Una tempesta solare ha fatto aumentare la radiazione nell’atmosfera terrestre in modo diverso da una zona all’altra e a seconda della quota. A mostrarlo è uno studio guidato dall’Università del Surrey, pubblicato il 20 ottobre 2026 sulla rivista Space Weather: per la prima volta, i ricercatori hanno potuto confrontare misurazioni raccolte a terra, su aerei di linea e con palloni meteorologici lanciati durante un evento di particelle solari. I dati suggeriscono che modelli e osservazioni dirette dovrebbero essere usati insieme per valutare meglio l’esposizione alle radiazioni in volo.
L’episodio analizzato risale all’11 novembre 2025, quando una tempesta di particelle ad alta energia raggiunse l’atmosfera e fu rilevata anche al suolo. L’evento, noto come Ground Level Enhancement 77 (GLE 77), seguì un brillamento solare di classe X5. I GLE sono fenomeni rari: le particelle accelerate dal Sole riescono a penetrare abbastanza in profondità nell’atmosfera da produrre un aumento misurabile della radiazione rilevata dai monitor a terra.
Palloni sonda fino alle quote dei jet d’affari
Il gruppo di ricerca ha messo insieme i dati dei monitor di neutroni installati nel Regno Unito, di strumenti a bordo di due voli transatlantici e dei sensori montati su palloni meteorologici lanciati nel Regno Unito e nei Paesi Bassi. I palloni hanno raccolto misurazioni a quote molto elevate, fino a circa 106.000 piedi, oltre 32 chilometri.
Le letture più significative sono arrivate da Lerwick, nelle Shetland, all’estremo nord della Scozia. Qui, diverse ore dopo il picco della tempesta, la dose di radiazioni misurata alle quote dei jet d’affari ha superato la soglia “moderata” indicata dall’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile (ICAO). A quote ancora maggiori, associate al volo supersonico, è stata superata anche la soglia “severa”, arrivando a circa il doppio del valore di riferimento. I palloni lanciati nel sud del Regno Unito e a De Bilt, nei Paesi Bassi, non hanno invece rilevato aumenti significativi in quelle fasi.
Le soglie ICAO sono livelli di riferimento usati per le allerte aeronautiche: 30 microsievert all’ora per il livello moderato e 80 microsievert all’ora per quello severo. Non indicano il verificarsi automatico di un danno a passeggeri o equipaggi. Servono a segnalare condizioni in cui le autorità e gli operatori possono valutare le informazioni disponibili e decidere se siano necessarie misure operative.
Sui voli transatlantici l’aumento è stato più contenuto
A bordo di due Boeing 777 in viaggio da Londra verso New York erano installati strumenti per misurare la radiazione. Il primo volo, decollato alle 11:45 UTC e diretto a JFK, ha registrato un’esposizione complessiva del 42,6% superiore alla media rilevata su voli comparabili in condizioni normali. Il picco misurato durante la traversata è stato di circa 15 microsievert all’ora, pari alla metà della soglia moderata ICAO. Sul secondo volo, partito più tardi verso Newark, non è stato rilevato un aumento significativo.
Il dato del 42,6% riguarda l’esposizione accumulata durante quel volo rispetto ai valori di fondo usati nello studio: non significa che la dose abbia raggiunto una soglia di pericolo. Inoltre, lungo le rotte dei due aerei e alle quote commerciali monitorate, non è stata superata la soglia moderata. Il contrasto con le misurazioni sopra Lerwick mette in evidenza quanto contino il luogo, l’altitudine e il momento in cui si attraversa una regione interessata dall’evento.
Perché la radiazione varia nello spazio
La radiazione cosmica è sempre presente nell’atmosfera e aumenta con la quota, perché l’aria sovrastante offre una schermatura minore. Durante una tempesta solare, particelle più energetiche possono aggiungersi a questo fondo. L’effetto non si distribuisce necessariamente in modo uniforme: il campo magnetico terrestre devia una parte delle particelle e la risposta dipende anche dalla loro energia e dalla direzione di arrivo.
Nel caso del GLE 77, i monitor britannici hanno rilevato un andamento diverso tra nord e sud e più di un picco nel corso dell’evento. Questo aiuta a spiegare perché le osservazioni effettuate in un singolo punto o lungo una sola rotta possano non rappresentare l’intera situazione. Lo studio segnala anche che durante l’evento non furono diffuse allerte radiologiche ICAO, mentre le misure dei palloni sopra le Shetland indicavano il superamento della soglia moderata alle quote dei jet d’affari.
Più osservazioni per migliorare le previsioni
I sistemi internazionali di allerta si basano soprattutto su modelli alimentati da dati raccolti da terra e nello spazio. Le misurazioni in atmosfera possono offrire un controllo diretto di ciò che accade alle quote di volo e aiutare a verificare quanto siano accurate le stime. Per questo gli autori raccomandano una rete internazionale di palloni a risposta rapida, più sensori a bordo degli aerei e una maggiore densità di misure al suolo. Suggeriscono inoltre di affiancare le osservazioni ai modelli quando si valutano i livelli di radiazione per i servizi aeronautici.
Il risultato non implica che ogni tempesta solare comporti un rischio concreto per i passeggeri o richieda la cancellazione dei voli. Mostra però che, durante eventi intensi, una previsione affidabile deve considerare le differenze tra aree geografiche e quote di volo. Il GLE 77 ha fornito un raro insieme di dati con cui testare questa capacità, grazie alla rete britannica di monitor di neutroni, che oggi si estende dalla Cornovaglia alle Shetland e che, secondo i ricercatori, dieci anni fa non disponeva di sensori operativi di questo tipo.


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