Il fenomeno meteorologico El Niño si sta preparando a stravolgere le temperature oceaniche del Pacifico, rischiando di abbattersi sul globo intero con effetti devastanti tra inondazioni e siccità prolungate. Secondo le recenti analisi stagionali fornite dalla WMO, questo evento raggiungerà intensità straordinarie, portando i termometri del Pacifico centrale a segnare anomalie termiche eccezionali fino a 3,8°C al di sopra della media tra il mese di novembre e gennaio, per poi toccare il picco assoluto a dicembre. Si tratta di una situazione climatica di portata formidabile, capace di alterare pesantemente i delicati equilibri di precipitazioni a livello mondiale.
Che cos’è esattamente il fenomeno che infiamma il clima
El Niño rappresenta la fase calda del ciclo naturale noto come El Niño-Southern Oscillation. Si tratta di un modello climatico periodico che si sviluppa nell’oceano Pacifico e riesce a influenzare pesantemente il tempo meteorologico in tutto il pianeta. La sua azione tende a provocare un innalzamento delle temperature globali e a sconvolgere i normali pattern delle precipitazioni su vastissime regioni geografiche. Ciò si traduce in siccità in alcune aree e in precipitazioni torrenziali in altre. È fondamentale precisare che si tratta di un modello climatico del tutto naturale: tuttavia, l’attuale riscaldamento del pianeta riesce a rendere questi episodi decisamente più intensi, poiché la temperatura di base è già molto più alta rispetto ai decenni scorsi.
L’impatto per le popolazioni
Celeste Saulo, segretario generale della WMO, ha descritto la situazione evidenziando dati che superano i precedenti storici. “Non abbiamo visto nei nostri registri 3,8. Abbiamo visto circa 3°C in alcuni record di El Niño in precedenza, con impatti molto sostanziali in tutto il mondo. Quindi siamo oltre quel limite“, ha dichiarato. Le previsioni indicano che gli estremi meteorologici legati all’evento potrebbero peggiorare la pressione sui servizi abitativi e sanitari. I rischi di inondazioni sono in netto aumento nell’Africa del Sud, mentre nel Sud-Est asiatico la mancanza di piogge colpirà duramente l’agricoltura.
Tom Fletcher, sottosegretario generale delle Nazioni Unite, ha spiegato quali sono i rischi per circa 50 milioni di individui: “Questo El Niño è un colosso, è una palla da demolizione. Si abbatterà su America Latina, Africa Orientale e Meridionale, Asia e Pacifico con caldo estremo, siccità e inondazioni“.
Gli ultimi aggiornamenti per la fine del 2026
Le ricerche più recenti di ottobre 2026 confermano che l’episodio attuale ha superato con mesi di anticipo il record del 2015. Si tratterà con altissime probabilità di un evento prolungato che persisterà fino ai primi mesi del 2027. È la 1ª volta in questo decennio che gli scienziati si trovano di fronte a proiezioni così estreme, con masse d’acqua calda immense e anomalie monitorate in tempo reale persino dallo Spazio tramite i satelliti della NASA. Se i territori situati a Sud o a Nord-Ovest del Pacifico potrebbero subire la forza di tempeste con venti superiori a 100 km/h, gran parte delle aree continentali risentirà del calore esacerbato dall’esposizione al Sole in un ecosistema già sottoposto a forte stress termico.


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