Price cap carburanti, Urso: “convinti i colossi petroliferi, prezzi più bassi d’Europa”

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy rivendica dalla Sicilia il risultato dell’intesa con Eni e le altre compagnie petrolifere

Il price cap sui carburanti si estende rapidamente sulla rete italiana e il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, intervenendo a margine di un evento in Sicilia, rivendica il risultato ottenuto attraverso il confronto con le grandi compagnie petrolifere. Il punto centrale è la progressiva diffusione di una scontistica su benzina e gasolio, avviata da Eni e successivamente adottata da altri grandi operatori presenti sul mercato nazionale. Secondo gli ultimi dati comunicati dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy sulla base dell’Osservatorio prezzi carburanti e aggiornati alle ore 8 di sabato 3 ottobre, sono ormai oltre 10mila i distributori nei quali i prezzi risultano inferiori alle soglie individuate nell’ambito dell’iniziativa: il 51,7% degli impianti rilevati vende benzina a meno di 2 euro al litro, mentre il 52,2% pratica un prezzo del gasolio inferiore a 2,20 euro al litro. In termini assoluti si tratta rispettivamente di 10.413 e 10.519 punti vendita.

Urso dalla Sicilia: “il prezzo praticato in Italia è il più basso d’Europa”

È proprio sul significato politico ed economico dell’operazione che Urso ha insistito nel suo intervento in Sicilia, sottolineando il ruolo avuto dal Governo nel coinvolgimento delle compagnie petrolifere e presentando il meccanismo adottato in Italia come un risultato che, nelle parole del ministro, non era stato raggiunto in altri Paesi europei. “Siamo riusciti a realizzare una cosa che altri sì avevano provato in Europa senza successo, quello di convincere le compagnie petrolifere a cominciare dall’Eni, ma a cui hanno seguito le principali compagnie petrolifere mondiali che operano in Italia, ad applicare un tetto al prezzo, una scontistica. Così da venire in soccorso alle famiglie ai consumatori alle imprese italiane. Il prezzo del gasolio e della benzina che oggi viene praticato in Italia è il più basso d’Europa”. Sono le parole pronunciate dal ministro delle Imprese e del Made in Italy a margine dell’evento siciliano dedicato al tema del price cap sui prezzi dei carburanti.

Price cap carburanti, più della metà della rete sotto le soglie indicate

Il dato più rilevante delle ultime ore riguarda la dimensione raggiunta dall’iniziativa. Secondo i dati diffusi dal Mimit, il price cap ha ormai coinvolto più della metà della rete nazionale. La rilevazione aggiornata alla mattina del 3 ottobre indica infatti 10.413 impianti con benzina sotto i 2 euro al litro su 20.141 rilevati, pari al 51,7%, e 10.519 distributori con gasolio sotto i 2,20 euro su 20.147, pari al 52,2%. Il meccanismo non corrisponde a un prezzo unico imposto sull’intero territorio nazionale, ma si basa sull’applicazione da parte degli operatori aderenti di tetti o sconti sui prezzi alla pompa. La diffusione dell’iniziativa sta quindi producendo una situazione differenziata tra compagnie e singoli impianti, con una quota crescente della rete che rientra nei livelli di prezzo indicati. Il Mimit ha rilevato anche una riduzione delle medie nazionali dei carburanti. Nella rete stradale, i valori comunicati il 3 ottobre sono scesi a circa 2,052 euro al litro per la benzina e 2,247 euro per il gasolio, mentre soltanto due giorni prima, il primo ottobre, le medie indicate erano rispettivamente di 2,084 e 2,285 euro al litro.

Eni apre la strada, poi l’adesione delle altre compagnie

La prima grande compagnia a introdurre concretamente il tetto è stata Eni, che aveva annunciato una misura della durata di 30 giorni fissando un limite di 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro al litro per il gasolio presso gli impianti interessati dall’iniziativa. La misura è entrata in vigore il 28 settembre. Alla scelta di Eni si sono progressivamente aggiunti altri operatori del settore. Il Mimit ha indicato tra le società coinvolte IP-Socar, Q8 e Tamoil, contribuendo così a estendere rapidamente l’iniziativa a una parte crescente della distribuzione nazionale. La partecipazione di Q8, in particolare, è stata annunciata con decorrenza dal primo ottobre e per una durata iniziale di 30 giorni. La compagnia aveva spiegato che il proprio sistema sarebbe stato applicato con modalità differenziate sulla rete, tenendo conto delle diverse caratteristiche del sistema distributivo.

Benzina sotto i 2 euro e diesel sotto i 2,20: il peso del prezzo alla pompa

La questione del costo dei carburanti ha assunto nelle ultime settimane un peso crescente, soprattutto per l’impatto diretto della benzina e del gasolio sui bilanci familiari e sui costi sostenuti dalle imprese. Una variazione anche limitata del prezzo al litro può infatti produrre effetti significativi quando viene moltiplicata per i consumi quotidiani e, nel caso delle attività economiche, per grandi volumi di carburante. Per questo la diffusione delle soglie inferiori ai 2 euro per la benzina e ai 2,20 euro per il diesel rappresenta l’elemento concreto su cui si concentra in questa fase l’iniziativa. Il dato nazionale, tuttavia, rimane una media e non significa che tutti gli automobilisti trovino gli stessi prezzi in ogni distributore. Le quotazioni possono continuare a variare in funzione della compagnia, della tipologia di impianto, dell’area geografica e delle modalità di vendita, oltre alla differenza tra self service e servito.

Il Governo punta sulla scontistica concordata con le compagnie

L’aspetto su cui insiste Urso è soprattutto il metodo utilizzato. Il ministro presenta infatti il risultato come conseguenza della capacità di coinvolgere direttamente le compagnie petrolifere, partendo da Eni e arrivando successivamente agli altri grandi operatori presenti sul territorio italiano. Già il 2 ottobre Urso aveva spiegato che quasi 10mila stazioni di servizio avevano applicato il price cap, pari a circa metà della rete. A distanza di ventiquattro ore la soglia dei 10mila impianti è stata superata. L’obiettivo è quello di attenuare l’impatto del rincaro dei carburanti attraverso un meccanismo che coinvolga direttamente gli operatori del mercato, anziché attraverso un prezzo amministrato identico per tutti i distributori.

Carburanti, resta aperto il nodo dell’autotrasporto

La riduzione dei prezzi alla pompa non esaurisce tuttavia tutte le questioni legate all’aumento dei costi energetici. In particolare, resta aperto il tema dell’autotrasporto, particolarmente rilevante proprio in Sicilia e nelle altre regioni caratterizzate da una forte dipendenza dal trasporto su gomma. Le associazioni del settore hanno evidenziato che una parte delle imprese di autotrasporto si approvvigiona attraverso canali differenti rispetto ai normali distributori destinati agli automobilisti e potrebbe quindi non beneficiare nello stesso modo degli sconti applicati alla rete al dettaglio. Nei giorni precedenti erano state inoltre annunciate iniziative di protesta da parte degli autotrasportatori siciliani proprio sul tema del caro gasolio. È quindi su questo fronte che continuerà a concentrarsi una parte importante del confronto tra Governo, operatori economici e categorie produttive, mentre il sistema di price cap applicato alla rete ordinaria entra nella sua fase più ampia.

Price cap, il dato supera quota 10mila distributori

Il passaggio oltre la soglia dei 10mila distributori aderenti costituisce intanto il principale elemento nuovo della giornata. Il 51,7% degli impianti monitorati pratica benzina sotto i due euro, mentre il 52,2% propone gasolio sotto i 2,20 euro. Numeri che certificano una diffusione della misura superiore alla metà della rete italiana censita dall’Osservatorio prezzi carburanti del Mimit. Il quadro sarà ora legato all’evoluzione dei prezzi internazionali dell’energia, alle quotazioni del petrolio e dei prodotti raffinati, oltre che alle decisioni delle singole compagnie una volta terminato il periodo iniziale previsto dalle diverse iniziative. Per il momento, però, Urso concentra l’attenzione sul risultato raggiunto attraverso il coinvolgimento degli operatori e sul beneficio che il Governo attribuisce al meccanismo per famiglie, consumatori e imprese italiane. Un passaggio che, soprattutto in una fase caratterizzata da forti tensioni sui costi dei carburanti, porta il price cap su benzina e gasolio al centro del confronto economico nazionale.