Il prezzo del gas naturale in Europa supera la soglia dei 90 euro per megawattora per la prima volta dalla fine del 2022, riportando al centro dell’attenzione il rischio di una nuova impennata dei costi energetici. Nella giornata di oggi, martedì 20 ottobre 2026, le quotazioni del gas al TTF di Amsterdam, principale mercato di riferimento europeo, hanno raggiunto i 90,15 euro per megawattora (€/MWh), segnando un rialzo di oltre il 2% rispetto alla giornata precedente. Un aumento che assume particolare rilevanza per l’Italia, dove il costo del gas continua a influenzare in maniera significativa la formazione dei prezzi dell’energia elettrica. La nuova escalation rischia così di tradursi in una maggiore pressione sulle bollette di famiglie e imprese, in un contesto internazionale caratterizzato dalle tensioni nello Stretto di Hormuz e da livelli di stoccaggio del gas europeo inferiori alla media storica.
Gas oltre 90 euro al TTF di Amsterdam: prezzi triplicati dall’inizio del 2026
Il superamento della soglia dei 90 €/MWh rappresenta un passaggio significativo nell’andamento del mercato energetico europeo. Le quotazioni hanno infatti raggiunto livelli che non si registravano dalla fine del 2022, anno segnato dalla gravissima crisi energetica conseguente all’invasione russa dell’Ucraina. Il dato odierno non costituisce un episodio isolato, ma si inserisce in una tendenza rialzista avviata all’inizio di ottobre. Nell’arco di meno di tre settimane, il prezzo del gas ha accumulato un incremento di circa il 25%, mentre considerando l’intero 2026 le quotazioni risultano pressoché triplicate. Una dinamica che evidenzia quanto rapidamente siano cambiate le condizioni del mercato europeo del gas e quanto le tensioni internazionali possano incidere sul costo delle forniture energetiche. Il confronto con il 2022 rimane particolarmente significativo. Durante la crisi energetica provocata dalla guerra in Ucraina, il prezzo del gas europeo aveva raggiunto picchi superiori ai 300 €/MWh. Le quotazioni attuali restano dunque inferiori ai massimi di quella fase, ma il ritorno sopra i 90 euro segnala un nuovo e marcato aumento dei prezzi rispetto ai livelli registrati nei mesi precedenti.
Crisi nello Stretto di Hormuz: attacchi alle petroliere e forniture di GNL sotto pressione
Tra i principali fattori che alimentano il rincaro del gas figurano le tensioni geopolitiche nello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi strategici per il commercio internazionale di energia. La situazione è caratterizzata da attacchi a navi cisterna, presenza di mine e interruzioni delle attività di trasporto, che stanno limitando le forniture di gas naturale liquefatto (GNL), in particolare quelle provenienti dal Qatar. Le difficoltà che interessano questa rotta commerciale hanno conseguenze sulla disponibilità di gas destinato ai mercati internazionali. La riduzione dei flussi verso l’Europa contribuisce ad aumentare la pressione sulle quotazioni, mentre cresce la competizione con i Paesi asiatici per assicurarsi i quantitativi disponibili. Il mercato europeo si trova così esposto a una combinazione di criticità: da una parte le limitazioni alle forniture legate all’instabilità geopolitica, dall’altra la necessità di competere con l’Asia per l’approvvigionamento di GNL. Queste condizioni contribuiscono ad alimentare il rialzo del prezzo del gas al TTF, che risente delle tensioni lungo le rotte energetiche e delle prospettive di disponibilità del combustibile nei prossimi mesi.
Stoccaggi di gas in Europa al 74-75%: Germania ferma al 61%
Alle difficoltà sul fronte delle forniture si aggiunge un secondo elemento di preoccupazione: il livello degli stoccaggi europei di gas naturale, attualmente inferiore rispetto alla media storica per questo periodo dell’anno. I depositi dell’Unione Europea risultano riempiti per circa il 74-75% della loro capacità, un livello sensibilmente inferiore alla media storica di circa il 90% che caratterizza questa fase della stagione. Il divario assume un significato particolare in vista dell’inverno, quando la domanda di gas tende ad aumentare e le riserve accumulate nei depositi assumono un ruolo fondamentale per garantire la continuità degli approvvigionamenti. Ancora più delicata appare la situazione della Germania, dove gli stoccaggi risultano fermi al 61%, una percentuale nettamente inferiore sia alla media storica europea sia al livello complessivo dei depositi dell’Unione. La combinazione tra riserve relativamente basse e incertezza sulle forniture internazionali contribuisce ad alimentare il cosiddetto premio di rischio invernale, ossia la maggiore valorizzazione del gas legata ai timori per la disponibilità delle risorse energetiche durante i mesi più freddi. Il livello degli stoccaggi diventa quindi uno degli elementi centrali per comprendere l’attuale andamento delle quotazioni: con minori riserve rispetto agli anni precedenti, le tensioni sull’offerta internazionale assumono un peso ancora maggiore nella determinazione dei prezzi.
Bollette luce e gas in Italia: perché il rincaro del TTF pesa maggiormente sul nostro Paese
Il ritorno del gas sopra i 90 euro per megawattora rappresenta un fattore particolarmente rilevante per il sistema energetico italiano. L’Italia risulta infatti più esposta agli aumenti del prezzo del gas rispetto ad altri Paesi europei, a causa del legame strutturale tra le quotazioni del combustibile e il costo dell’energia elettrica all’ingrosso. Nel mercato elettrico italiano, il gas naturale riveste un ruolo importante nella generazione di energia e nella formazione del prezzo all’ingrosso. Il meccanismo di determinazione dei prezzi dell’elettricità fa sì che gli aumenti del costo del combustibile possano riflettersi anche sulle quotazioni dell’energia elettrica. Questa caratteristica contribuisce a mantenere i prezzi elettrici all’ingrosso italiani strutturalmente più elevati rispetto alla media europea, accentuando l’esposizione del Paese alle oscillazioni dei mercati energetici internazionali. Di conseguenza, il rincaro del TTF non riguarda soltanto il mercato del gas, ma può produrre ripercussioni anche sul costo dell’elettricità. Per le famiglie italiane, ciò significa una maggiore pressione potenziale sulle bollette di luce e gas, mentre per le imprese si traduce in un aumento dei costi connessi all’approvvigionamento energetico.
Industria italiana a rischio rincari: ceramica, vetro, chimica, acciaio e carta tra i settori più esposti
Le conseguenze dell’aumento dei prezzi energetici interessano in modo particolare il sistema produttivo italiano, soprattutto nei comparti caratterizzati da consumi elevati di gas ed elettricità. Tra i settori maggiormente esposti figurano l’industria della ceramica, del vetro, della chimica, dell’acciaio e della carta, attività nelle quali l’energia rappresenta una componente particolarmente importante dei costi di produzione. Per queste imprese, l’aumento delle quotazioni del gas può incidere direttamente sulle spese operative, mentre l’eventuale trasmissione dei rincari al mercato elettrico determina un’ulteriore pressione economica. La situazione assume un rilievo ancora maggiore considerando che il sistema industriale italiano deve già confrontarsi con prezzi dell’elettricità all’ingrosso mediamente superiori a quelli europei. Un ulteriore aumento della componente energetica può quindi incidere sulla competitività delle produzioni italiane, soprattutto nei comparti che necessitano di grandi quantità di energia per i processi industriali.
Prezzo del gas e rischio inverno: l’Europa torna a fare i conti con la sicurezza energetica
La nuova accelerazione delle quotazioni evidenzia la vulnerabilità del mercato europeo di fronte alla contemporanea presenza di tensioni geopolitiche, limitazioni alle forniture di GNL e stoccaggi inferiori alla media. Il dato di 90,15 €/MWh riporta il gas sui livelli più elevati dalla fine del 2022 e concentra l’attenzione sulle condizioni con cui l’Europa si avvicina alla stagione invernale. Da un lato, le difficoltà nello Stretto di Hormuz limitano i flussi energetici provenienti da un’area strategica per gli approvvigionamenti internazionali. Dall’altro, il livello dei depositi europei rende particolarmente importante la disponibilità di nuove forniture, in un mercato nel quale la concorrenza con l’Asia contribuisce a sostenere i prezzi. Per l’Italia, dove il prezzo del gas conserva un’influenza determinante sul mercato elettrico, l’evoluzione delle quotazioni del TTF rappresenta una variabile cruciale per il costo dell’energia, le bollette e la sostenibilità economica delle attività produttive. Il superamento dei 90 euro costituisce dunque un nuovo segnale di tensione per il mercato energetico europeo, con possibili ripercussioni particolarmente significative sull’economia italiana in vista dei mesi invernali.


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