Uno sciame sismico ha fatto tremare la terra oggi 18 ottobre 2026 a pochi km dal Comune di Bronte, sul versante occidentale dell’Etna. L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha infatti registrato un susseguirsi di 6 scosse telluriche in rapida successione, tutte con epicentro localizzato a circa 7 km a Sud/Est dal centro abitato. Il picco massimo di energia è stato sprigionato alle ore 06:20, istante in cui i sismografi hanno tracciato l’evento di maggiore entità, caratterizzato da una magnitudo 3.2. I movimenti del suolo, originati a una profondità estremamente superficiale compresa tra i 5 e i 7 km, sono iniziati alle 04:22 per poi continuare fino alle 06:37. Secondo il servizio INGV “Hai Sentito il Terremoto”, l’evento principale è stato avvertito dalla popolazione di Bronte, Giarre, Acireale, Biancavilla e Adrano.
Le cause dei terremoti nel territorio etneo
Il territorio di Bronte si trova sul versante occidentale dell’Etna, un’area costantemente soggetta a dinamiche vulcano-tettoniche molto complesse. I terremoti in questa specifica zona si verificano a causa della continua interazione tra le tensioni tettoniche regionali e il movimento dei fluidi magmatici in risalita dalle profondità della crosta terrestre verso la superficie. Quando il magma preme per farsi spazio all’interno dei condotti vulcanici, genera enormi stress meccanici sulle rocce circostanti, le quali inevitabilmente si fratturano rilasciando l’energia accumulata sotto forma di onde sismiche. Le faglie attive che solcano i fianchi del vulcano agiscono come vere e proprie valvole di sfogo, dando origine a sciami sismici che spesso si susseguono per giorni o settimane, palesando il continuo stato di irrequietezza del sistema etneo.
La sismicità storica del versante occidentale dell’Etna
Analizzando gli archivi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, la sismicità storica dell’area di Bronte mostra un quadro di attività incessante, seppure generalmente meno distruttiva rispetto al settore orientale, dove complessi sistemi di faglie più estesi dominano le dinamiche del territorio. Nel corso dei decenni, i terremoti sui fianchi di Nord/Ovest e Sud/Ovest hanno raramente raggiunto le magnitudo estreme capaci di causare devastazioni su vasta scala, assestandosi più di frequente su valori di energia moderati. Questi eventi vengono tuttavia avvertiti con grande intensità a causa dell’estrema superficialità degli ipocentri. Le sequenze sismiche documentate in passato confermano che quest’area funge da importante indicatore per monitorare i cambiamenti di pressione sotterranei, offrendo preziose informazioni sulla continua evoluzione geologica del vulcano.





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