L’Europa accelera sui droni militari: nascono i primi due hub tecnologici UE, l’obiettivo è colmare il ritardo nella difesa

Due centri strategici in Lettonia e nei Paesi Bassi per sviluppare droni e sistemi anti-drone, rafforzare la cooperazione con la Nato e sfruttare l’esperienza dell’Ucraina sul campo di battaglia

L’Unione Europea accelera nella corsa alle tecnologie militari dei droni per recuperare il ritardo accumulato in un settore diventato strategico per la sicurezza e la difesa. La nuova iniziativa prevede l’apertura dei primi due hub tecnologici europei dedicati ai droni e ai sistemi anti-drone, che sorgeranno nel poligono militare di Selonia, in Lettonia, e a Scheveningen, nei Paesi Bassi. Due strutture specializzate in differenti ambiti operativi, destinate a costituire il primo nucleo di una rete europea per l’innovazione militare, con l’obiettivo di accelerare il passaggio delle nuove tecnologie dalla sperimentazione all’impiego sul campo. L’annuncio è arrivato dal commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis, intervenuto a Riga durante un convegno dedicato all’industria militare organizzato dalla Nato. L’iniziativa rientra nel progetto Decoder (Drone and Counter-Drone European Resolve), uno dei primi cinque progetti europei di interesse comune nel settore della difesa, e punta a rafforzare le capacità industriali e operative dell’Europa attraverso una maggiore integrazione tra istituzioni, imprese, forze armate e strutture di ricerca.

Due hub europei per i droni: dalla difesa aerea alla sicurezza dei fondali marini

I due centri avranno competenze complementari, con una distribuzione delle attività legata alle diverse esigenze della difesa europea. Il polo lettone sarà dedicato principalmente allo sviluppo delle tecnologie per droni terrestri e aerei, oltre che ai sistemi destinati a individuare e contrastare quelli ostili. Il centro nei Paesi Bassi concentrerà invece le proprie attività sulla sicurezza marittima e dei fondali marini, un ambito nel quale l’utilizzo dei sistemi senza equipaggio rappresenta una componente delle nuove capacità tecnologiche di difesa. A illustrare la divisione delle competenze è stato lo stesso Dombrovskis: “il polo in Lettonia – ha spiegato stamani il commissario all’Economia Valdis Dombrovskis, durante un convegno dedicato all’industria militare organizzato dalla Nato a Riga – si concentrerà su tecnologie per droni terrestri e aerei e sui relativi sistemi di contrasto, mentre quello nei Paesi Bassi sarà incentrato sulla sicurezza marittima e dei fondali marini”. Si tratta di due “ambiti diversi – ha continuato Dombrovskis – ma con un obiettivo comune: accelerare lo sviluppo, la sperimentazione e l’impiego di soluzioni efficaci, sia per l’utilizzo di droni che per il loro contrasto”. La scelta di sviluppare contemporaneamente competenze per l’impiego dei droni e per la loro neutralizzazione riflette la doppia direzione del progetto europeo: potenziare le capacità operative dei sistemi senza equipaggio e, parallelamente, rafforzare le tecnologie necessarie a proteggersi dalle minacce rappresentate dai velivoli e dagli altri mezzi autonomi ostili.

Il progetto Decoder e la strategia europea per recuperare il ritardo militare

La realizzazione dei due hub rappresenta la fase pilota di Decoder, iniziativa inserita nel quadro del Programma per l’industria europea della difesa. Il progetto è concepito per collegare le competenze già presenti nei diversi Paesi europei, favorendo la collaborazione tra industrie, centri tecnologici e utilizzatori operativi delle nuove soluzioni militari. L’obiettivo è costruire una rete più ampia nella quale ricerca, sperimentazione e applicazione pratica possano procedere in maniera coordinata. La creazione dei centri risponde alla necessità di rendere più rapido lo sviluppo delle capacità europee, superando la frammentazione delle iniziative e favorendo l’impiego condiviso delle risorse. Il commissario europeo ha insistito soprattutto sull’efficienza degli investimenti e sull’importanza di una strategia comune: “rafforzare le nostre difese – ha ricordato Dombrovskis – non significa solo spendere di più. Significa spendere meglio e spendere insieme. È esattamente quello che offre il progetto Decoder. E’ uno dei primi cinque progetti europei di difesa di interesse comune nell’ambito del Programma per l’industria europea della difesa e aiuterà i Paesi europei a sviluppare, potenziare e impiegare droni, nonché i sistemi e le tecnologie necessari per neutralizzare quelli ostili”. La dimensione industriale costituisce uno degli elementi centrali dell’iniziativa. Attraverso il coordinamento delle competenze nazionali e la sperimentazione congiunta, Bruxelles punta infatti a sostenere lo sviluppo di tecnologie strategiche e a rafforzare la capacità europea di produrre e impiegare sistemi per la difesa. Secondo Dombrovskis, il piano “colmerà lacune critiche in termini di capacità e rafforzerà la base industriale della difesa europea”. La creazione degli hub rappresenta inoltre “un passo concreto per trasferire più rapidamente le tecnologie critiche legate ai droni dal laboratorio al campo operativo. Per quanto riguarda i droni e i sistemi di contrasto ai droni, l’Europa gode di un vantaggio decisivo: il partenariato con l’Ucraina”.

L’Ucraina al centro dell’innovazione europea sui droni militari

Un ruolo particolarmente importante nella strategia europea sarà svolto dalla cooperazione con l’Ucraina, che ha maturato un’esperienza operativa nell’impiego dei droni durante la guerra contro la Russia. Bruxelles intende valorizzare le conoscenze sviluppate sul campo di battaglia per accelerare l’innovazione e migliorare l’efficacia delle nuove soluzioni tecnologiche. Il conflitto ha infatti reso l’utilizzo dei sistemi senza equipaggio un elemento centrale delle operazioni militari ucraine, offrendo esperienze che l’Unione Europea considera rilevanti per l’evoluzione delle proprie capacità di difesa. “L’esperienza dell’Ucraina nella guerra condotta usando i droni – ha notato Dombrovskis – è stata un elemento centrale della difesa contro l’invasione su larga scala da parte della Russia. Ora, l’esperienza maturata sul campo di battaglia può aiutarci a innovare più rapidamente e a rafforzare le nostre capacità”. La collaborazione non si limita allo scambio di competenze operative, ma coinvolge direttamente il settore produttivo. In questo quadro si inserisce la nascita dell’Alleanza Ue-Ucraina sui droni, concepita per mettere in relazione le aziende europee e ucraine e favorire lo sviluppo congiunto di tecnologie militari. “Abbiamo lanciato l’Alleanza Ue-Ucraina sui droni, che riunisce aziende europee e ucraine per sviluppare e produrre, fianco a fianco, i droni e i sistemi di contrasto di cui abbiamo bisogno”, ha spiegato Dombrovskis. La partnership diventa così uno degli strumenti attraverso i quali l’Europa intende collegare l’esperienza acquisita nelle operazioni militari allo sviluppo industriale e tecnologico, con particolare attenzione sia ai sistemi di impiego offensivo e difensivo sia alle tecnologie per contrastare i droni avversari.

Il centro in Lettonia rafforza la cooperazione tra Unione Europea e Nato

La collocazione dell’hub lettone all’interno del Nato Innovation Range, il centro Nato dedicato all’innovazione, rappresenta un ulteriore elemento strategico del progetto. La struttura consentirà di sviluppare una collaborazione diretta tra le iniziative tecnologiche dell’Unione Europea e quelle dell’Alleanza Atlantica, favorendo il coordinamento delle attività di ricerca, sperimentazione e applicazione operativa. La cooperazione UE-Nato punta in particolare a evitare sovrapposizioni tra i programmi di sviluppo, valorizzare le risorse disponibili e assicurare che i nuovi sistemi possano essere utilizzati in modo coordinato dalle forze dei diversi Paesi. Uno degli obiettivi indicati da Bruxelles è infatti l’interoperabilità delle tecnologie militari, condizione fondamentale per integrare le capacità nazionali all’interno di un più ampio sistema di difesa. Il collegamento tra gli hub europei e le strutture di innovazione della Nato dovrà quindi contribuire alla costruzione di un ecosistema tecnologico nel quale le soluzioni sviluppate possano rispondere a esigenze operative condivise.

Dombrovskis ha sottolineato il valore di questa integrazione: “quando i poli europei per la tecnologia dei droni e i centri di innovazione della Nato (Innovation Ranges) lavorano in stretta sinergia, la cooperazione tra Ue e Nato raggiunge un nuovo livello. Questo salto di qualità nella cooperazione tra Ue e Nato contribuirà a massimizzare il nostro impatto collettivo, a evitare duplicazioni e a garantire che i nostri sistemi siano al contempo innovativi e interoperabili. E contribuirà a un’Europa più forte – ha concluso – all’interno di una Nato più forte”. Con l’avvio dei due progetti pilota in Lettonia e nei Paesi Bassi, l’Unione Europea compie dunque un primo passo concreto verso la realizzazione di una rete tecnologica comune per i droni militari e i sistemi anti-drone. Il progetto Decoder si inserisce nella strategia di rafforzamento della difesa europea attraverso il coordinamento degli investimenti, la collaborazione industriale con l’Ucraina e una maggiore integrazione con le capacità di innovazione della Nato.