L’Atlantico settentrionale è interessato da una serie di sistemi perturbati che stanno aumentando i rischi lungo la costa orientale degli Stati Uniti. La formazione della tempesta subtropicale Josephine, ufficializzata ieri, si inserisce in una fase di marcata instabilità marina, con onde intense, erosione delle spiagge e possibili allagamenti nelle aree costiere. I disagi potrebbero continuare anche nei prossimi giorni, nonostante il tempo prevalentemente soleggiato previsto su gran parte degli Stati Uniti orientali.
Josephine diventa la 10ª tempesta con nome della stagione atlantica
Dopo aver stazionato per diversi giorni al largo della costa atlantica sotto forma di sistema extratropicale, Josephine ha acquisito alcune caratteristiche tropicali grazie al passaggio sulle acque relativamente calde della Corrente del Golfo. Mercoledì pomeriggio ora locale il sistema si è così organizzato in una tempesta subtropicale, diventando il 10° ciclone con nome della stagione degli uragani atlantici del 2026. Alle ore 17 di mercoledì, secondo l’ora legale della costa orientale statunitense, il centro della tempesta si trovava a 426 km a Sud dell’isola di Nantucket, nel Massachusetts. I venti massimi sostenuti raggiungevano i 105 km/h.
La traiettoria prevista porterà Josephine verso acque progressivamente più fredde dell’Atlantico settentrionale, mentre venti più intensi in quota e nei bassi strati contribuiranno a guidarne lo spostamento. Il sistema potrebbe transitare abbastanza vicino a Terranova, in Canada, da provocare piogge accompagnate da vento e, localmente, nevicate nella giornata di sabato.
Mareggiate e allagamenti fino al New England
Gli effetti più significativi di Josephine lungo la costa statunitense riguardano soprattutto il moto ondoso e le condizioni del mare. Onde intense, erosione delle spiagge e allagamenti costieri da lievi a moderati durante l’alta marea interesseranno le aree comprese tra la Carolina del Nord e la parte sudorientale dello Stato di New York. I fenomeni sono destinati a persistere più a lungo lungo le coste del Massachusetts orientale, dove le condizioni marine potrebbero rimanere difficili fino a venerdì. L’impatto complessivo dovrebbe essere inferiore a quello provocato da dal Nor’easter alla fine di settembre, soprattutto perché Josephine rimane più distante dalla terraferma. Ciò non esclude, tuttavia, danni localizzati dovuti all’azione delle onde e all’innalzamento del livello del mare durante le alte maree.
Una nuova perturbazione si avvicina alle Bahamas
Mentre Josephine si allontanerà verso il Nord Atlantico, un altro sistema è atteso nei pressi delle Bahamas. Le sue conseguenze lungo la costa sudorientale degli Stati Uniti potrebbero intensificarsi tra giovedì e venerdì, proseguendo durante il fine settimana e nei primi giorni della prossima settimana. Anche in questo caso, il sistema dovrebbe mantenersi prevalentemente al largo. La differenza di pressione tra la perturbazione e l’area di alta pressione presente sugli Stati Uniti orientali potrebbe però rafforzare i venti da Nord/Est diretti verso la costa, favorendo un progressivo aumento del moto ondoso. A partire da venerdì sono attese onde frangenti particolarmente alte e pericolose correnti di risacca lungo i litorali della Carolina del Sud e della Florida meridionale.
Al momento, le condizioni atmosferiche non sembrano particolarmente favorevoli a una piena evoluzione tropicale del sistema. La perturbazione potrebbe svilupparsi lungo un fronte e incontrare un forte wind shear, ovvero variazioni della velocità o della direzione del vento con la quota, un fattore che tende a ostacolare l’organizzazione dei cicloni tropicali. La possibilità di uno sviluppo tropicale, tuttavia, non è esclusa del tutto. Qualora il sistema dovesse raggiungere lo status di tempesta tropicale, il prossimo nome previsto dalla lista ufficiale sarebbe Kyle.
Alte maree e luna piena aumentano il rischio di allagamenti
Il pericolo maggiore per diverse comunità costiere potrebbe derivare dalla combinazione tra mare agitato, venti persistenti diretti verso terra e alte maree ripetute. Questi fattori possono favorire l’accumulo di acqua lungo la costa, accelerare l’erosione degli arenili e aumentare il rischio di allagamenti nelle zone più basse. Nel fine settimana, la situazione potrebbe essere aggravata dalle maree astronomiche associate alla luna piena. In alcune località sono possibili le cosiddette king tides, le maree particolarmente elevate che si verificano quando le condizioni astronomiche favoriscono un maggiore innalzamento del livello marino. Tra le aree da monitorare figurano Miami, in Florida, e Charleston, nella Carolina del Sud. In queste zone, la concomitanza tra livelli marini più elevati e la spinta delle acque provocata dai venti potrebbe rendere più frequenti gli allagamenti costieri. La perturbazione in formazione nei pressi delle Bahamas dovrebbe poi essere sospinta verso l’Atlantico centrale nel corso della prossima settimana, ma il miglioramento delle condizioni non sarà necessariamente immediato lungo tutti i litorali.
Un 3° sistema potrebbe svilupparsi la prossima settimana
L’evoluzione atmosferica sull’Atlantico potrebbe riservare ulteriori complicazioni. Un’altra perturbazione potrebbe infatti formarsi più vicino alla costa sudorientale degli Stati Uniti nel corso della prossima settimana, prolungando le condizioni di mare pericoloso fino alla parte centrale e finale della settimana. Questo nuovo sistema potrebbe incontrare condizioni più favorevoli allo sviluppo tropicale rispetto alla perturbazione attesa vicino alle Bahamas. La maggiore permanenza sulle acque oceaniche potrebbe concedergli più tempo per organizzarsi e intensificarsi. Un eventuale rafforzamento in prossimità della costa aumenterebbe i rischi, soprattutto qualora la perturbazione rallentasse o rimanesse quasi stazionaria al largo. Anche senza trasformarsi in una tempesta tropicale, il sistema potrebbe comunque mantenere elevato il moto ondoso e prolungare l’erosione delle spiagge e gli allagamenti costieri.


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