Osservatorio sugli utilizzi idrici: disponibilità d’acqua stabile nel Distretto dell’Appennino Meridionale, la situazione

La crisi idrica arretra nel Mezzogiorno: l'Autorità di Bacino dell'Appennino Meridionale certifica la fine dell'emergenza nelle province di Reggio Calabria e Crotone. In Calabria gli invasi del Menta e dell'Alaco recuperano oltre 16 milioni di metri cubi rispetto al 2025, mentre le dighe della Sila registrano un surplus di 27,5 milioni. Migliora la disponibilità d'acqua anche in Basilicata, Campania, Puglia e Molise, ma restano criticità locali e problemi strutturali

La Calabria esce da una delle fasi più delicate dell’emergenza idrica degli ultimi anni. Le province di Reggio Calabria e Crotone non sono più interessate dallo stato di emergenza, mentre le principali dighe regionali registrano un significativo recupero delle riserve d’acqua rispetto al 2025. È questa la notizia più importante emersa dalla riunione del 6 ottobre 2026 dell’Osservatorio Permanente sugli utilizzi idrici dell’Autorità distrettuale di bacino dell’Appennino Meridionale, che ha esaminato la situazione delle risorse idriche nelle regioni del Distretto. Il quadro tracciato dall’Osservatorio evidenzia una sostanziale stabilità delle condizioni dei principali acquiferi e degli schemi idrici, sia per quanto riguarda l’approvvigionamento di acqua potabile sia per il comparto irriguo. La novità più significativa riguarda proprio la cessazione dello stato di emergenza nelle due province calabresi, accompagnata da dati incoraggianti sulla disponibilità d’acqua accumulata negli invasi. Per l’intero territorio distrettuale il livello di severità idrica nel comparto potabile viene considerato generalmente basso, con alcune eccezioni circoscritte ad aree nelle quali persistono difficoltà di approvvigionamento o criticità strutturali. La situazione appare meno problematica rispetto a quella registrata nel biennio precedente, anche se il miglioramento complessivo non elimina la necessità di proseguire le attività di monitoraggio e di intervenire sulle infrastrutture che regolano la distribuzione delle risorse.

Dighe del Menta e dell’Alaco: oltre 36 milioni di metri cubi d’acqua, riserve in forte aumento

A confermare il miglioramento della situazione calabrese sono soprattutto i numeri relativi alle dighe del Menta e dell’Alaco, due infrastrutture fondamentali per il sistema idrico regionale. Al 30 settembre 2026 i due invasi presentavano una disponibilità complessiva di 36,75 milioni di metri cubi d’acqua, con un incremento di 16,20 milioni di metri cubi rispetto allo stesso periodo del 2025. Un recupero significativo, soprattutto considerando le elevate temperature che hanno caratterizzato la stagione estiva e che avrebbero potuto determinare un’ulteriore pressione sulle riserve idriche. L’aumento delle disponibilità nei due bacini rappresenta un elemento importante per la capacità del sistema idrico calabrese di affrontare periodi caratterizzati da consumi elevati e condizioni meteorologiche sfavorevoli. I dati confermano che, rispetto allo scorso anno, la regione dispone di una maggiore quantità di risorsa accumulata, una condizione favorevole per la gestione degli approvvigionamenti nei prossimi mesi.

Sila, recupero straordinario delle riserve: 27,5 milioni di metri cubi in più rispetto al 2025

Indicazioni altrettanto positive arrivano dalle dighe della Sila, dove il recupero delle disponibilità idriche risulta particolarmente consistente. Gli invasi di Arvo, Ampollino e Passante contenevano complessivamente, alla fine di settembre 2026, 46,6 milioni di metri cubi d’acqua. Il confronto con l’anno precedente evidenzia un surplus di 27,5 milioni di metri cubi, mentre rispetto alla media storica la disponibilità risulta superiore di 5,3 milioni di metri cubi. Si tratta di dati che evidenziano un miglioramento non soltanto rispetto alla situazione del 2025, ma anche nei confronti dei valori normalmente registrati nel periodo. Il recupero degli invasi silani contribuisce a rafforzare il quadro positivo della disponibilità idrica regionale e offre maggiori margini alla gestione delle risorse, pur restando necessario mantenere sotto osservazione l’evoluzione delle condizioni idrologiche.

Vera Corbelli: “non ci sono situazioni di particolare criticità”

A illustrare il quadro generale è stata Vera Corbelli, segretario generale dell’Autorità Distrettuale di Bacino dell’Appennino Meridionale, che ha confermato il miglioramento delle condizioni nelle province calabresi. “Non ci sono situazioni di particolare criticità, è stato revocato lo stato di emergenza per Crotone e Reggio Calabria. Si rilevano alcune criticità a scala locale e comunque meno significative di quanto rilevato nello scorso biennio, sia nel comparto potabile che nel comparto irriguo, che vengono comunque esaminate anche nell’ambito dei Tavoli Tecnici istituiti presso l’Autorità”. Le parole del segretario generale confermano il superamento della fase emergenziale nei due territori, senza escludere la presenza di problematiche localizzate. Il monitoraggio continuerà attraverso i Tavoli Tecnici dell’Autorità, nei quali vengono esaminate le criticità relative sia alla disponibilità dell’acqua destinata al consumo umano sia alle esigenze dell’agricoltura.

Emergenza idrica nel Mezzogiorno: dove persistono le criticità

Il quadro generale dell’Appennino Meridionale mostra condizioni di severità idrica prevalentemente basse, ma non tutte le aree presentano lo stesso livello di sicurezza negli approvvigionamenti. Nel comparto potabile, situazioni di severità idrica bassa tendente a media interessano il Lazio meridionale, in particolare la provincia di Frosinone, la provincia di Chieti in Abruzzo e le province campane di Avellino e Benevento. Si tratta di territori nei quali la disponibilità della risorsa deve essere valutata anche alla luce delle condizioni delle infrastrutture, delle caratteristiche degli acquiferi e delle esigenze dei sistemi di distribuzione. La relazione tecnica ha infatti evidenziato che un aumento delle riserve disponibili non corrisponde necessariamente all’eliminazione delle difficoltà di approvvigionamento, soprattutto dove sono presenti limiti strutturali.

Basilicata e Puglia, oltre 100 milioni di metri cubi d’acqua in più nello schema Ionico-Sinni

La relazione tecnica sulla disponibilità delle risorse idriche è stata illustrata dall’ingegnere Pasquale Coccaro, che ha analizzato l’andamento dei principali acquiferi e schemi del Distretto. Tra i dati più rilevanti figura quello relativo allo schema idrico Ionico-Sinni, comprendente le dighe di Monte Cotugno e Pertusillo. Al 1° ottobre 2026 la disponibilità utile complessiva dei due invasi risultava pari a 179,75 milioni di metri cubi, con un incremento superiore a 100 milioni di metri cubi rispetto allo stesso periodo del 2025. Una differenza particolarmente significativa, che testimonia il recupero delle riserve in uno degli schemi strategici per la gestione delle risorse idriche nel Mezzogiorno. Anche lo schema dell’Ofanto presenta un andamento positivo. All’inizio di ottobre risultavano disponibili circa 57 milioni di metri cubi, con un surplus di circa 15 milioni rispetto all’anno precedente. “Attualmente si riscontra una disponibilità di circa 57 milioni di metri cubi, con un surplus di circa 15 milioni rispetto all’omologo periodo dell’anno scorso”, ha sottolineato Coccaro.

Diga di Occhito, riserve in aumento ma resta necessario il monitoraggio

Segnali di miglioramento emergono anche dallo schema idrico del Fortore, che registra un surplus di circa 49 milioni di metri cubi rispetto al 2025. Particolare attenzione è stata dedicata alla diga di Occhito, infrastruttura che durante l’estate ha garantito forniture d’acqua al Consorzio di Bonifica della Capitanata, diversamente da quanto accaduto nell’anno precedente. L’invaso dispone attualmente di 91,43 milioni di metri cubi d’acqua, a fronte di una capacità complessiva di 250 milioni di metri cubi. Nonostante il recupero, il livello delle riserve rende indispensabile mantenere un controllo costante sull’evoluzione della disponibilità idrica. Secondo Coccaro, “risulta comunque necessario proseguire il monitoraggio ai fini della programmazione”. La gestione dell’invaso resta quindi strettamente collegata alle esigenze di pianificazione, in particolare per quanto riguarda l’utilizzo delle risorse nei periodi di maggiore domanda irrigua.

Campania, disponibilità idrica in miglioramento ma attenzione alle sorgenti irpine

Anche in Campania il bilancio complessivo evidenzia un miglioramento, pur in presenza di condizioni differenziate tra i diversi sistemi di approvvigionamento. Per lo schema Sele-Calore Salernitano si registra un surplus nella disponibilità complessiva di quasi 900 litri al secondo rispetto allo scorso anno. Permangono tuttavia difficoltà nel recupero delle sorgenti, soprattutto in relazione ai valori medi storici. L’ingegnere Coccaro ha infatti segnalato “un ritardo nel processo di ricarica degli acquiferi interessati con un deficit di portata, rispetto alla media storica, di circa 250 litri al secondo sia per le sorgenti di Cassano Irpino che pere la sorgente Sanità di Caposele”. Le portate delle sorgenti di Cassano Irpino e Sanità di Caposele risultano dunque ancora inferiori alla media storica, nonostante l’aumento complessivo delle disponibilità rispetto al 2025. Negli altri schemi campani si rilevano incrementi di 319 litri al secondo per ABC Napoli e di 12,5 litri al secondo per Alto Calore Servizi.

Napoli e Caserta, possibile aumento della domanda d’acqua: allo studio nuovi prelievi

Una specifica attenzione riguarda l’Acquedotto della Campania Occidentale, per il quale potrebbe verificarsi una maggiore pressione sulla capacità produttiva. Coccaro ha riferito: “Acqua Campania ha segnalato che nelle prossime settimane l’eventuale incremento della domanda potrebbe portare a saturare la capacità di produzione dell’Acquedotto della Campania Occidentale”. La problematica potrebbe interessare soprattutto il territorio casertano e l’area settentrionale della provincia di Napoli. Per affrontare questa eventualità, nell’ambito delle attività finalizzate alla sottoscrizione dell’Accordo di Programma relativo al trasferimento idrico Lazio-Campania, è in corso la valutazione di un’autorizzazione provvisoria all’aumento dei prelievi. L’incremento previsto potrebbe raggiungere un massimo di 600 litri al secondo, analogamente a quanto già avvenuto nel 2025. Lo stesso accordo riguarda il trasferimento delle risorse della sorgente del Gari dal Lazio verso la Campania. Vera Corbelli ha ricordato che proseguono i tavoli istituzionali con le Regioni “per la regolamentazione dei trasferimenti idrici e per altri interventi che stiamo attivando”. L’intesa Lazio-Campania risulta in fase di finalizzazione, mentre continuano le attività relative alle “progettazioni che stiamo portando avanti per il completamento degli schemi idrici della Basilicata”.

Abruzzo e Lazio, riserve stabili ma pesano i problemi delle infrastrutture

In Abruzzo, il sub-ambito Marsicano presenta un incremento della disponibilità idrica superiore a 55 litri al secondo rispetto al 2025. Permangono invece criticità nel territorio di Chieti, riconducibili prevalentemente a problemi strutturali e non a una reale scarsità della risorsa disponibile. Una condizione analoga interessa l’ATO 5 di Frosinone, nel Lazio meridionale. Per questo territorio Coccaro ha evidenziato: “si rileva una complessiva stabilità della condizione di disponibilità idrica”. La severità viene tuttavia considerata “con una severità idrica valutabile nell’insieme come bassa tendente a media in ragione di criticità strutturali”. Il quadro si registra nonostante un surplus superiore a 31 litri al secondo rispetto alla media storica di agosto. Questi dati confermano l’importanza degli interventi sulle reti e sugli impianti di distribuzione, indispensabili per trasformare la disponibilità naturale d’acqua in una capacità effettiva di approvvigionamento.

Basilicata, la diga Camastra recupera acqua e aumentano le potenzialità dell’invaso

Un miglioramento viene segnalato anche per la diga Camastra, in Basilicata, che presenta una disponibilità di 7,54 milioni di metri cubi, con un surplus di 1,9 milioni rispetto al 2025. Il bacino, realizzato attraverso uno sbarramento sul fiume Bradano, contribuisce all’approvvigionamento idrico della città di Potenza. La sua capacità di invaso è stata significativamente ampliata grazie alle opere recentemente realizzate dal segretario generale dell’Autorità Distrettuale, nella veste di Commissario straordinario di Governo. Le infrastrutture costituiscono una componente essenziale del sistema di regolazione della risorsa, soprattutto nei territori nei quali la distribuzione delle precipitazioni e la domanda idrica richiedono un’attenta programmazione. In Molise, intanto, le sorgenti del Biferno presentano un surplus di 650 litri al secondo. Le sorgenti alimentano gli acquedotti Molisano Destro e Molisano Centrale, contribuendo al miglioramento del quadro regionale.

Trasferimento di acqua dal Molise alla Puglia: verso l’accordo tra le Regioni

Tra le questioni affrontate durante la riunione rientra anche il progetto di trasferimento idrico tra Molise e Puglia, destinato a collegare l’invaso del Liscione con quello di Occhito. Il segretario generale Corbelli ha spiegato che sono in fase di completamento le attività tecniche curate dall’Autorità di Bacino e necessarie alla definizione dell’accordo tra le due amministrazioni regionali. “Per quanto concerne il trasferimento idrico Molise-Puglia, dall’invaso del Liscione all’invaso di Occhito, si stanno finalizzando le attività curate dall’Autorità di Bacino e propedeutiche all’accordo tra Regione Molise e Regione Puglia, nell’ambito del quale andranno anche definite le le compensazioni ambientali”, ha ricordato Corbelli. L’intesa dovrà quindi disciplinare non soltanto le modalità di trasferimento della risorsa, ma anche le compensazioni ambientali connesse all’operazione. L’obiettivo è definire un sistema di gestione condivisa delle disponibilità idriche, tenendo conto delle esigenze dei territori coinvolti.

Fiume Sarno, prosegue la collaborazione con i Carabinieri del NOE e la Procura

Durante l’intervento introduttivo, Vera Corbelli ha affrontato anche il tema del recupero della qualità delle acque del fiume Sarno, una delle questioni ambientali oggetto dell’attività dell’Autorità. Il segretario generale ha riferito di un incontro con il Comando generale dei Carabinieri del NOE e ha confermato la prosecuzione della collaborazione con la Procura della Repubblica di Torre Annunziata. Le attività riguardano il recupero qualitativo delle acque del corso fluviale e si inseriscono nel quadro degli interventi istituzionali dedicati alla tutela delle risorse idriche. Accanto alla gestione quantitativa dell’acqua, il Distretto continua dunque a occuparsi anche degli aspetti ambientali e della qualità dei corpi idrici.

Bilancio idrologico, un nuovo modello scientifico per monitorare le risorse d’acqua

Un ulteriore approfondimento ha riguardato lo sviluppo degli strumenti scientifici necessari a valutare il bilancio idrologico dell’intero Distretto dell’Appennino Meridionale. L’ingegnere Luciana Giuzio ha illustrato lo stato di avanzamento delle attività condotte nell’ambito dell’accordo di collaborazione tra l’Autorità di Bacino Distrettuale e il Consorzio Interuniversitario per l’Idrologia (CINID), sotto la responsabilità scientifica del professor Salvatore Manfreda. Il progetto prevede la costruzione di un database idrologico distrettuale strutturato e validato, la ricostruzione delle serie storiche degli afflussi agli invasi strategici situati in bacini idrografici pressoché naturali e la definizione del bilancio idrologico sia a scala di bacino sia a scala distrettuale. Le attività comprendono inoltre la calibrazione e la validazione di modelli idrologici distribuiti e concettuali, oltre allo sviluppo di strumenti di supporto alla pianificazione e alla gestione della risorsa. Un ruolo centrale è affidato al modello DREAM, utilizzato per rappresentare le interazioni tra i principali elementi del ciclo idrologico. “Il modello DREAM adottato per il bilancio idrologico essendo un modello distribuito e fisicamente basato ben rappresenta i “rapporti” tra atmosfera, vegetazione, suolo e sottosuolo”, ha spiegato Giuzio. Nell’ultima fase, il lavoro si è concentrato sull’utilizzo di diverse strategie di calibrazione, con l’obiettivo di ottenere una maggiore robustezza dei risultati e una validazione più accurata del modello sull’intero territorio distrettuale.

Nuove stazioni meteorologiche in Basilicata: potenziata la rete di monitoraggio

Sempre Luciana Giuzio ha presentato lo stato di avanzamento della progettazione della rete di monitoraggio meteo-idro-pluviometrica, che in questa fase interessa principalmente il territorio della Basilicata. L’intervento, curato dal Commissario straordinario di Governo, prevede la progettazione esecutiva, la fornitura e l’installazione di 12 stazioni meteoclimatiche nei bacini idrografici collegati a dighe e traverse gestite da Acque del Sud S.p.A. Le infrastrutture interessate comprendono le dighe di Acerenza, Camastra, Monte Cotugno, Pertusillo, Saetta e Serra del Corvo, oltre alle traverse di Trivigno e Sauro. Il progetto è stato definito d’intesa con la Direzione Infrastrutture e Mobilità della Regione Basilicata, tenendo conto delle necessità di potenziamento delle osservazioni nei singoli bacini. Le nuove stazioni saranno completamente integrate nella rete di monitoraggio attualmente gestita dalla Protezione Civile regionale. L’intervento consentirà di rafforzare la raccolta dei dati meteorologici e idrologici necessari alla gestione degli invasi e alla valutazione dell’evoluzione delle risorse idriche.

Dighe e acquedotti del Sud, investimenti per 68 milioni di euro

Un capitolo rilevante della riunione è stato dedicato agli interventi di efficientamento del sistema delle grandi dighe e degli adduttori gestiti da Acque del Sud S.p.A. A illustrare le attività è stato l’ingegnere Giuseppe Maria Grimaldi, che ha ricostruito lo stato di attuazione delle opere promosse dal segretario generale dell’Autorità nella qualità di Commissario straordinario di Governo per le infrastrutture ex Eipli. La dotazione finanziaria complessiva ammonta a circa 68 milioni di euro, provenienti da fondi FSC 2014-2020, PNRR e AdB/ZES. Per tutte le dighe interessate sono state concluse le rivalutazioni sismiche degli sbarramenti e delle opere accessorie, mentre ulteriori approfondimenti sono in corso per gli impianti di Monte Cotugno e Pertusillo. Risultano ultimati gli interventi sui paramenti di monte delle dighe di Conza e Saetta, mentre sono in fase conclusiva i lavori relativi alle case di guardia delle dighe di Acerenza e Genzano e al ripristino delle passerelle del Pertusillo. Sono inoltre in fase di avvio gli interventi di manutenzione straordinaria degli organi di scarico delle dighe di Camastra, Conza, Saetta e Pertusillo. Si tratta di opere destinate a migliorare la sicurezza, l’efficienza e la funzionalità delle infrastrutture di accumulo e trasferimento delle risorse idriche.

Adduttore Acerenza-Genzano, collaudati 7,5 chilometri di un’opera realizzata negli anni Novanta

Tra gli interventi più significativi figura quello sull’adduttore Acerenza-Genzano, infrastruttura appartenente allo schema idrico Basento-Bradano. L’opera era stata realizzata alla fine degli anni Novanta, ma non era mai entrata in funzione a causa di una frana che ne aveva interrotto la continuità idraulica. Tra agosto e settembre 2026 sono stati collaudati i primi 7,5 chilometri dell’adduttore, segnando un passaggio importante nel recupero dell’infrastruttura. Entro la fine di agosto erano stati inoltre ultimati i lavori strutturali di manutenzione della Galleria Acerenza-Genzano, con il successivo avvio delle attività di completamento. La conclusione degli interventi permetterà di alimentare l’intero schema idrico Basento-Bradano e di rendere utilizzabile la diga di Genzano di Lucania, caratterizzata da un volume di regolazione di circa 50 milioni di metri cubi. L’attivazione dello schema consentirà inoltre l’approvvigionamento del costruendo Distretto irriguo G, esteso per circa 13.000 ettari, e del Distretto irriguo B, situato a valle del Partitore del Marascione, per ulteriori 5.000 ettari. Complessivamente, le infrastrutture saranno quindi funzionali alla distribuzione di acqua destinata a circa 18.000 ettari di superfici irrigue.

Nuovi collegamenti tra dighe, progettazioni e interventi per 183 milioni

Parallelamente ai lavori già realizzati, prosegue la progettazione delle opere necessarie a completare e integrare il sistema idrico. Sono stati affidati i servizi di progettazione per gli adduttori Diga di Camastra-Traversa di Trivigno e Partitore del Marascione-zona di testata della Diga del Locone. Questi interventi consentiranno di completare lo schema Basento-Bradano e di realizzare la sua interconnessione con lo schema idrico dell’Ofanto. Sono inoltre in corso ulteriori servizi di ingegneria inseriti nel Masterplan per l’efficientamento dell’intero sistema di competenza del Commissario. Le attività riguardano il progetto del nuovo scarico della diga di Monte Cotugno, l’ottimizzazione del funzionamento della traversa di Santa Venere e del Tripartitore dello schema dell’Ofanto. Sono previste anche la definizione dei Documenti di Indirizzo alla Progettazione (DIP) per gli interventi di incremento della sicurezza della diga di Serra del Corvo, per l’adeguamento sismico della diga di Monte Cotugno e per il miglioramento della sicurezza e lo sfangamento della diga del Camastra. Un ulteriore intervento riguarda il ripristino della continuità idraulica della Galleria del Sarmento, richiesto dal Tavolo Tecnico Programmatico di coordinamento tra Regione Basilicata – Assessorato ai Lavori Pubblici, Acque del Sud S.p.A. e Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale. La programmazione sviluppata attraverso queste attività ha consentito di candidare opere per circa 183 milioni di euro nell’ambito del Piano Nazionale di Interventi Infrastrutturali e per la Sicurezza nel Settore Idrico (PNIISSI). La cifra si riferisce agli interventi candidati nell’ambito del Piano nazionale e si distingue dalla dotazione di circa 68 milioni già messa a disposizione del Commissario attraverso le diverse fonti di finanziamento.

Gestione delle acque e rischio alluvioni, verso i nuovi Piani del 2027

L’ultima parte della seduta ha riguardato l’aggiornamento degli strumenti di pianificazione delle risorse idriche e di prevenzione del rischio idraulico. La dottoressa Marina Saggiomo ha illustrato lo stato di avanzamento del Piano di Gestione delle Acque (PGA) e del Piano di Gestione del Rischio Alluvioni (PGRA). Le attività rientrano nei nuovi cicli di pianificazione che dovranno condurre all’aggiornamento definitivo dei due strumenti entro il 2027. “Il percorso che ha preso avvio a dicembre 2024 con la pubblicazione del programma di lavoro, proseguito nel 2025 con le valutazioni globali provvisorie, continuerà a dicembre 2026 con la redazione dei Progetti di Piano, per giungere a dicembre 2027 all’adozione dei Piani definitivi aggiornati, quindi PGA – IV ciclo e PGRA – III ciclo”, ha affermato Saggiomo. Il calendario prevede quindi la predisposizione dei progetti di Piano entro dicembre 2026 e l’adozione dei Piani definitivi aggiornati entro dicembre 2027, rispettivamente per il quarto ciclo del PGA e il terzo ciclo del PGRA.

Valutazioni ambientali, le prossime scadenze del 10 e 15 ottobre

Per quanto riguarda gli adempimenti ambientali, sono state avviate le procedure necessarie a verificare l’eventuale assoggettabilità dei nuovi strumenti di pianificazione alla Valutazione Ambientale Strategica (VAS). Le istanze sono state trasmesse nel mese di agosto 2026 al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e al Ministero della Cultura (MIC). Saggiomo ha precisato: “sul fronte, invece, degli adempimenti ambientali previsti dalla normativa – ha aggiunto – ad agosto 2026 sono state inviate sia al MASE che al MIC le istanze per la richiesta di avvio della procedura di verifica di assoggettabilità a VAS, nello specifico il 7 agosto per il riesame PGA e il 10 agosto per il riesame PGRA. A valle della procedibilità delle istanze pervenuta dal MASE, è stata effettuata la notifica ai Soggetti Competenti in Materia Ambientale relativa all’avvio della fase di consultazione sulla documentazione presentata, che dura 30 giorni e che vede come scadenza il 10 ottobre prossimo per il PGA e il 15 ottobre per il PGRA per la presentazione di eventuali osservazioni”. Le prossime scadenze sono dunque fissate al 10 ottobre 2026 per il Piano di Gestione delle Acque e al 15 ottobre 2026 per il Piano di Gestione del Rischio Alluvioni, termini entro i quali i soggetti competenti in materia ambientale potranno presentare eventuali osservazioni. Il percorso si inserisce in una programmazione più ampia che comprende la gestione delle risorse, la sicurezza delle grandi infrastrutture, la tutela ambientale e la prevenzione delle alluvioni.

Calabria fuori dall’emergenza, ma la gestione dell’acqua resta una priorità

La riunione dell’Osservatorio del 6 ottobre consegna dunque un quadro complessivamente più favorevole rispetto a quello registrato nel 2025, con un miglioramento della disponibilità delle risorse in numerosi sistemi idrici del Mezzogiorno. La revoca dello stato di emergenza nelle province di Reggio Calabria e Crotone rappresenta il risultato più significativo per la Calabria, sostenuto da un netto incremento delle riserve nelle dighe del Menta, dell’Alaco e della Sila. Allo stesso tempo, la presenza di criticità strutturali in altri territori del Distretto evidenzia come la sola disponibilità naturale d’acqua non sia sufficiente a garantire il funzionamento ottimale dei sistemi di approvvigionamento. Restano centrali il monitoraggio degli acquiferi, il completamento delle opere idriche strategiche, gli accordi per i trasferimenti tra Regioni e gli investimenti sulla sicurezza delle dighe e delle reti. La fase emergenziale è terminata a Reggio Calabria e Crotone, ma la continuità degli approvvigionamenti e la capacità di affrontare eventuali nuove condizioni di scarsità idrica dipenderanno anche dall’attuazione degli interventi infrastrutturali e dalla gestione programmata delle risorse disponibili.