Il bacino del Pacifico è interessato da una fase di intensa attività ciclonica, con 2 sistemi tropicali che stanno mettendo alla prova le comunità costiere e insulari. Da una parte l’uragano Trudy, che ha investito alcune aree della costa pacifica del Messico con piogge abbondanti e forti raffiche di vento; dall’altra il tifone Champi, che dopo essere transitato nei pressi dell’estremità meridionale di Guam si sta spostando verso il Mar delle Filippine.
Trudy investe il Messico: piogge intense e rischio di frane
L’uragano Trudy, classificato di 2ª categoria, ha raggiunto venti sostenuti fino a 155 km/h, avanzando verso Nord/Ovest a circa 9 km/h. Secondo il National Hurricane Center statunitense, il centro del sistema era atteso in prossimità della costa messicana fino alla serata di domenica, prima di transitare a Sud della penisola della Bassa California tra oggi e domani. Le previsioni indicavano un rapido indebolimento del ciclone già nella giornata di ieri, tanto da indurre le autorità a interrompere ulteriori avvisi per le coste del Paese. Nonostante questa evoluzione favorevole, la situazione meteorologica rimane delicata, soprattutto nelle aree già interessate da precipitazioni ripetute.
La Marina messicana aveva invitato naviganti e residenti delle zone costiere a mantenere la massima prudenza per via del moto ondoso, delle piogge intense e del possibile innalzamento dei livelli dei fiumi. Tra i principali pericoli segnalati figuravano allagamenti, esondazioni e frane, con conseguenze potenzialmente gravi nelle aree montuose.
Accumuli fino a 30 cm: terreni saturi e rischio idrogeologico
Le precipitazioni associate a Trudy erano stimate tra 100 e 200 mm nell’arco del fine settimana, con accumuli localmente prossimi ai 300 mm lungo la costa e nelle aree limitrofe degli Stati di Michoacán, Colima e Jalisco. Un elemento particolarmente preoccupante è rappresentato dalla saturazione dei terreni, già appesantiti dalle precipitazioni dei sistemi perturbati precedenti. Le autorità di Colima hanno indicato che il rischio complessivo appariva contenuto, ma hanno comunque avvertito della possibilità di danni causati dalle nuove piogge. Il National Hurricane Center ha richiamato l’attenzione sul pericolo di inondazioni improvvise e colate di fango potenzialmente letali. Anche in presenza di un rapido indebolimento del sistema tropicale, gli effetti delle precipitazioni possono infatti persistere per diverse ore, soprattutto in territori caratterizzati da pendii ripidi e bacini idrografici vulnerabili.
Champi si allontana da Guam, ma resta un tifone molto intenso
Sul fronte occidentale del Pacifico, il tifone Champi ha superato la zona meridionale di Guam e si è diretto verso il Mar delle Filippine. Nelle rilevazioni diffuse ieri sera, il sistema si trovava a circa 555 km a Ovest dell’isola, procedendo verso Ovest-Nord/Ovest a circa 22,5 km/h. I venti sostenuti raggiungevano i 225 km/h, una velocità indicativa della notevole intensità del fenomeno. Secondo le valutazioni della Federal Emergency Management Agency (FEMA), Champi avrebbe dovuto inizialmente indebolirsi, con la possibilità di una successiva intensificazione fino alla 5ª categoria entro lunedì sera ora locale.
Tutti gli avvisi e le allerte per ciclone tropicale relativi a Guam, Rota, Tinian e Saipan sono stati cancellati. La revoca degli avvisi, tuttavia, non significa il ritorno immediato alla normalità: le isole devono ancora fare i conti con le conseguenze del passaggio del tifone e con le difficoltà logistiche legate alla gestione dell’emergenza.
Emergenza nelle isole: aeroporti e porti chiusi
I governatori di Guam e delle Isole Marianne Settentrionali avevano richiesto venerdì la proclamazione dello stato di emergenza. Ieri, il presidente statunitense Donald Trump aveva approvato una dichiarazione di emergenza per Guam, autorizzando la FEMA a coordinare gli interventi federali di assistenza. L’agenzia ha confermato la disponibilità di aiuti federali destinati a integrare le operazioni di risposta delle autorità locali. Nel frattempo, aeroporti, porti e alcune strutture sanitarie dei territori sono rimasti chiusi. A complicare ulteriormente il quadro è la difficile situazione in cui versano le comunità insulari, ancora impegnate nella ricostruzione dopo il passaggio dei super tifoni Sinlaku e Bavi, che hanno colpito rispettivamente in aprile e luglio.


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