Sintonizzarsi sulla stessa lunghezza d’onda: il segreto dei cori degli elefanti africani

Un nuovo studio rivela che i bramiti sovrapposti funzionano come complessi segnali di gruppo, permettendo agli elefanti di coordinare i movimenti e rafforzare i legami sociali attraverso una vera e propria convergenza vocale

Gli elefanti africani della savana utilizzano complesse reti di comunicazione per gestire la loro intricata vita sociale. Una nuova e affascinante ricerca, appena pubblicata sulla prestigiosa rivista Scientific Reports, ha fornito prove evidenti che i cori di bramiti degli elefanti funzionano come veri e propri segnali di gruppo. Lo studio è stato condotto da un team di scienziati appartenenti alle organizzazioni ElephantVoices e Earth Species Project, avvalendosi della preziosa collaborazione dell’Amboseli Trust for Elephants. Questa pubblicazione rivoluzionaria dimostra che in determinate situazioni vitali per il branco, come durante i ricongiungimenti o quando è necessario decidere le prossime mosse da intraprendere, i cori di questi magnifici animali diventano acusticamente più simili per favorire l’azione collettiva.

Il mistero dei cori e la sfida dell’effetto Cocktail Party

Gli elefanti della savana, noti alla comunità scientifica come Loxodonta africana, sono animali estremamente sociali che comunicano di frequente utilizzando potenti bramiti a bassa frequenza. Alcune parti di queste vocalizzazioni scendono addirittura al di sotto della soglia dell’udito umano, penetrando nel vasto regno degli infrasuoni. Circa il 60% di questi bramiti avviene sotto forma di cori, specifiche situazioni in cui due o più elefanti producono vocalizzazioni sovrapposte. Tali espressioni corali sono particolarmente comuni durante le interazioni sociali più intense e ad alta carica emotiva, come le grandi cerimonie di saluto per celebrare un ricongiungimento familiare. Nonostante la loro enorme prevalenza in natura, lo studio di queste complesse comunicazioni ha sempre rappresentato una sfida formidabile per i ricercatori. Le chiamate sovrapposte creano infatti un ostacolo analitico noto come “effetto cocktail party”, rendendo fino ad oggi difficilissimo isolare e misurare le singole voci all’interno della cacofonia generale generata dal gruppo. Di conseguenza, questo aspetto cruciale della comunicazione degli elefanti è rimasto a lungo largamente inesplorato.

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L’intelligenza artificiale per decodificare il linguaggio animale

Per superare finalmente questo ostacolo tecnico, i ricercatori hanno fatto pieno affidamento sulle moderne tecnologie di intelligenza artificiale e di apprendimento automatico. Il team ha analizzato in modo approfondito ben 902 registrazioni di bramiti, sia singoli che eseguiti in coro, provenienti da ottantaquattro elefanti selvatici. Questi animali appartengono a trentanove diverse famiglie residenti stabilmente nel Parco Nazionale di Amboseli, in Kenya. I dati analizzati sono il frutto di un lavoro di catalogazione monumentale, essendo stati raccolti in modo meticoloso durante numerosi e prolungati periodi di ricerca sul campo compresi tra il 1986 e il 2022. L’apprendimento automatico ha permesso agli autori dello studio di ascoltare e analizzare il coro nel suo complesso, valutando l’evento nel suo insieme senza la stretta necessità di separare artificialmente la voce di ogni singolo elefante partecipante. Sorprendentemente, i modelli addestrati sui bramiti isolati si sono rivelati del tutto in grado di prevedere il contesto sociale anche dei rimbombi corali, suggerendo fortemente che i cori condividono caratteristiche acustiche specifiche per ogni contesto, come ad esempio le specifiche frequenze che trasportano la maggiore potenza sonora della chiamata.

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Sei contesti sociali per sei bramiti differenti

I ricercatori hanno esaminato le vocalizzazioni associandole a sei distinti contesti comportamentali, scoprendo una straordinaria ricchezza semantica nel vocabolario dei pachidermi. Vi sono i bramiti di contatto, emessi abitualmente da elefanti separati dal gruppo che cercano di comunicare a distanza per ristabilire la connessione con la propria famiglia. Spesso, al momento dell’incontro, si assiste ai bramiti di saluto, che avvengono quando i membri di una famiglia o di un gruppo si riuniscono, stando tipicamente faccia a faccia o fianco a fianco dopo un periodo di lontananza. Esistono poi i bramiti di incoraggiamento, noti come “Let’s-Go“, che risultano spesso ripetuti e sono strettamente associati ai tentativi proattivi di un individuo di avviare il movimento dell’intero gruppo verso una nuova direzione di marcia. A questi richiami direzionali seguono molto frequentemente i bramiti cadenzati, i quali vengono scambiati in tranquillità mentre gli elefanti si nutrono, riposano o si muovono lentamente, e che sembrano precedere attivamente una diversa azione collettiva. La sfera affettiva e più intima è invece dominata dai teneri bramiti “Coo“, dolcemente emessi dalle femmine adulte o adolescenti per salutare, rassicurare o allattare i propri cuccioli, e dai piccoli bramiti di saluto, che vengono scambiati tra membri strettamente legati della famiglia quando un animale più grande si avvicina a uno più piccolo. Attraverso l’uso avanzato del machine learning, è emerso chiaramente che il contesto comportamentale di tutte queste manifestazioni vocali, che avvengano singolarmente o in coro, può essere previsto con successo proprio partendo dalle loro specifiche caratteristiche acustiche.

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La convergenza vocale: sintonizzarsi per decidere insieme

La scoperta forse più affascinante ed emotivamente risonante dell’intero studio riguarda l’individuazione del fenomeno della convergenza vocale. Gli studiosi hanno infatti notato che, durante determinati e specifici scambi sociali, i bramiti degli elefanti diventano progressivamente più simili l’uno all’altro dal punto di vista acustico man mano che l’interazione del gruppo si sviluppa. Questo incredibile allineamento sonoro si verifica in particolar modo durante l’emissione dei bramiti cadenzati, dei richiami di contatto a distanza e nel bel mezzo dei festosi scambi di saluto. Poiché gli scambi cadenzati e di contatto coinvolgono molto spesso la partecipazione di più elefanti impegnati a pianificare e coordinare un piano d’azione condiviso, gli autori dello studio suggeriscono che questa precisa sintonizzazione vocale serva per aiutare il gruppo a decidere insieme e in armonia cosa fare nella mossa successiva. Si tratta di una vera e propria e formidabile dimostrazione di apprendimento vocale rapido in azione all’interno di una popolazione di elefanti selvatici, sebbene gli scienziati precisino in modo rigoroso che lo studio non ha incluso esperimenti di riproduzione sonora artificiale per testare quale sia l’esatta reazione degli animali sul campo all’ascolto di questi specifici richiami convergenti. Questa straordinaria capacità di “accordarsi” acusticamente fornisce comunque una prospettiva del tutto inedita su come questi maestosi mammiferi negozino i loro complessi movimenti e mantengano saldi e duraturi i loro preziosi legami sociali.

Prospettive future per la conservazione della specie

Le implicazioni scaturite da queste nuove e importanti scoperte vanno ben oltre la pur affascinante comprensione del comportamento animale, aprendo nuove e promettenti strade per le strategie di tutela della specie stessa. La comprovata capacità di identificare il contesto comportamentale degli elefanti a partire dall’analisi automatizzata dei loro suoni potrebbe un giorno consentire lo sviluppo di un sistema di monitoraggio acustico passivo su vasta scala territoriale. Questo innovativo approccio permetterebbe di rivelare con precisione dove si trovano le mandrie di elefanti e cosa stanno facendo all’interno di un determinato ecosistema, rivelandosi uno strumento particolarmente utile in tutte quelle aree remote o boschive dove la tradizionale osservazione visiva diretta risulta difficile o del tutto impraticabile. Comprendere a fondo le modalità con cui gli elefanti comunicano a distanza e coordinano democraticamente i loro spostamenti collettivi potrà sicuramente aiutare i ricercatori e i conservazionisti a identificare in anticipo gli habitat cruciali per la sopravvivenza e a mappare in modo accurato i loro fondamentali corridoi di movimento. In definitiva, decodificare con successo il misterioso linguaggio dei cori offre agli scienziati e alle istituzioni strumenti inestimabili per comprendere come le famiglie di pachidermi vivono e utilizzano i paesaggi condivisi, informando così in modo molto più efficace le future strategie per favorire una sicura e pacifica convivenza tra le comunità umane e le popolazioni di elefanti.