Ricerca polare, l’Italia rafforza il suo ruolo nell’Artico e in Antartide: il CNR rilancia la cooperazione scientifica internazionale

La prima Conferenza Nazionale Polare, ospitata a Roma dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, apre nuove prospettive per lo studio dei cambiamenti climatici e ambientali. Il nuovo numero dell'Almanacco della Scienza approfondisce le sfide della ricerca ai Poli con gli interventi del ministro Anna Maria Bernini, del presidente del CNR Andrea Lenzi e di numerosi esperti italiani e internazionali

Rafforzare la ricerca scientifica italiana nell’Artico e in Antartide, promuovere la cooperazione tra istituzioni ed enti di ricerca e consolidare il ruolo dell’Italia nel panorama internazionale degli studi polari. Sono questi gli obiettivi al centro della prima Conferenza Nazionale Polare, svoltasi dal 5 al 7 ottobre a Roma, presso la sede centrale del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). L’appuntamento ha riunito la comunità scientifica impegnata nello studio delle regioni polari e degli ambienti estremi, creando uno spazio di confronto multidisciplinare sulle principali questioni legate alla conoscenza e all’evoluzione di queste aree del pianeta. Al centro dei lavori, il rapporto tra cambiamenti climatici, trasformazioni ambientali, cooperazione internazionale e innovazione tecnologica, in un contesto nel quale le ricerche condotte ai Poli assumono un’importanza crescente per comprendere i processi che interessano l’intero sistema terrestre. Alla Conferenza è dedicato il nuovo numero dell’Almanacco della Scienza del CNR, disponibile online da oggi, 14 ottobre. La pubblicazione raccoglie i contributi di numerosi protagonisti italiani e stranieri intervenuti all’iniziativa, offrendo un approfondimento sui temi affrontati durante le giornate romane e sulle prospettive della ricerca polare. Dagli studi sul clima alle nuove tecnologie digitali, dalla cooperazione tra Paesi alle strategie scientifiche per i prossimi anni, il numero speciale propone un quadro delle attività e delle priorità che caratterizzano la presenza della comunità scientifica nelle regioni più estreme della Terra.

Cambiamenti climatici, il presidente del CNR Andrea Lenzi sottolinea il valore degli studi ai Poli

Uno degli aspetti centrali della Conferenza riguarda il contributo della ricerca polare alla comprensione dei cambiamenti climatici e ambientali. Le attività scientifiche condotte nell’Artico e in Antartide rappresentano infatti un ambito fondamentale per approfondire la conoscenza dei fenomeni che interessano il sistema climatico terrestre. Su questo tema interviene il presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Andrea Lenzi, che nell’Editoriale dell’Almanacco della Scienza richiama l’importanza di studiare ciò che avviene nelle due grandi regioni polari. Secondo Lenzi, l’approfondimento dei processi in atto nell’Artico e in Antartide consente di accrescere le competenze scientifiche necessarie ad affrontare adeguatamente le problematiche connesse ai cambiamenti del clima e dell’ambiente. Una prospettiva che pone la conoscenza scientifica al centro delle strategie per comprendere le trasformazioni del pianeta e che evidenzia il valore delle attività di ricerca svolte in contesti geografici e ambientali particolarmente complessi.

Il ministro Anna Maria Bernini e il ruolo dell’Italia nella ricerca polare internazionale

La dimensione scientifica si intreccia con quella istituzionale e con gli obiettivi della politica della ricerca italiana. Nel nuovo numero dell’Almanacco, la rubrica Faccia a faccia ospita infatti il contributo del ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini. L’intervento approfondisce le ragioni che rendono strategico lo studio delle aree polari, soffermandosi sul ruolo svolto dall’Italia nell’Artico e in Antartide e sugli obiettivi che il Paese deve porsi nell’ambito della politica scientifica dedicata a queste regioni. L’attenzione si concentra dunque non soltanto sul valore delle attività di ricerca, ma anche sulla necessità di individuare priorità e prospettive capaci di rafforzare la presenza italiana nel sistema internazionale della ricerca polare. Un tema strettamente collegato agli obiettivi della Conferenza Nazionale, nata proprio per favorire il confronto tra gli organismi scientifici e istituzionali che operano in questo settore.

Il contributo del CNR negli studi sull’Artico e sull’Antartide

Un ruolo significativo nell’approfondimento delle attività italiane viene svolto da Francesco Petracchini, direttore del Dipartimento di Scienze del Sistema Terra e Tecnologie per l’Ambiente (DSSTTA) del CNR, e da Giuliana Panieri, direttrice dell’Istituto di Scienze Polari del CNR. Petracchini illustra il contributo del Consiglio Nazionale delle Ricerche e del Dipartimento alle attività scientifiche realizzate nell’Artico e in Antartide, soffermandosi sul ruolo delle strutture di ricerca impegnate nello studio dei due ambienti polari. Panieri evidenzia invece l’importanza delle indagini condotte in queste regioni per comprendere come potrà evolvere il sistema climatico, richiamando la necessità di approfondire la conoscenza dei fenomeni ambientali attraverso la ricerca scientifica. Entrambi sottolineano inoltre il valore della prima Conferenza Nazionale Polare come occasione per rafforzare il dialogo tra le diverse strutture scientifiche italiane che si occupano di questi territori. Il carattere multidisciplinare dell’iniziativa costituisce uno degli elementi centrali dell’appuntamento romano, favorendo il confronto tra competenze e settori di studio differenti, accomunati dall’interesse per la conoscenza delle regioni polari.

Dalla Norvegia all’Antartide: gli esperti internazionali analizzano le trasformazioni del pianeta

Il nuovo numero dell’Almanacco della Scienza dedica particolare attenzione anche alla dimensione internazionale della ricerca, raccogliendo nella sezione Focus i contributi di personalità impegnate nello studio delle regioni polari e nella promozione della collaborazione scientifica. Tra queste figura Camilla Brekke, direttrice dell’Istituto Polare Norvegese, che presenta le attività di ricerca condotte dalla Norvegia e approfondisce la loro importanza per comprendere le trasformazioni ambientali in corso. L’attenzione è rivolta in particolare al rapporto tra i fenomeni osservati nelle regioni polari e le conseguenze che tali trasformazioni possono avere sull’intero sistema terrestre.

Lo studio di questi ambienti assume così una dimensione che supera i confini geografici delle aree direttamente interessate, collegandosi alle questioni più ampie dell’evoluzione climatica e ambientale del pianeta. Un ulteriore contributo arriva da Gary Wilson, presidente del Comitato Scientifico per la Ricerca in Antartide, che approfondisce il ruolo cruciale del Polo Sud nel sistema terrestre. Wilson si sofferma anche sulle priorità scientifiche dei prossimi anni, con particolare riferimento al percorso che condurrà al quinto Anno Polare Internazionale, previsto per il 2032-2033. L’appuntamento rappresenta uno degli orizzonti temporali richiamati nell’approfondimento dedicato alle prospettive della ricerca antartica e alle sfide scientifiche che interesseranno la comunità internazionale.

Crisi climatica e cooperazione internazionale: il contributo del Consiglio Internazionale della Scienza

Tra i temi affrontati dalla pubblicazione emerge con forza anche la necessità di sviluppare una maggiore cooperazione scientifica internazionale per affrontare la crisi climatica. A sottolineare questo aspetto è Salvatore Aricò, CEO del Consiglio Internazionale della Scienza (ISC), che richiama l’importanza della collaborazione tra Paesi e istituzioni scientifiche in relazione alle trasformazioni climatiche in atto. Il tema si collega direttamente alla finalità della prima Conferenza Nazionale Polare, concepita come occasione per mettere in relazione le diverse componenti della comunità di ricerca e promuovere un dialogo capace di rafforzare il contributo italiano agli studi internazionali. La ricerca nelle regioni polari viene così affrontata anche attraverso la dimensione della cooperazione, nella consapevolezza che lo studio dei fenomeni climatici e ambientali richiede il confronto tra conoscenze, esperienze e competenze sviluppate in contesti scientifici differenti.

Tecnologie digitali e governance: i Poli come laboratorio per le nuove sfide scientifiche

Non soltanto clima e ambiente. Le regioni polari rappresentano anche un ambito di interesse per lo sviluppo e l’applicazione delle tecnologie digitali, con possibili ricadute sui processi di analisi e di supporto alle decisioni. A questo tema è dedicato il contributo di Stefano Nativi, addetto scientifico presso la Rappresentanza Permanente d’Italia all’Unione Europea. Nativi illustra le ragioni per cui l’Artico e l’Antartide costituiscono un interessante laboratorio per approfondire le modalità di utilizzo delle tecnologie digitali, anche in relazione alle esigenze della governance. L’attenzione si concentra quindi sulle possibilità offerte dall’innovazione tecnologica per sostenere i processi decisionali, inserendo lo studio delle regioni polari in una riflessione più ampia sul rapporto tra conoscenza scientifica, strumenti digitali e gestione delle informazioni.

Quarant’anni di ricerche italiane in Antartide: l’evoluzione del Programma Nazionale

Un altro capitolo importante riguarda la storia della presenza scientifica italiana in Antartide e le prospettive di sviluppo delle attività future. Silvano Onofri, presidente della Commissione Scientifica Nazionale per l’Antartide, ripercorre l’evoluzione del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide, nato nel 1985. Il suo contributo analizza i cambiamenti che hanno interessato il programma dalla sua istituzione, soffermandosi sulle prospettive attraverso le quali l’Italia potrà rafforzare ulteriormente il proprio apporto alla ricerca polare internazionale. L’approfondimento consente di collegare il percorso scientifico avviato oltre quarant’anni fa alle priorità attuali e future, inserendo l’esperienza italiana in Antartide nel contesto della collaborazione internazionale.

L’Artico e gli effetti del riscaldamento globale: il ruolo dell’osservazione scientifica

La comprensione dei fenomeni climatici che interessano l’Artico costituisce un altro punto centrale del numero speciale dell’Almanacco della Scienza. Ad affrontarlo è Agostino Pinna, inviato speciale per l’Artico del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Il suo intervento approfondisce l’importanza di osservare e comprendere le trasformazioni in atto nella regione artica, con particolare attenzione ai cambiamenti determinati dall’evoluzione del clima. La conoscenza di questi processi viene indicata come un elemento fondamentale per individuare le modalità attraverso cui cercare di contenere gli effetti del cambiamento climatico. Il contributo di Pinna amplia così la riflessione sulle regioni polari, mettendo in relazione l’attività di osservazione scientifica con le questioni ambientali che interessano il presente e il futuro del pianeta.

Dai cibi surgelati agli animali delle acque gelide: gli altri approfondimenti dell’Almanacco

Accanto agli interventi dedicati alla Conferenza Nazionale Polare, il nuovo numero dell’Almanacco della Scienza del CNR propone ulteriori contenuti di divulgazione scientifica, affrontando argomenti che spaziano dall’alimentazione alla biologia marina, fino al cinema e alla letteratura scientifica. Nella rubrica Salute a tavola, Concetta Montagnese, dell’Istituto di Scienze dell’Alimentazione, approfondisce le caratteristiche dei cibi surgelati, illustrando le modalità corrette per conservarli e prepararli. Uno spazio dedicato quindi alla conoscenza degli alimenti e alle pratiche necessarie per una corretta gestione dei prodotti surgelati. La rubrica Vita di mare ospita invece il contributo di Ester Cecere, già ricercatrice dell’Istituto di Ricerca sulle Acque, che si sofferma sulle caratteristiche degli animali che vivono nelle acque gelide. L’approfondimento si inserisce nel percorso tematico della pubblicazione, ampliando lo sguardo agli organismi che popolano gli ambienti caratterizzati da temperature particolarmente basse.

Cinema e scienza: il film Revenant e il volume dedicato al Polo Nord

Il rapporto tra ambienti estremi e rappresentazione cinematografica trova spazio nella rubrica Cinescienza, dove Angelo Domesi, del Dipartimento di Scienze del Sistema Terra e Tecnologie per l’Ambiente del CNR, commenta il film Revenant del regista Alejandro González Iñárritu. L’opera cinematografica entra così tra i contenuti culturali e scientifici affrontati nella pubblicazione, accanto agli interventi dei ricercatori e degli esperti impegnati nello studio delle regioni polari. Nella sezione Recensioni viene infine ricordato il volume “100 Years over the North Pole”, pubblicato da CNR Edizioni, che completa gli approfondimenti del nuovo numero.