Maltempo Grecia, dove l’autunno incontra l’inverno: Corfù imbiancata dalla grandine, a Metsovo la neve si posa sui boschi ancora accesi di mille colori | FOTO

Due scenari meteorologici profondamente diversi accompagnano la fine di ottobre in Grecia, dove una forte grandinata ha ricoperto di bianco alcune zone dell'isola di Corfù e le recenti nevicate sulle montagne dell'Epiro hanno regalato paesaggi straordinari, con il candore della neve che si intreccia alle sfumature dorate e rossastre dei boschi autunnali

La Grecia saluta il mese di ottobre mostrando due volti molto diversi della stagione autunnale, con il maltempo che nelle ultime ore ha regalato immagini particolarmente suggestive e, per certi aspetti, sorprendenti, capaci di raccontare quanto possa essere mutevole l’atmosfera mediterranea in questo periodo dell’anno, quando il calore ancora presente nei bassi strati può convivere con condizioni favorevoli allo sviluppo di temporali intensi e, sulle montagne, le prime irruzioni fredde possono già riportare la neve fino alle quote dei centri abitati più elevati.

A richiamare l’attenzione è soprattutto quanto accaduto oggi sull’isola di Corfù, nel Mar Ionio, dove una forte grandinata ha interessato diverse località, lasciando sul terreno una distesa biancastra che, osservata nelle fotografie, potrebbe facilmente essere scambiata per una nevicata in piena regola, nonostante il fenomeno sia stato di natura completamente diversa e riconducibile all’intensa attività temporalesca che ha interessato l’isola.

Grandine Corfù

Le immagini mostrano cortili, giardini e superfici esterne ricoperti da un evidente accumulo di piccoli granuli di ghiaccio, con gli ulivi, i pini e la vegetazione tipicamente mediterranea a fare da cornice a uno scenario dall’aspetto quasi invernale, mentre in alcuni punti il materiale precipitato sembra essersi concentrato maggiormente lungo i bordi delle pavimentazioni e delle recinzioni, creando piccoli depositi bianchi che contrastano nettamente con il verde delle piante e con i colori ancora miti del paesaggio circostante.

Non si è trattato, dunque, di una nevicata a Corfù, ma di una grandinata particolarmente intensa, capace di produrre un temporaneo imbiancamento del terreno, un fenomeno che può verificarsi anche con temperature sensibilmente superiori allo zero e che, proprio per questa ragione, rappresenta uno degli aspetti più interessanti della meteorologia convettiva. Al momento non sono disponibili misurazioni sufficientemente attendibili per stabilire lo spessore degli accumuli o le dimensioni massime dei chicchi, né risultano elementi verificati che permettano di quantificare eventuali danni, anche se l’impatto visivo dell’episodio testimonia chiaramente la capacità della precipitazione di modificare rapidamente l’aspetto delle superfici interessate.

Grandine Corfù 31 ottobre

Perché può grandinare anche quando non fa abbastanza freddo per nevicare?

Per comprendere quanto accaduto a Corfù occorre ricordare che la grandine non dipende necessariamente dalla presenza di temperature prossime allo zero al livello del suolo, perché il suo processo di formazione avviene all’interno delle nubi temporalesche, dove intense correnti ascendenti trasportano goccioline d’acqua verso livelli atmosferici caratterizzati da temperature negative, consentendo la formazione di piccoli nuclei di ghiaccio che possono crescere progressivamente attraverso la raccolta e il congelamento di altre goccioline sopraffuse.

Quando i chicchi diventano troppo pesanti per essere sostenuti dalle correnti ascendenti, oppure quando queste ultime perdono intensità, la grandine precipita verso il terreno e, se riesce ad attraversare gli strati atmosferici più miti senza fondere completamente, può raggiungere la superficie anche in presenza di condizioni termiche che renderebbero impossibile una normale nevicata.

Nel Mediterraneo autunnale questa dinamica assume un interesse particolare, perché le acque marine conservano ancora una parte del calore accumulato durante l’estate e possono contribuire a fornire umidità ed energia alle perturbazioni, mentre l’arrivo di aria più fredda alle quote superiori, quando accompagnato da un’adeguata configurazione atmosferica, può accentuare l’instabilità verticale e favorire lo sviluppo di nubi temporalesche sufficientemente organizzate da produrre rovesci intensi e grandinate. Si tratta naturalmente di un quadro meteorologico generale, mentre per ricostruire con precisione le condizioni responsabili dell’episodio di Corfù sarebbero necessarie analisi dettagliate dei profili atmosferici, delle osservazioni radar e delle caratteristiche delle celle temporalesche che hanno attraversato l’isola.

A Miliá, sulle montagne dell’Epiro, la neve incontra gli ultimi colori dell’autunno

Se Corfù ha conosciuto un temporaneo imbiancamento provocato dalla grandine, uno scenario autenticamente invernale si è invece manifestato nei giorni scorsi nell’entroterra montuoso della Grecia nordoccidentale, dove Miliá, nella regione di Metsovo, è stata raggiunta da una nevicata significativa il 28 ottobre, preceduta da precipitazioni nevose segnalate già nella serata del 27 ottobre lungo il valico montano che conduce verso il paese.

Neve e autunno Grecia 31 ottobre

Ci troviamo nel cuore della catena montuosa del Pindo, in un territorio nel quale i rilievi, le vallate e le estese superfici forestali contribuiscono a creare condizioni climatiche molto diverse rispetto a quelle delle vicine località costiere, con il centro abitato di Miliá situato intorno ai 1160-1200 metri di altitudine e quindi maggiormente esposto agli effetti delle masse d’aria fredde durante la stagione autunnale.

Qui le recenti nevicate hanno lasciato in eredità uno spettacolo naturale di rara suggestione, perché la neve non ha cancellato i colori della stagione ma si è semplicemente adagiata su un paesaggio ancora profondamente autunnale, creando un contrasto straordinario tra il bianco dei prati e dei pendii, il verde scuro delle conifere e le infinite sfumature gialle, arancioni e rossastre delle latifoglie che accompagnano il loro naturale riposo vegetativo.

Neve e autunno Grecia

Nelle fotografie una strada montana disegna ampie curve tra boschi dai colori caldi e versanti parzialmente imbiancati, mentre altrove le nubi basse avvolgono le sommità e lasciano emergere, quasi sospesi nella foschia, i profili degli alberi e le radure innevate, componendo un paesaggio nel quale sembra che l’autunno non abbia ancora terminato il proprio racconto e l’inverno abbia già cominciato a scrivere le sue prime pagine. È proprio questa convivenza tra due stagioni a rendere particolarmente affascinanti le prime nevicate autunnali, quando le temperature diventano sufficientemente basse per permettere ai fiocchi di raggiungere il suolo ma una parte importante della vegetazione conserva ancora il fogliame, regalando combinazioni cromatiche che nel cuore dell’inverno, quando molti alberi saranno ormai spogli, difficilmente potranno ripetersi con la stessa intensità.

Le prime nevicate sulle montagne greche e il ruolo dell’altitudine

L’episodio nevoso che ha interessato Miliá non è rimasto isolato nel panorama montuoso greco, perché tra il 27 e il 29 ottobre sono arrivate segnalazioni di nevicate anche da altri settori dell’entroterra, tra cui l’area montuosa degli Agrafa, dove presso un rifugio situato a 1.536 metri di altitudine sono stati segnalati accumuli fino a 28 centimetri, un dato che testimonia come localmente le precipitazioni siano risultate consistenti. È importante sottolineare che questo quantitativo riguarda il rifugio degli Agrafa e non deve essere attribuito a Miliá, per la quale le immagini e le cronache documentano la nevicata senza consentire di stabilire uno spessore uniforme e rappresentativo dell’intero territorio.

Dal punto di vista meteorologico, la differenza tra le condizioni osservate sulle montagne dell’Epiro e quelle registrate lungo la costa ionica evidenzia il ruolo determinante dell’altitudine e della struttura verticale dell’atmosfera, perché mentre nelle località marittime le temperature possono mantenersi relativamente miti e favorire precipitazioni piovose o temporalesche, sui rilievi il raffreddamento associato alla quota permette più facilmente alla neve di raggiungere il terreno senza fondere completamente durante la caduta.

La conformazione del territorio greco, caratterizzato da un’articolata successione di catene montuose, vallate e aree costiere, accentua ulteriormente queste differenze e consente di osservare, anche nell’arco di distanze geografiche relativamente contenute, paesaggi e condizioni atmosferiche profondamente differenti, soprattutto durante le stagioni di transizione, quando i contrasti termici e le oscillazioni della circolazione atmosferica possono risultare particolarmente marcati.

Grandine sul mare e neve in montagna: due fenomeni diversi, un unico straordinario contrasto

Le immagini arrivate dalla Grecia in questa parte conclusiva di ottobre raccontano quindi due episodi distinti, sia per origine meteorologica sia per collocazione temporale, con la grandinata del 31 ottobre a Corfù che ha temporaneamente trasformato l’aspetto di alcuni ambienti mediterranei e la neve caduta nei giorni precedenti a Miliá che ha invece introdotto un primo assaggio d’inverno tra le montagne del Pindo. Sarebbe scorretto interpretare entrambi gli episodi come manifestazioni dello stesso tipo di freddo, perché la grandine è strettamente legata ai processi convettivi che si sviluppano all’interno delle nubi temporalesche, mentre la neve che raggiunge e ricopre il terreno richiede un profilo termico sufficientemente favorevole lungo il percorso dei fiocchi dalla nube alla superficie. Il risultato può apparire sorprendentemente simile, ma dietro quel colore bianco si nascondono dinamiche atmosferiche differenti, che ricordano quanto sia importante distinguere ciò che osserviamo nel paesaggio dai processi meteorologici che lo hanno effettivamente prodotto.

Con novembre ormai alle porte, la Grecia si presenta così attraverso due immagini che sembrano appartenere a stagioni diverse, da una parte gli ulivi e i giardini di Corfù improvvisamente ricoperti di ghiaccio e dall’altra le montagne dell’Epiro avvolte dalla nebbia, con la neve che si insinua tra i boschi ancora accesi dai colori dell’autunno. Due modi diversi di vedere arrivare il bianco, due storie meteorologiche differenti e un unico grande spettacolo della natura, capace di ricordarci che il passaggio dall’autunno all’inverno non avviene mai seguendo un calendario preciso, ma attraverso sfumature, contrasti e improvvisi cambiamenti che rendono questa stagione una delle più affascinanti dell’anno.