debbano abbandonare le timidezze e agire con assoluta convinzione: non provarci significa togliere in partenza ogni speranza. Ora attendiamo con apprensione gli esiti dell’autopsia. Spero con tutto il cuore che non sia stato un atto di bracconaggio o un colpo di arma da fuoco a condannare questo straordinario animale: sarebbe inaccettabile pensare che l’ignoranza o la crudeltà di una persona possano vanificare gli sforzi corali di quanti lavorano ogni giorno per proteggere la natura e salvare specie minacciate”. Le parole dell’ornitologo evidenziano anche l’importanza della collaborazione che ha permesso di organizzare le ricerche, nonostante le difficoltà operative e le ridotte possibilità di recuperare il rapace ancora in vita.
Il monitoraggio satellitare e la tutela della biodiversità: cosa insegna il caso di GyPS
La morte del giovane grifone rappresenta una perdita per il progetto di rafforzamento della popolazione appenninica, ma le informazioni raccolte attraverso il suo trasmettitore costituiscono anche un elemento di interesse scientifico. La rotta verso Ischia, il successivo cambiamento dei parametri di volo e la localizzazione del corpo in mare sono stati documentati grazie alla tecnologia satellitare utilizzata nel programma di conservazione. Il tracciamento degli individui liberati permette infatti di approfondire la conoscenza dei movimenti di dispersione dei grifoni, identificare le aree attraversate e comprendere meglio i rischi ai quali questi animali possono essere esposti durante le loro esplorazioni. La vicenda dimostra inoltre il ruolo della cooperazione tra il mondo della ricerca, le istituzioni e le comunità locali nella gestione delle emergenze che coinvolgono la fauna selvatica protetta. Nel caso di GyPS, la collaborazione tra Rewilding Apennines, il Reparto Carabinieri Biodiversità, la Stazione Zoologica Anton Dohrn, il Comune di Forio e la marineria locale ha consentito di trasformare le coordinate satellitari in un intervento concreto, concluso con il recupero dell’animale. Rimane aperto l’interrogativo più importante: quale sia stata la causa effettiva della morte del primo grifone documentato a Ischia. Una risposta potrà arrivare soltanto dagli accertamenti scientifici.


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