Negli ultimi giorni, ed in particolare dalla notte del 20 ottobre 2026, il Servizio di Sorveglianza Sismica Nazionale dell’INGV ha localizzato una serie di terremoti nel Mar Tirreno Meridionale, circa 30 km a nord-ovest di Alicudi, Isole Eolie. L’evento sismico più forte registrato finora si è verificato il 23 ottobre 2026 alle ore 12:19 italiane. Questo terremoto di magnitudo momento Mw 5.5 e magnitudo locale ML 5.0 è stato localizzato nel Mar Tirreno, a circa 30 km a nord-ovest dall’isola di Alicudi, nell’arcipelago delle Eolie. È quanto si legge in un articolo pubblicato sul blog INGVterremoti, in cui gli esperti dell’INGV dedicano un approfondimento alla sequenza sismica in atto nel Tirreno meridionale. Dal contesto tettonico all’evoluzione della sequenza, dagli effetti sul territorio al confronto sulla sismicità storica dell’area fino all’eventuale relazione con il vulcano Marsili, ecco i punti di fondamentale importanza emersi dall’analisi dettagliata dell’INGV.
Il terremoto più forte nell’area dal 1980
Il terremoto di magnitudo Mw 5.5 è il più forte che abbia colpito questa area dopo il terremoto di magnitudo Mw 5.7 avvenuto il 28 maggio 1980 a sud dell’isola di Alicudi, evidenziano gli esperti dell’INGV. Per quanto riguarda la profondità di questo terremoto, la geometria della rete sismica – con la stazione più vicina, Alicudi IV.IACL, posizionata a circa 32 km dall’epicentro – limita la precisione nel determinare la profondità della scossa. Tale fattore determina l’ampio margine di incertezza nelle stime della profondità ipocentrale dell’intera sequenza sismica, viene evidenziato.
Il contesto tettonico
L’area interessata dalla sequenza a ovest dell’arcipelago eoliano è caratterizzata da una tettonica complessa e da una sismicità crostale frequente. Il terremoto del 23 ottobre è avvenuto nel dominio compressivo (N-S) del Tirreno meridionale, al largo della costa della Sicilia settentrionale che comprende la zona tra Ustica e Alicudi. In quest’area sono frequenti anche terremoti superficiali associati a sistemi di faglia del Tirreno meridionale e della Sicilia nord-orientale (sistema sud-tirrenico trascorrente destro) legati al processo di apertura del bacino tirrenico, spiegano gli esperti dell’INGV, che ricordano, inoltre, che a est dell’area epicentrale si registrano comunemente terremoti profondi – fino a oltre 400 km – riconducibili ai processi di subduzione.
I dati delle stazioni geodetiche GNSS mostrano che in questa zona è in atto un movimento convergente con velocità misurate fino a 1.5 mm/anno al largo e lungo tutta la costa della Sicilia settentrionale, da Ustica a Stromboli, viene spiegato.
L’andamento della sequenza e la sismicità recente
Alle 18.00 ora italiana del 24 ottobre, sono stati registrati 154 eventi dal terremoto principale di cui 4 di magnitudo M ≥ 4.0 e 2 di magnitudo M ≥ 5.0. La sismicità dal 1985 ad oggi in quest’area è frequente con numerosi eventi di magnitudo superiore a 4.0. Nello specifico, entro un raggio di 30 km dall’epicentro della scossa principale del 23 ottobre, si contano 11 eventi con magnitudo M≥4.0, caratterizzati da profondità ipocentrali crostali comprese tra 7 e 24 km.

Nel marzo 2026, a sud della zona interessata da questi eventi, circa 15 km a ovest di Alicudi, si è verificata una sequenza sismica con poco più di 50 terremoti. Il terremoto più forte, di magnitudo ML 4.6, Mw 4.7, è avvenuto nella notte del 21 marzo 2026.
In generale, la sismicità attuale sembra concentrarsi tra 10 e 15 km di profondità se si considera il modello di velocità 1D, mentre sembra essere più profonda se si considera un modello di velocità 3D a scala nazionale. Al contrario, la sequenza più a sud, iniziata il 21 marzo 2026, mostra profondità concentrate nei primi 10 km della crosta. Queste profondità sono generalmente vincolate meglio grazie alla disponibilità dei dati delle stazioni installate nelle isole vicine, entro 15 km dagli epicentri, viene spiegato.


La sismicità storica
Dal punto di vista della sismicità storica, il Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI15) conferma l’area al largo della costa siciliana, il basso Tirreno, come una zona caratterizzata da una sismicità significativa, con numerosi terremoti di magnitudo pari o superiore a 5.0. Tuttavia, a parte gli eventi più recenti, generalmente successivi al 1970, la determinazione dei parametri epicentrali è fatta sulla base dei dati di intensità macrosismica; questo, per terremoti in mare, implica grandi margini di incertezza, in particolare sulla localizzazione e magnitudo, spiegano gli esperti INGV. Gli eventi di magnitudo M≥5 documentati nel CPTI15 (Figura 5) sono i seguenti:
- 28 maggio 1980 (Mw 5.7)
- 28 giugno 1977 (Mw 5.3, terremoto profondo)
- 21 maggio 1957 (Mw 5.2)
- 20 maggio 1957 (Mw 5.3)
- 27 gennaio 1939 (Mw 5.1)
- 27 dicembre 1894 (Mw 5.0)
- 16 marzo 1892 (Mw 5.2)
- 5 marzo 1823 (Mw 5.8)
L’evento del 1980 sembra presentare le maggiori analogie con il terremoto più forte (mainshock) della sequenza in corso, sia in termini di localizzazione-magnitudo che di risentimento da parte della popolazione.

Analizzando le storie sismiche di alcune località, gli esperti INGV fanno notare che alcuni dei terremoti prima citati hanno provocato danni nelle isole del settore più occidentale dell’arcipelago eoliano. In particolare, l’evento del 1980 ha prodotto danni lievi ad Alicudi e Filicudi; i terremoti del 1939 e 1892-94, danni moderati a Filicudi. I danni più gravi si sono avuti a Alicudi in occasione del terremoto del 1892. Danneggiamenti leggeri sono riportati per queste due isole in occasione di altri eventi minori (M<5).
Il terremoto del 1823 rappresenta l’evento più energetico (Mw 5.8) riportato in catalogo per questo settore del basso Tirreno. Infatti, ha provocato danni gravi-severi lungo tutta la costa settentrionale siciliana, in particolare nel tratto tra Patti e Palermo; questo evento fu accompagnato anche da una piccola onda di tsunami, scrivono gli esperti.
Le caratteristiche della sorgente sismica
Nell’ambito dell’analisi della sequenza sismica del Tirreno meridionale, l’INGV ha calcolato i momenti tensori relativi ai cinque eventi di maggiore magnitudo, tutti caratterizzati da magnitudo maggiore di 4. Le soluzioni ottenute per i Time Domain Moment Tensor (TDMT) mostrano in tutti i casi una cinematica prevalentemente compressiva (Figura 7a), coerente con il regime tettonico di convergenza circa N-S che caratterizza il margine Africa-Eurasia. I momenti tensori sono stati determinati mediante l’inversione delle forme d’onda in velocità registrate dalle stazioni della Rete Sismica Nazionale dell’INGV. I risultati ottenuti sono coerenti con quelli calcolati attraverso la procedura Regional Centroid-Moment Tensors (RCMT), l’altra metodologia operativa presso l’INGV per la determinazione dei momenti tensori a scala regionale (Figura 7b).

L’impatto del terremoto: dati accelerometrici e risentimenti
La sequenza sismica in corso è stata registrata dalle reti sismiche e accelerometriche dell’INGV (codice IV) e del Dipartimento della Protezione Civile (codice IT) oltre che da stazioni delle reti locali e regionali. Le mappe di scuotimento sismico (SHAKEMAP) relative all’evento principale di magnitudo Mw 5.5 e riportate nelle figure sottostanti per l’intensità macrosismica (I) (Figura 8a), il picco di accelerazione (PGA, Figura 8b) ed il picco di velocità (PGV, Figura 8c), calcolate utilizzando i dati accelerometrici e velocimetrici, mostrano livelli di scuotimento stimato fino al IV–V grado MCS sulle isole eolie e le coste della Sicilia settentrionale. In particolare, i valori di PGA più elevati sono stati misurati dalle stazioni eoliane di Alicudi, IV.IACL (5% di g, a 34 km circa), Filicudi, IV.IFIL (4.7% di g, a circa 44 km) e Salina, IV.SALIN (3.3% di g, a circa 60 km), spiegano dall’INGV.



Propagazione delle onde e risentimento
In Figura 9 sono mostrati i segnali sismici, registrati dalle stazioni della Rete Sismica Nazionale integrata, ordinati con la distanza espressa in gradi, da 0 a 14 gradi, fino a circa 1500 km. Si vedono i primi arrivi delle onde longitudinali – onde P – e delle onde trasversali – onde S; la linea rossa e la linea blu indicano i tempi di arrivo teorici delle onde P e delle onde S, rispettivamente.

Per quel che riguarda il risentimento da parte della popolazione, il terremoto di magnitudo Mw 5.5 è stato fortemente risentito nell’arcipelago delle Isole Eolie e lungo la costa della Sicilia settentrionale, meno nel resto della Sicilia e in Calabria, come si evince dalla mappa del risentimento (Figura 10). La mappa preliminare degli effetti del terremoto in scala MCS, elaborata in tempo reale attraverso il contributo di oltre 2400 cittadini che hanno descritto la propria esperienza compilando il questionario macrosismico al sito www.hsit.it, conferma un risentimento diffuso dell’evento di magnitudo Mw 5.5, coerente con la localizzazione a mare della sequenza e con i livelli di scuotimento stimati.

La sequenza sismica e il Marsili: c’è un legame?
Ogni volta che c’è un terremoto rilevante o si attiva una sequenza nel mar Tirreno si pensa al Marsili, il più grande vulcano sottomarino d’Europa e del Mediterraneo. È noto che il Marsili sia interessato da un’attività idrotermale e da un’attività sismica a bassissima energia legata a eventi di fratturazione superficiale e a degassamento. Data la distanza geografica tra l’area interessata dalla sequenza sismica di questi giorni e il vulcano Marsili (circa 20 km), gli esperti dell’INGV affermano che non si riscontra alcuna correlazione diretta. Inoltre, la tipologia di sorgente del terremoto di magnitudo Mw 5.5 è di tipo compressivo mentre il Marsili è interessato da un vulcanismo legato a un fenomeno di tipo distensivo, concludono.


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