Una spedizione scientifica di 497 miglia intorno alla Sardegna, alla ricerca delle tracce della foca monaca nel Mediterraneo, per monitorare la presenza dei cetacei e studiare la diffusione delle microplastiche nelle acque dell’isola. Si è conclusa venerdì 9 ottobre “Tracce nel Blu – Rotta per la biodiversità”, la missione che ha riunito a bordo di un catamarano un gruppo multidisciplinare di ricercatrici e ricercatori impegnati in tre differenti attività di ricerca, sviluppate contemporaneamente lungo un’unica rotta. La spedizione rappresenta la seconda edizione del progetto triennale “Il Viaggio delle Balene”, ideato dalla Cooperativa La Beddula e sostenuto dalla Fondazione di Sardegna. Partita lo scorso 3 ottobre dal nord-est della Sardegna, la missione ha compiuto il periplo dell’isola, attraversando le acque delle principali Aree Marine Protette per raccogliere dati destinati ad approfondire la conoscenza degli ecosistemi marini. Tra gli obiettivi scientifici più significativi figura la ricerca di possibili segnali della presenza della foca monaca, una specie storicamente documentata lungo le coste sarde, attraverso l’analisi del DNA ambientale (eDNA). Un’indagine che si affianca allo studio dei cetacei e al campionamento delle microplastiche, con risultati che saranno disponibili al termine delle analisi di laboratorio.
Alla ricerca della foca monaca in Sardegna: 14 campioni di DNA ambientale
Uno degli aspetti centrali della spedizione riguarda la possibilità di individuare tracce della foca monaca nelle acque della Sardegna, utilizzando strumenti di ricerca molecolare capaci di rilevare materiale genetico presente nell’ambiente marino. Il lavoro è stato condotto dall’Università degli Studi di Milano-Bicocca, che ha raccolto complessivamente 14 campioni di DNA ambientale, effettuando prelievi anche durante le ore notturne. La scelta delle stazioni di campionamento è stata effettuata sulla base della documentazione storica relativa alla presenza della specie lungo le coste dell’isola. Tra i luoghi considerati figurano le Grotte del Bue Marino, a Orosei, conosciute per la presenza della foca monaca in passato. Particolare attenzione è stata dedicata alle aree sottoposte a tutela ambientale. Il 50% dei campioni di eDNA è stato infatti raccolto all’interno delle Aree Marine Protette, ambienti caratterizzati da una maggiore tutela e considerati anche luoghi di approvvigionamento per la specie. L’obiettivo è individuare eventuali segnali genetici riconducibili al passaggio o alla presenza del pinnipede. I campioni dovranno essere esaminati in laboratorio prima di poter formulare conclusioni scientifiche: la raccolta del DNA ambientale non costituisce, di per sé, una conferma della presenza attuale della foca monaca nei siti monitorati. La ricerca si inserisce in un percorso di approfondimento che punta a ricostruire la distribuzione della specie nel Mediterraneo e ad acquisire nuove informazioni utili alla sua tutela.
Cetacei nel Mediterraneo: avvistate stenelle e tursiopi dopo 53 ore di monitoraggio
Accanto alla ricerca della foca monaca, una parte rilevante delle attività scientifiche ha riguardato il monitoraggio dei cetacei presenti lungo la rotta percorsa dal catamarano. Il team della Fondazione MEDSEA ha effettuato 23 ore di ascolto acustico attraverso un idrofono, comprese sessioni notturne, e 30 ore di osservazione visiva, per un totale di 53 ore dedicate alle due modalità di rilevamento. Durante le attività sono stati registrati avvistamenti di stenelle e tursiopi, due specie di delfini presenti nel Mediterraneo. L’utilizzo dell’idrofono ha permesso di affiancare alle osservazioni dalla superficie anche il monitoraggio dei suoni subacquei, ampliando le modalità di raccolta delle informazioni relative agli animali marini. L’integrazione dei dati acustici e visivi consentirà di approfondire la conoscenza della presenza delle diverse specie di cetacei e delle loro rotte nelle acque interessate dalla spedizione. I risultati saranno successivamente organizzati in uno specifico rapporto scientifico dedicato agli avvistamenti e alle registrazioni effettuate durante la navigazione.
Microplastiche nel mare della Sardegna: 108 filtri raccolti in nove stazioni
Il terzo filone della missione ha riguardato lo studio delle microplastiche nell’ambiente marino, attraverso un’attività di campionamento condotta dal gruppo scientifico del CNR-IRBIM. I ricercatori hanno operato in nove stazioni di campionamento, effettuando per ciascuna un doppio prelievo, sia nelle acque superficiali sia in profondità. Complessivamente sono stati raccolti 108 filtri, che saranno sottoposti nei prossimi giorni alle analisi dei laboratori del CNR-IRBIM. Il lavoro permetterà di sviluppare una valutazione qualitativa e quantitativa delle microplastiche lungo la rotta percorsa dalla spedizione, contribuendo a descriverne la distribuzione nelle acque monitorate. La scelta di eseguire campionamenti a differenti profondità costituisce uno degli elementi metodologici dell’indagine, inserita in un programma scientifico più ampio che mette in relazione lo studio della biodiversità con quello delle particelle plastiche presenti nell’ambiente. Anche in questo caso, le conclusioni sulla diffusione delle microplastiche saranno elaborate soltanto dopo l’esame dei materiali raccolti.
Una spedizione scientifica lungo le Aree Marine Protette della Sardegna
La missione si è svolta a bordo di un catamarano Lagoon 46, seguendo una rotta che ha collegato differenti territori costieri della Sardegna attraverso le rispettive Aree Marine Protette. Il punto di partenza scientifico e progettuale è rappresentato dall’Area Marina Protetta Capo Testa – Punta Falcone, dove è nato il progetto Il Viaggio delle Balene. A questa seconda edizione ha collaborato anche il Parco Nazionale dell’Asinara – Area Marina Protetta Isola dell’Asinara, contribuendo al coinvolgimento delle realtà impegnate nella gestione e conservazione degli ambienti marini dell’isola. La particolarità dell’iniziativa risiede nella scelta di concentrare tre linee di ricerca differenti su una sola rotta, consentendo ai gruppi scientifici di lavorare in parallelo durante la stessa navigazione. L’approccio ha permesso di raccogliere informazioni su componenti diverse dell’ecosistema, dalla presenza dei mammiferi marini alle tracce genetiche della foca monaca, fino alle microplastiche.
Alessandra Aielli: “bilancio molto positivo, ora le risposte arriveranno dai laboratori”
A tracciare il bilancio della spedizione è Alessandra Aielli, project manager della missione, biologa marina e ingegnere ambientale, che sottolinea il valore scientifico dei dati raccolti e della collaborazione tra i diversi soggetti coinvolti. “Chiudiamo la missione con un bilancio molto positivo, sia per la quantità di dati raccolti sia per la qualità del lavoro di squadra”, dichiara Alessandra Aielli. “Tracce nel Blu ha messo in relazione territori diversi ma connessi dallo stesso mare, e ha coinvolto le Aree Marine Protette come parte attiva di un percorso comune. Ora i campioni passano ai laboratori: è dalla loro analisi che arriveranno le risposte sulla presenza della foca monaca e sulla diffusione delle microplastiche lungo la rotta, ma anche relativamente alle rotte e alla presenza delle diverse specie di cetacei”. Le analisi successive alla navigazione rappresentano dunque il passaggio fondamentale per trasformare i campioni e le osservazioni raccolte in risultati scientifici verificati.
Pieraugusto Panzalis: “un approccio integrato per conoscere e tutelare il Mediterraneo”
La spedizione si colloca all’interno di un programma di ricerca pluriennale che punta a costruire progressivamente una base di informazioni sugli ecosistemi del Mediterraneo. Pieraugusto Panzalis, ecologo marino, team leader e coordinatore tecnico-scientifico della missione, evidenzia l’importanza di aver ampliato le attività rispetto alla precedente edizione del progetto. “Con Tracce nel Blu abbiamo dato continuità al lavoro avviato lo scorso anno, aggiungendo una nuova linea di ricerca e consolidando un approccio integrato”, sottolinea Pieraugusto Panzalis. “Monitoraggio visivo e acustico dei cetacei, eDNA e microplastiche, raccolti insieme sulla stessa rotta, ci permettono di leggere il mare in modo più completo. Ci piacerebbe ogni anno integrare i dati esistenti anche su nuove rotte e aggiungere nuovi tasselli di conoscenza. Il Viaggio delle Balene serve a costruire nel tempo una base di conoscenza solida per la tutela del Mediterraneo”. La prospettiva indicata dal coordinatore scientifico è quella di ampliare progressivamente il patrimonio di dati disponibili, integrando i risultati delle diverse campagne e valutando l’inserimento di ulteriori percorsi di ricerca.
Dalla navigazione ai laboratori: tre report scientifici sulla biodiversità marina
Con la conclusione della spedizione del 9 ottobre si apre la seconda fase del progetto, dedicata all’analisi e alla validazione dei dati scientifici. Il materiale raccolto durante la navigazione sarà organizzato in tre report distinti, ciascuno relativo a una delle attività di ricerca. Il primo documento riguarderà gli avvistamenti dei cetacei e le registrazioni acustiche effettuate con l’idrofono, con l’obiettivo di descrivere le osservazioni e i dati ottenuti durante il monitoraggio. Il secondo sarà dedicato alla mappatura georeferenziata dei segnali di DNA ambientale della foca monaca, attraverso l’elaborazione dei campioni raccolti nei siti individuati lungo le coste sarde. Il terzo rapporto conterrà i risultati dell’analisi quali-quantitativa delle microplastiche, sulla base dei filtri prelevati nelle nove stazioni di campionamento. Una volta validati, i dataset contribuiranno ad ampliare le conoscenze scientifiche sugli ecosistemi marini e potranno costituire strumenti di supporto per future iniziative di gestione, conservazione e tutela del Mediterraneo.
Il gruppo di ricerca: università, CNR e MEDSEA insieme per la tutela del mare
La realizzazione della missione è stata possibile grazie alla collaborazione di ricercatrici e ricercatori provenienti da differenti istituzioni scientifiche, coordinati da Alessandra Aielli, in qualità di Project Manager, e da Pieraugusto Panzalis, Team Leader e coordinatore tecnico-scientifico. Per l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, le attività legate al DNA ambientale sono state seguite da Elena Valsecchi, ecologa molecolare e promotrice di Spot the Monk, insieme a Colm Tong, dottorando dell’Università della Tasmania. Per la Fondazione MEDSEA, le biologhe marine Lara Carosso e Michela Congiu hanno curato il monitoraggio acustico e visivo dei cetacei, occupandosi delle osservazioni e delle rilevazioni condotte durante la navigazione. La componente relativa alle microplastiche è stata affidata al CNR-IRBIM, con la partecipazione della prima ricercatrice Francesca Garaventa e della ricercatrice Elisa Costa, responsabili delle attività di campionamento e analisi. Il progetto triennale “Il Viaggio delle Balene” è sostenuto dalla Fondazione di Sardegna. Alla realizzazione di questa seconda edizione hanno inoltre contribuito Moby Traghetti, NSS Charter e Sommozzatori Dilamar. La chiusura della navigazione segna così il passaggio dalla ricerca sul campo alla fase di elaborazione scientifica. Dai campioni di DNA ambientale alle registrazioni dei cetacei, fino allo studio delle microplastiche, i risultati contribuiranno a definire un quadro più approfondito della biodiversità marina della Sardegna e delle informazioni necessarie alla sua conservazione.





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