Marina di Ascea, un’illuminazione più sostenibile per proteggere le tartarughe marine

Alla Scogliera un nuovo impianto a basso impatto luminoso per tutelare la nidificazione della Caretta caretta

Conciliare la sicurezza e la fruibilità degli spazi pubblici con la salvaguardia della biodiversità, riducendo gli effetti dell’illuminazione artificiale sugli ecosistemi costieri. È questa la sfida alla base del nuovo impianto di illuminazione consapevole realizzato a Marina di Ascea, lungo il tratto costiero della Scogliera, uno dei siti più importanti della Campania per la nidificazione della tartaruga marina Caretta caretta. Il progetto sarà inaugurato giovedì 22 ottobre 2026, alle ore 11.30. La giornata sarà accompagnata da un momento particolarmente significativo per la conservazione della specie: la liberazione in mare di due tartarughe marine, riabilitate presso il Turtle Point della Stazione Zoologica Anton Dohrn e dotate di trasmettitori satellitari, che consentiranno di seguirne gli spostamenti e raccogliere informazioni utili alla ricerca scientifica. L’iniziativa si inserisce nell’ambito del progetto europeo LIFE TURTLENEST, coordinato da Legambiente e finanziato dal programma LIFE dell’Unione europea. La Stazione Zoologica Anton Dohrn svolge il ruolo di referente scientifico, mentre la Regione Campania partecipa come partner istituzionale.

Determinante anche il contributo del Comune di Ascea, che dal 2015 sostiene le attività di monitoraggio e protezione dei nidi lungo il proprio litorale, e del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. L’Ente, che ha finanziato anche il rifacimento della pista ciclopedonale adiacente alla spiaggia, collabora da anni con la Stazione Zoologica nelle iniziative di conservazione della tartaruga marina in Cilento, territorio di particolare rilevanza per la riproduzione della specie nel Mediterraneo occidentale.

Meno luce artificiale, maggiore tutela della biodiversità

Il percorso di riduzione dell’inquinamento luminoso è iniziato durante l’estate, con la sostituzione dei corpi illuminanti delle strutture balneari e delle attività turistiche presenti nell’area della Scogliera. L’intervento è poi proseguito con l’adeguamento dell’illuminazione stradale e di quella della nuova pista ciclopedonale, con l’obiettivo di rendere più compatibili le infrastrutture e la frequentazione turistica con la presenza degli habitat naturali.

Il progetto illuminotecnico, ideato da Chiara Carucci di Noctua, è stato concepito per contenere la dispersione della luce verso la spiaggia e il mare. La scelta di una temperatura di colore di 2700 kelvin, insieme alla regolazione dell’intensità luminosa e all’orientamento dei corpi illuminanti, punta a garantire un’adeguata visibilità negli spazi pubblici, limitando al contempo le interferenze con gli ecosistemi costieri.

Una soluzione che mette al centro un tema ambientale spesso sottovalutato: l’inquinamento luminoso. L’eccessiva illuminazione notturna e l’impiego di sorgenti con caratteristiche spettrali non adeguate possono alterare i ritmi biologici di numerose specie, interferendo con i comportamenti legati all’orientamento, all’alimentazione, alla riproduzione e alla migrazione. Le conseguenze possono riguardare anche l’uomo, per il quale l’esposizione alla luce artificiale durante la notte può influire sui ritmi circadiani e sulla qualità del sonno.

La sfida della sopravvivenza per le tartarughe marine

Tra le specie più esposte agli effetti dell’illuminazione artificiale ci sono proprio le tartarughe marine. Dopo la schiusa, i piccoli si orientano seguendo la luminosità naturale dell’orizzonte marino per raggiungere l’acqua. Le luci artificiali presenti sulla costa possono alterare questo percorso, attirandoli verso l’entroterra e aumentando il rischio di morte per disidratazione, esaurimento o predazione. Le interferenze non riguardano soltanto i neonati: anche le femmine adulte possono essere disturbate dalla luce artificiale durante le fasi di risalita sulla spiaggia e di deposizione delle uova.

Ridurre l’illuminazione superflua e progettare sistemi luminosi più attenti alle caratteristiche degli habitat naturali diventa quindi uno strumento concreto di conservazione. A Marina di Ascea, il nuovo impianto rappresenta un passo in questa direzione: un intervento che mira a dimostrare come la qualità degli spazi pubblici e la tutela della biodiversità possano procedere insieme, soprattutto in un territorio costiero di grande valore naturalistico come il Cilento.

“Rispettare gli equilibri naturali e proteggere la ricchezza della vita”

“La tutela degli animali e la salvaguardia della biodiversità sono due facce della stessa responsabilità: rispettare gli equilibri naturali e proteggere la ricchezza della vita in tutte le sue forme. Le tartarughe marine che scelgono le nostre coste per nidificare sono un simbolo prezioso di questo patrimonio, ma anche una specie vulnerabile, che ha bisogno di interventi concreti per essere protetta. Ridurre l’inquinamento luminoso significa tutelare gli animali e, allo stesso tempo, preservare gli ecosistemi costieri, dimostrando che è possibile conciliare le esigenze delle comunità con quelle della natura. Come istituzioni abbiamo il dovere di trasformare questi principi in azioni, sostenendo progetti che mettano insieme conoscenza scientifica, attenzione al benessere animale e rispetto dell’ambiente. L’esperienza di Ascea va proprio in questa direzione: prendersi cura delle tartarughe marine significa proteggere la biodiversità e custodire un patrimonio naturale che appartiene a tutti. Non possiamo chiedere alla natura di adattarsi continuamente alle nostre esigenze: dobbiamo essere noi a imparare a convivere con essa, con responsabilità e rispetto“, dichiara l’Assessore alle Politiche giovanili, Sport, Protezione civile, Biodiversità, Politiche di riforestazione, Pesca e acquacoltura, Tutela degli animali della Regione Campania, Fiorella Zabatta.

Per il Sindaco di Ascea, Stefano Sansone: “La presenza delle tartarughe marine lungo il nostro litorale rappresenta un patrimonio naturale che abbiamo il dovere di tutelare. Con questo intervento compiamo un passo concreto, adeguando l’illuminazione pubblica alle esigenze di protezione della specie e conciliando la salvaguardia ambientale con la sicurezza e la fruibilità degli spazi pubblici. È un esempio di come la sostenibilità debba tradursi in scelte amministrative e interventi sul territorio. Un risultato reso possibile dalla collaborazione tra istituzioni, mondo della ricerca e associazioni, che ringrazio per il lavoro svolto“.

“Siamo particolarmente orgogliosi dell’intervento realizzato ad Ascea che rappresenta un risultato significativo del progetto LIFE Turtlenest – dichiara Stefano Di Marco, Project Manager del progetto e Coordinatore dell’Ufficio Progetti di Legambiente – Abbiamo voluto affrontare in modo concreto una delle pressioni ambientali meno percepite ma più insidiose per la fauna costiera: l’inquinamento luminoso. Grazie all’impiego di tecnologie mirate è stato possibile ridurre l’impatto dell’illuminazione artificiale senza compromettere la fruibilità e la sicurezza degli spazi pubblici. Questa esperienza dimostra che la tutela della biodiversità può essere integrata efficacemente nella pianificazione urbana e nella gestione delle aree costiere. Il nostro auspicio è che Ascea diventi un caso pilota capace di ispirare analoghi interventi lungo le coste italiane e mediterranee“.

“Le attività di monitoraggio svolte negli ultimi anni confermano che la Campania riveste un ruolo sempre più rilevante per la nidificazione della tartaruga marina Caretta caretta nel Mediterraneo occidentale – afferma Sandra Hoscheid della Stazione Zoologica Anton Dohrn – In questo contesto, la riduzione dell’inquinamento luminoso rappresenta una misura di conservazione strategica, basata su solide evidenze scientifiche, poiché contribuisce a rendere gli ambienti costieri più idonei sia alla deposizione delle uova da parte delle femmine sia al corretto orientamento dei piccoli verso il mare. L’intervento di Ascea testimonia come ricerca scientifica, amministrazioni pubbliche e soggetti del territorio possano collaborare efficacemente per trasformare le conoscenze scientifiche in azioni concrete di tutela“.

“La conservazione del patrimonio naturale passa anche attraverso interventi mirati che migliorano la qualità degli habitat e riducono le pressioni di origine antropica – spiega Gregorio Romano, Direttore del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni – La mitigazione dell’inquinamento luminoso lungo il litorale di Ascea costituisce un’importante azione di gestione del territorio, pienamente coerente con gli obiettivi di tutela del Parco. La presenza sempre più frequente di nidi di tartaruga marina sulle spiagge cilentane ci richiama a una responsabilità crescente nella salvaguardia di questi ecosistemi. Per questo guardiamo con favore a iniziative come questa, che rafforzano la capacità del territorio di accogliere e proteggere una delle specie più emblematiche del Mediterraneo“.

Due tartarughe tornano in mare

I due esemplari che saranno liberati ad Ascea hanno completato il percorso di cura presso il Turtle Point della Stazione Zoologica Anton Dohrn. Tonino, giovane maschio con una lunghezza del carapace di circa 70 centimetri, era stato recuperato a Filicudi dall’associazione Filicudi Wildlife Conservation. Presentava un amo ingerito e una lenza che fuoriusciva dalla bocca. Dopo un lungo percorso terapeutico e riabilitativo, è pronto a tornare in mare. Mattiele, con una lunghezza del carapace di circa 62 centimetri, è stata recuperata all’inizio dell’estate nelle acque di Ventotene, grazie alla collaborazione con l’Area Marina Protetta dell’isola. Anche questo esemplare aveva ingerito un amo da pesca, ma la lesione meno grave ha consentito un recupero più rapido.

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