Quanto incidono le caratteristiche del sottosuolo, i cambiamenti climatici e le attività umane sulla vulnerabilità delle città? Da oggi è possibile ottenere una valutazione sintetica attraverso un unico indicatore scientifico, capace di rappresentare il rapporto tra le condizioni geologiche e climatiche del territorio e lo sviluppo urbano. A introdurre questo nuovo strumento è ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che ha messo a punto un metodo per analizzare e confrontare le caratteristiche delle principali città italiane ed europee. Il nuovo indicatore si chiama Urban Geo-climate Footprint (UGF) e permette di esprimere, attraverso un punteggio compreso tra 0 e 500, il potenziale impatto dei fenomeni geologici e climatici sulle aree urbane.
Il principio alla base della valutazione è preciso: quanto maggiore è l’influenza esercitata dal contesto geologico e climatico sullo sviluppo e sul funzionamento di una città, tanto più elevato risulta il valore attribuito. I primi risultati italiani delineano un quadro caratterizzato da differenze significative. Napoli raggiunge 359 punti, il valore più alto tra quelli riportati, mentre Trento si ferma a 94 punti. In mezzo si collocano città con caratteristiche territoriali e ambientali differenti, tra cui Genova, Palermo, Bari e Catanzaro, che presentano valori relativamente elevati. Non si tratta di una previsione di eventi calamitosi né di una misura diretta della probabilità che si verifichi un disastro. L’indicatore sintetizza invece il grado di interazione tra i fattori geologici, climatici e urbani, offrendo una base conoscitiva utile per comprendere le caratteristiche del territorio e orientare le attività di pianificazione e prevenzione.
La classifica delle città italiane: Napoli a 359 punti, Genova a 304 e Palermo a 265
L’applicazione dell’Urban Geo-climate Footprint a tutti i capoluoghi di regione e di provincia autonoma italiani ha consentito di mettere in evidenza le differenze tra i diversi contesti urbani. I valori disponibili mostrano un intervallo particolarmente ampio, con uno scarto di 265 punti tra Napoli e Trento. Napoli, con 359 punti, presenta il valore più elevato tra quelli indicati da ISPRA. Segue Genova con 304 punti, mentre Palermo raggiunge quota 265. Valori importanti emergono anche per Bari, con 255 punti, e Catanzaro, con 250 punti. Il dato del capoluogo calabrese assume particolare rilievo nel confronto nazionale: Catanzaro figura tra le città con i valori più elevati dell’indice, collocandosi appena cinque punti sotto Bari e quindici sotto Palermo. Si tratta di una valutazione che richiama l’attenzione sull’importanza delle caratteristiche geologiche e climatiche nel rapporto con il tessuto urbano. All’estremo opposto si trovano alcune città con valori più contenuti.
Trento registra 94 punti, il risultato più basso tra quelli riportati, mentre Bolzano raggiunge 144 punti, Milano 155, Aosta 160 e Trieste 162. Queste differenze non devono essere interpretate come una graduatoria assoluta della sicurezza delle città. Un punteggio inferiore non equivale necessariamente all’assenza di pericoli geologici o climatici, così come un valore più elevato non identifica automaticamente una maggiore probabilità di danni. L’indice descrive la complessità delle interazioni tra il territorio e l’ambiente urbano, riassumendole in un parametro confrontabile.
Catanzaro tra i valori più elevati: cosa significa il punteggio di 250
Tra i risultati di maggiore interesse per il Mezzogiorno emerge quello di Catanzaro, che raggiunge 250 punti nell’indice ISPRA. Il capoluogo calabrese presenta quindi un valore vicino a quello di Bari e Palermo, entrambe comprese nel gruppo delle città caratterizzate da punteggi relativamente elevati. Il risultato evidenzia il peso che il contesto geologico e climatico assume nella valutazione complessiva dell’area urbana. L’UGF, infatti, non considera soltanto le condizioni naturali del territorio, ma anche le interazioni con le attività umane e con le trasformazioni che interessano le città. La presenza di Catanzaro tra i valori più alti costituisce dunque un elemento conoscitivo importante per le analisi territoriali. Per individuare le specifiche componenti che contribuiscono al punteggio del capoluogo calabrese è tuttavia necessario esaminare i dati di dettaglio: il valore complessivo, da solo, non consente di stabilire quali singoli fenomeni abbiano inciso maggiormente sul risultato. La valutazione assume un significato ancora più ampio considerando che il metodo è stato applicato anche a Palermo, con 265 punti, e a Bari, con 255, consentendo un confronto tra differenti realtà urbane dell’Italia meridionale.
Come funziona l’Urban Geo-climate Footprint: un indice da 0 a 500
Il metodo scientifico è stato sviluppato da ISPRA nell’ambito di un’attività di ricerca condotta in collaborazione con EuroGeoSurveys, la rete europea dei servizi geologici. L’obiettivo è trasformare una grande quantità di informazioni territoriali in un indicatore sintetico, rendendo più immediata la comprensione delle relazioni tra ambiente naturale e città. L’Urban Geo-climate Footprint utilizza le informazioni già disponibili nelle banche dati pubbliche, integrando elementi relativi ai fattori geologici, alle condizioni climatiche e alle attività antropiche. Il risultato è espresso attraverso un punteggio che può variare da 0 a 500. I valori più alti corrispondono a contesti nei quali le condizioni geologiche e climatiche esercitano un’influenza maggiore sullo sviluppo e sul funzionamento dell’area urbana. Il vantaggio del sistema consiste nella possibilità di sintetizzare informazioni complesse all’interno di un unico parametro. Le caratteristiche del sottosuolo, le pressioni ambientali e le interazioni con il territorio urbanizzato possono così essere esaminate attraverso una metodologia comune. Il metodo è già stato utilizzato per analizzare diverse città europee e tutti i capoluoghi regionali e delle province autonome italiane, introducendo una base di confronto che supera i confini nazionali.
La carta d’identità geologica delle città: cos’è il CITY GEO Factsheet
Accanto all’indice numerico, ISPRA ha sviluppato un secondo strumento che permette di conoscere in maniera più approfondita le caratteristiche territoriali delle aree urbane. Si tratta del CITY GEO Factsheet (CGF), una vera e propria Carta di identità geologica della città. Il principio è simile a quello della carta d’identità elettronica delle persone: raccogliere in un unico documento le informazioni essenziali che consentono di identificare un determinato contesto urbano, in questo caso dal punto di vista geologico e climatico. La scheda descrive il terreno sul quale è stata costruita la città, le caratteristiche delle acque sotterranee, le pressioni climatiche e antropiche sul sottosuolo e i fenomeni di pericolosità geologica.
Non si limita, però, a evidenziare le criticità. Il CITY GEO Factsheet permette anche di individuare le risorse offerte dal territorio, fornendo una rappresentazione che comprende tanto gli elementi favorevoli quanto gli aspetti che richiedono maggiore attenzione. La finalità è costruire un profilo geologico-climatico facilmente interpretabile, capace di restituire una visione complessiva del rapporto tra la struttura naturale del territorio e gli insediamenti urbani. Mentre l’UGF esprime attraverso un numero l’intensità delle interazioni tra ambiente e città, il CITY GEO Factsheet ne descrive le caratteristiche fondamentali, permettendo di approfondire gli elementi che contribuiscono a definire l’identità geologica di ciascuna area urbana.
Geologia, clima e attività umane: perché conoscere il sottosuolo è fondamentale
La conoscenza delle caratteristiche geologiche e climatiche costituisce un elemento essenziale per comprendere il funzionamento delle città. Il territorio sul quale si sviluppano gli insediamenti urbani non rappresenta infatti una componente separata dalle infrastrutture, dagli edifici e dalle attività che vi si svolgono. Sottosuolo, acque sotterranee, fenomeni geologici, condizioni climatiche e pressioni antropiche fanno parte di un sistema di interazioni che può influenzare le possibilità di sviluppo e le esigenze di gestione delle aree urbane. È proprio questa relazione che ISPRA intende rappresentare attraverso i nuovi strumenti. La valutazione non si concentra esclusivamente sui fenomeni di pericolosità, ma considera il contesto territoriale nel suo insieme, includendo le risorse disponibili e le caratteristiche che possono incidere sulle scelte di pianificazione. La possibilità di consultare informazioni organizzate secondo criteri comuni può contribuire a rendere più chiari gli elementi che distinguono una città dall’altra. Allo stesso tempo, la sintesi numerica consente di individuare i contesti nei quali le interazioni geologico-climatiche assumono maggiore rilevanza. Conoscere ciò che si trova sotto le città diventa così parte integrante della prevenzione, perché permette di mettere in relazione le caratteristiche del territorio con le decisioni che riguardano la sua trasformazione e gestione.
ISPRA, Gallone: “sapere cosa c’è sotto i nostri piedi aiuta a decidere cosa fare sopra”
A sottolineare il significato del nuovo sistema è Maria Alessandra Gallone, presidente ISPRA SNPA, che evidenzia soprattutto l’importanza di rendere accessibili e utilizzabili le conoscenze scientifiche per le decisioni che riguardano il territorio. “Sapere cosa c’è sotto i nostri piedi aiuta a decidere cosa fare sopra. Con l’Urban Geo-climate Footprint – molto simile alla Carta d’identità geologica – basta uno sguardo per capire su quale territorio poggia una città, quali sono le sue maggiori criticità e dove è possibile intervenire. È questo il passaggio che vogliamo facilitare: trasformare dati e competenze scientifiche in soluzioni concrete per chi deve scegliere, programmare e agire. ISPRA, con questo nuovo strumento mette la conoscenza al servizio della prevenzione, perché sapere in anticipo significa intervenire meglio e in tempo”. Le parole del presidente evidenziano la finalità operativa del progetto: trasformare le informazioni scientifiche in strumenti di supporto alle decisioni, superando la difficoltà di interpretare separatamente una grande quantità di dati specialistici. L’indice e la carta d’identità geologica rispondono a questa esigenza attraverso due modalità complementari: un valore sintetico che consente confronti immediati e una scheda descrittiva che restituisce le caratteristiche del territorio.
Dalla conoscenza del territorio alla prevenzione: il valore del nuovo metodo ISPRA
La novità introdotta dall’Urban Geo-climate Footprint riguarda anche il modo in cui le informazioni geologiche e climatiche possono essere utilizzate nella gestione delle città. La disponibilità di dati scientifici è fondamentale, ma altrettanto importante è la possibilità di organizzarli e interpretarli in una forma utile per le attività di programmazione. Il metodo sviluppato da ISPRA ed EuroGeoSurveys si inserisce proprio in questo ambito, offrendo un criterio comune per valutare il rapporto tra contesto naturale e tessuto urbano. I risultati italiani, con valori che spaziano dai 94 punti di Trento ai 359 di Napoli, mostrano quanto possano differire le condizioni territoriali dei capoluoghi. La presenza di Genova, Palermo, Bari e Catanzaro tra le città con i valori più elevati mette in luce l’importanza di approfondire le specificità dei singoli contesti, senza ridurre l’analisi al solo punteggio finale. Il CITY GEO Factsheet completa questa prospettiva, permettendo di associare all’indicatore una descrizione delle risorse e delle criticità geologiche e climatiche. L’elemento centrale dell’iniziativa è dunque la possibilità di passare da informazioni scientifiche distribuite in diverse banche dati a una rappresentazione organica del territorio urbano. Un patrimonio di conoscenze che può sostenere la prevenzione, la pianificazione e le scelte di gestione delle città, mettendo al centro il rapporto tra ciò che si trova nel sottosuolo e ciò che viene realizzato in superficie.


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