Meteo, FOCUS su El Niño 2026-27: l’evento storico che sta riscrivendo le regole del clima globale

Un Pacifico equatoriale in ebollizione, anomalie di temperatura mai viste e previsioni che parlano di uno dei più intensi episodi degli ultimi settant’anni: ecco cosa sta accadendo davvero, cosa dicono gli istituti internazionali e cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi mesi.

Il 19 ottobre 2026 il mondo scientifico osserva con attenzione crescente un El Niño che ha già superato molte delle aspettative formulate solo pochi mesi fa. L’ENSO, il sistema di oscillazione che governa le temperature del Pacifico equatoriale e influenza il clima di interi continenti, si trova in una fase calda eccezionalmente vigorosa. L’El Niño Advisory emesso dal NOAA Climate Prediction Center resta attivo e le ultime analisi descrivono un evento in ulteriore rafforzamento, con probabilità elevate di diventare storico.

Perché questo El Niño viene definito potenzialmente storico

Gli esperti del Climate Prediction Center della NOAA, nella discussione diagnostica dell’8 ottobre 2026, hanno indicato che le probabilità di un evento capace di superare in intensità tutti quelli registrati dal 1950 rimangono elevate. Per la stagione ottobre-dicembre la chance che il RONI (Relative Oceanic Niño Index) raggiunga o superi +2,5°C è stimata all’83%. Questo valore rappresenta una soglia simbolica: dal 1950 in poi nessun episodio ha toccato quel livello sull’indice relativo. Parallelamente, le probabilità di un El Niño strong-to-very strong fino a gennaio-marzo 2027 restano superiori all’83%.

Il RONI di luglio-settembre 2026 si è attestato a +1,7°C, già nella categoria strong. Gli indici settimanali più recenti raccontano una storia ancora più calda: il Niño 3.4 convenzionale ha toccato circa +3,3°C intorno alla metà di ottobre, valori che nella serie NOAA dal 1981 non erano mai stati raggiunti fuori da quest’anno. L’indice relativo del Bureau of Meteorology australiano ha registrato +2,81°C nella settimana terminata l’11 ottobre, il valore più alto della loro serie settimanale iniziata nel 2008, superiore anche al picco del 2015.

Cosa sta succedendo sotto la superficie dell’oceano

Le anomalie di temperatura superficiale del mare superano i +4°C in porzioni del Pacifico equatoriale orientale. Ancora più significativo è ciò che accade in profondità. La termoclina risulta più profonda della media e le temperature a centinaia di metri sotto la superficie mostrano anomalie superiori ai +10°C, localmente fino a circa +12°C. Questo serbatoio di calore accumulato sostiene l’ulteriore intensificazione prevista nelle prossime settimane e mesi. I venti alisei risultano indeboliti o invertiti in ampie zone del Pacifico occidentale e centrale, la convezione è potenziata sul Pacifico centrale-orientale e gli indici di Southern Oscillation restano fortemente negativi. Il sistema oceano-atmosfera è pienamente accoppiato e coerente con un El Niño in fase di rafforzamento.

Le previsioni degli istituti internazionali

L’Organizzazione Meteorologica Mondiale, nel Global Seasonal Climate Update di inizio ottobre, ha descritto l’evento come “fermamente stabilito e in rafforzamento rapido”. La WMO indica una probabilità prossima al 100 per cento che l’El Niño persista almeno fino a febbraio 2027. Il picco è atteso intorno a dicembre e l’anomalia media stagionale del Niño 3.4 per ottobre-novembre-dicembre è stimata intorno a +3,7°C, un valore che supererebbe il precedente record di +2,6°C registrato tra novembre 2015 e gennaio 2016. Si tratterebbe potenzialmente di uno degli episodi più intensi dal 1950.

Il Bureau of Meteorology australiano, aggiornato intorno al 13 ottobre, conferma livelli near-record e prevede un’ulteriore intensificazione durante il resto della primavera australe. Il picco dovrebbe arrivare tra novembre e dicembre, con persistenza fino all’autunno 2027 dell’emisfero sud. La maggior parte dei modelli indica un picco mensile dell’indice relativo superiore a +3,0°C, oltre i valori più alti osservati dal 1950.

Le previsioni sperimentali del sistema SPEAR del GFDL NOAA suggeriscono che l’evento si sta avvicinando al picco, con un indebolimento atteso a inizio inverno. Gli impatti, tuttavia, possono continuare a intensificarsi anche mentre le temperature oceaniche iniziano a scendere. La transizione verso condizioni ENSO-neutrale è prevista in primavera o inizio estate 2027. Il confronto con gli eventi precedenti mostra che l’attuale previsione è più forte di qualsiasi episodio degli ultimi trent’anni.

Confronti con gli El Niño del passato

Gli episodi del 1982-83, del 1997-98 e del 2015-16 rappresentano i riferimenti principali. Quello del 1997-98 è spesso citato come uno dei più intensi in termini di impatti globali, mentre il 2015-16 ha prodotto valori elevati sull’indice convenzionale. L’evento attuale si distingue per la rapidità con cui ha raggiunto valori estremi sugli indici settimanali e per la forte componente relativa che lo colloca in una fascia di intensità raramente osservata. La presenza di un riscaldamento di fondo del pianeta rende le temperature assolute ancora più elevate, ma gli indici relativi permettono di isolare meglio il segnale puro dell’ENSO.

Impatti attesi sul clima globale e regionale

Un El Niño di questa magnitudine aumenta la probabilità di anomalie climatiche tipiche, anche se non le garantisce in ogni regione. Negli Stati Uniti la NOAA Winter Outlook prevede temperature sopra la media nelle zone settentrionali e condizioni più umide nel Sud e lungo la costa orientale. In Australia gli effetti classici di siccità e calore possono essere modulati da altri fattori, come le temperature marine regionali elevate e l’evoluzione dell’Indian Ocean Dipole; finora alcune aree hanno registrato condizioni più umide del previsto.

In America Latina le regioni costiere del Perù e dell’Ecuador sono storicamente tra le più esposte a piogge intense e inondazioni durante gli El Niño forti. In altre zone del continente possono prevalere siccità. In Africa orientale aumentano spesso le probabilità di piogge superiori alla media, mentre in parti dell’Africa meridionale e dell’Asia sud-orientale i rischi di siccità tendono a crescere. In Europa gli impatti sono più indiretti e variabili: gli El Niño intensi possono influenzare la posizione del jet stream e contribuire a inverni più miti o a pattern di precipitazione alterati, ma l’interazione con altri modi di variabilità atmosferica rende le previsioni regionali meno lineari.

Il ruolo del cambiamento climatico

Il riscaldamento globale non “crea” l’El Niño, che è un fenomeno naturale ricorrente, ma ne modifica il contesto. Le temperature di base più elevate significano che le anomalie positive si sommano a un oceano già più caldo. Questo può amplificare alcuni impatti, in particolare le ondate di calore e lo stress sugli ecosistemi marini. La riduzione del fitoplancton osservata dai satelliti NASA in corrispondenza dell’indebolimento degli alisei è un esempio di come l’evento interferisca con la produttività oceanica. Allo stesso tempo, gli indici relativi come il RONI aiutano a distinguere il segnale ENSO dal trend di fondo.

Monitoraggio e prossimi aggiornamenti

Gli scienziati si affidano a una rete di boe, satelliti e modelli. Le osservazioni NASA di altezza del mare, temperatura superficiale e colore dell’oceano confermano la progressione dell’evento. I dati settimanali continuano a essere aggiornati regolarmente. La prossima discussione diagnostica ufficiale del NOAA Climate Prediction Center è prevista intorno al 12 novembre 2026. Nel frattempo i centri di previsione stagionale di tutto il mondo affinano le stime sul momento esatto del picco e sulla velocità del successivo decadimento.

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi

Fino a fine 2026 e nei primi mesi del 2027 è ragionevole attendersi la persistenza di condizioni strong-to-very strong. Il massimo di intensità è più probabile tra novembre e dicembre. A partire dalla primavera 2027 le probabilità di un ritorno verso la neutralità aumentano sensibilmente. Alcuni modelli suggeriscono la possibilità di una successiva fase più fredda nel corso del 2027, ma la barriera di predicibilità primaverile rende queste proiezioni ancora incerte. Gli impatti climatici possono protrarsi oltre il picco oceanico, perché l’atmosfera risponde con un certo ritardo e perché il calore accumulato continua a influenzare i pattern di circolazione.

Per agricoltori, gestori delle risorse idriche, operatori energetici e comunità costiere l’evento richiede attenzione prolungata. La combinazione di un El Niño eccezionalmente intenso e di un clima di base più caldo aumenta la probabilità di estremi, sia di calore sia di precipitazione. Il monitoraggio continuo da parte di NOAA, WMO, Bureau of Meteorology e centri di ricerca resta lo strumento migliore per aggiornare le valutazioni man mano che l’evento evolve.

Questo El Niño del 2026-27 si sta scrivendo come uno dei capitoli più significativi della storia recente dell’ENSO. Le osservazioni attuali e le previsioni concordano su un episodio di intensità rara. I prossimi mesi riveleranno fino a che punto i valori estremi si tradurranno in impatti concreti sul territorio e sulle società.