Terremoto Abruzzo, scossa a Palena avvertita anche a Sulmona: torna l’attenzione sulla Valle Peligna, una delle aree a maggiore pericolosità sismica dell’Appennino

La zona è caratterizzata da una storia sismica importante, dalla presenza della faglia del Monte Morrone e da terreni di bacino che possono modificare lo scuotimento durante i terremoti

Una scossa di magnitudo ML 2.6 è stata registrata alle 1:43 di giovedì 29 ottobre nell’area di Palena, in provincia di Chieti. Secondo i dati della Sala Sismica INGV di Roma, l’epicentro è stato localizzato a circa 4 chilometri a ovest del paese, con un ipocentro a 15 chilometri di profondità. Il movimento è stato avvertito da alcune persone anche in Valle Peligna e a Sulmona, mentre al momento non risultano danni a persone o cose. L’evento si inserisce in una fase di attività sismica che negli ultimi giorni ha interessato la zona di Palena: nella serata del 28 ottobre, per esempio, l’INGV ha registrato un terremoto di magnitudo ML 2.0 nella stessa area. La presenza di più scosse ravvicinate richiama l’attenzione sul territorio, ma non permette di stabilire se ne seguiranno altre né di prevederne la magnitudo. Inoltre, termini come “sciame” e “sequenza” descrivono il modo in cui gli eventi si concentrano nello spazio e nel tempo, ma non indicano di per sé quale sarà la loro evoluzione.

La Valle Peligna si trova in un’area sismicamente importante

Sulmona e diversi comuni circostanti sono classificati in Zona sismica 1, la fascia che la classificazione nazionale identifica come quella a pericolosità più elevata. Questa classificazione, tuttavia, non è una previsione di terremoti imminenti e non descrive da sola il rischio concreto per ogni edificio: la normativa nazionale considera la pericolosità di base, mentre per valutare il rischio sismico occorre considerare anche quante persone e beni sono esposti e quanto siano vulnerabili le costruzioni. Per le nuove opere, inoltre, l’azione sismica di progetto viene definita in base alle caratteristiche specifiche del sito, non soltanto alla zona comunale.

Terremoto Palena epicentro

La storia sismica della Valle Peligna è documentata da numerosi terremoti che hanno colpito Sulmona e i centri vicini. Tra gli eventi più noti figura il terremoto della Maiella del 3 novembre 1706, al quale il catalogo INGV attribuisce una magnitudo momento stimata di circa 6.8 e intensità molto elevate in diversi centri abruzzesi. La sua origine è stata collegata a sorgenti sismogenetiche dell’area della Maiella; il rapporto preciso con la faglia del Morrone è ancora oggetto di discussione scientifica e non va dato per certo.

La faglia del Monte Morrone e il terremoto del II secolo

A est della conca di Sulmona si sviluppa la faglia normale del Monte Morrone, una struttura attiva dell’Appennino centrale che delimita il margine della conca. Studi archeosismologici e paleosismologici hanno associato alla faglia un forte terremoto avvenuto probabilmente nel II secolo d.C.; una ricerca pubblicata nel 2025 ricostruisce anche diversi episodi di rottura avvenuti nel corso di migliaia di anni. In base alla lunghezza della struttura e alle evidenze geologiche, gli studi indicano che la faglia potrebbe generare terremoti di magnitudo elevata, con stime che arrivano a Mw 6.6–7.0. Si tratta della dimensione possibile di un evento associato all’intera struttura, non della previsione che un terremoto di tale magnitudo debba verificarsi oggi o in un futuro prossimo.

Mappa pericolosità sismica

La ricostruzione dell’ultimo evento risale a circa duemila anni fa, ma definire la faglia “silente” non significa poter concludere che sia certamente bloccata e stia accumulando energia secondo un conto alla rovescia. Il tempo trascorso dall’ultimo terremoto noto è un elemento utile per lo studio della faglia, ma non basta da solo a stabilirne lo stato attuale né a prevedere quando si romperà di nuovo. Per questo gli studiosi cercano di ricostruirne il comportamento con indagini geologiche, misure strumentali e analisi dei terremoti più piccoli.

A questo scopo, nel 2023 l’INGV installò una rete temporanea di stazioni sismiche nell’area compresa tra il bacino di Sulmona e il versante orientale del Morrone. La rete, più fitta di quella nazionale ordinaria, era pensata per registrare anche terremoti strumentali di magnitudo molto bassa e comprendere meglio dove si concentrassero gli ipocentri. Lo studio della micro-sismicità può chiarire la geometria delle strutture attive e il comportamento della crosta, ma non consente di prevedere con precisione un forte terremoto.

I sedimenti della conca possono influire sullo scuotimento

La Valle Peligna è una conca intermontana riempita da depositi fluviali e lacustri sovrapposti al substrato roccioso. La differenza tra le proprietà dei sedimenti più soffici e quelle delle rocce sottostanti può modificare il passaggio delle onde sismiche: a seconda della stratigrafia e della forma del bacino, il moto del suolo può essere amplificato in determinate frequenze o durare più a lungo. Le ricerche di microzonazione sismica condotte a Sulmona studiano proprio queste variazioni locali, che possono essere diverse anche a breve distanza. Non è quindi corretto immaginare un’amplificazione uniforme in tutta la conca: servono analisi specifiche del sottosuolo e del singolo sito.

Lista terremoti importanti

Edifici e infrastrutture: perché conta la vulnerabilità

Il rischio dipende anche da ciò che si trova nell’area interessata dallo scuotimento. Sulmona e i borghi della Valle Peligna conservano edifici storici di grande valore, costruiti in epoche e con tecniche diverse; la loro vulnerabilità sismica non può essere stabilita in modo generico, ma richiede valutazioni sulle singole strutture. La prevenzione passa quindi dalla conoscenza del sottosuolo, dalla manutenzione e dalla verifica degli edifici, oltre che da una progettazione adeguata per le opere nuove.

Nel dibattito locale rientrano anche il metanodotto Sulmona-Foligno e la centrale di compressione prevista a Case Pente. L’INGV ha pubblicato nel dicembre 2025 studi geologici e sismologici sul tracciato, comprendenti la caratterizzazione delle faglie attive e capaci, la risposta sismica locale e la suscettibilità alla liquefazione. Un’analisi scientifica sul sito di Case Pente colloca la traccia affiorante della faglia del Morrone a circa quattro chilometri dall’area studiata, precisando però che la distanza dipende anche dal metodo con cui viene misurata la distanza dalla sorgente. Sono elementi tecnici rilevanti nel confronto sull’opera, ma non costituiscono da soli una valutazione conclusiva sulla sua sicurezza: per questo occorre riferirsi agli studi completi e alle procedure autorizzative. La scheda ministeriale consultata indica che la centrale non risulta realizzata.

La scossa di magnitudo 2.6 a Palena resta dunque un evento di energia contenuta, avvertito in parte del territorio e senza danni segnalati. La sua registrazione richiama l’attenzione su un’area dalla sismicità nota e studiata, ma non permette di dedurre che sia imminente un terremoto più forte. La sorveglianza strumentale e gli aggiornamenti ufficiali dell’INGV sono gli strumenti per seguire l’attività registrata; la prevenzione e la conoscenza della vulnerabilità locale restano fondamentali per ridurre gli effetti di eventuali terremoti futuri.