Terremoto Grecia, scossa nell’area di Patrasso | DATI e MAPPE

Una scossa di terremoto ha colpito la Grecia alle 18:26 locali (le 17:26 italiane) di oggi, venerdì 2 ottobre

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Una scossa di terremoto ha colpito la Grecia alle 18:26 locali (le 17:26 italiane) di oggi, venerdì 2 ottobre. I sismografi hanno registrato un sisma di magnitudo 4.7 con epicentro nei pressi di Patrasso, nel sud del Paese. L’evento è avvenuto ad una profondità di 18km. Al momento, non sono noti danni a persone o cose. La posizione dell’epicentro è particolarmente interessante dal punto di vista geologico. Patrasso si trova infatti in una delle regioni tettonicamente più dinamiche non soltanto della Grecia, ma dell’intero continente europeo. A poca distanza dalla città si incontrano il Golfo di Patrasso, il settore occidentale del Golfo di Corinto, le strutture tettoniche del Peloponneso nord-occidentale e, più a ovest, il grande sistema geodinamico dell’arco ellenico e dello Ionio.

Terremoto a Patrasso, una terra in continuo movimento

Per capire perché in questa parte della Grecia i terremoti siano così frequenti bisogna allargare lo sguardo all’intero Mediterraneo orientale. La regione ellenica occupa una posizione eccezionalmente complessa, nella quale interagiscono diversi sistemi tettonici. A sud e a sud-ovest della Grecia, la litosfera africana sprofonda al di sotto della regione egea lungo la zona di subduzione ellenica. Contemporaneamente, all’interno dell’Egeo la crosta è sottoposta a una forte deformazione ed estensione.

La zona di Patrasso si trova proprio in una regione di transizione. Verso nord-est dominano la deformazione estensionale del Golfo di Corinto e quella del Golfo di Patrasso, mentre procedendo verso lo Ionio diventano sempre più importanti le strutture connesse alla subduzione ellenica e alla faglia trasformante di Cefalonia, un’altra delle strutture tettoniche più attive del Mediterraneo. Gli studi dedicati al terremoto del 2008 nel Peloponneso nord-occidentale descrivono proprio questa parte della Grecia come una zona di passaggio fra differenti regimi tettonici. Il risultato è una sorta di gigantesco mosaico di blocchi crostali, faglie e sistemi di fratture che continuano lentamente a deformarsi.

Il Golfo di Corinto è un laboratorio naturale della sismologia europea

Pochi chilometri a est di Patrasso comincia uno degli ambienti geologici più studiati del continente: il rift di Corinto. Un rift è, semplificando, una regione nella quale la crosta terrestre viene sottoposta a estensione e tende progressivamente ad allargarsi. Il Golfo di Corinto non è dunque soltanto un’insenatura marina: la sua stessa esistenza è intimamente legata all’attività tettonica. Gli studi scientifici descrivono il Corinth Rift come una delle strutture sismicamente più attive d’Europa. Le misurazioni geodetiche effettuate tramite GPS mostrano inoltre un’apertura estremamente rapida in termini geologici: circa 10 millimetri all’anno nel settore orientale e fino a 15 millimetri all’anno in quello occidentale, con la deformazione concentrata in una fascia relativamente stretta.

Quindici millimetri possono sembrare quasi nulla nella vita quotidiana. Ma per una struttura geologica rappresentano un movimento considerevole. Anno dopo anno, decennio dopo decennio, le rocce vengono deformate e le faglie accumulano tensione. È per questo che il paesaggio apparentemente tranquillo che circonda il Golfo di Corinto nasconde una macchina tettonica tutt’altro che immobile. Ed è significativo che proprio il settore occidentale del rift, quindi quello più vicino a Patrasso e Aigio, presenti alcune delle deformazioni e delle attività microsismiche più importanti dell’intero sistema. Per studiarlo è stato creato anche il Corinth Rift Laboratory, un vero laboratorio naturale nel quale reti sismiche, GPS e altre strumentazioni consentono agli scienziati di osservare con straordinario dettaglio il comportamento delle faglie.

Perché nell’area di Patrasso si verificano così tanti terremoti

La sismicità locale non deriva da una singola faglia. Il Golfo di Corinto è delimitato da una complessa successione di faglie normali attive, alcune sulla terraferma e altre nascoste sotto il mare. Tra i principali segmenti studiati figurano quelli di Psathopyrgos, Aigion, Eliki, Akrata, Xylokastro, Perachora, Skinos e Alepochori.

In un ambiente tettonico estensionale le faglie normali permettono a porzioni della crosta di abbassarsi rispetto ad altre. Nel corso di migliaia e milioni di anni questo meccanismo modifica profondamente il territorio, solleva alcune zone, ne abbassa altre e contribuisce alla formazione e all’evoluzione del bacino marino. Il processo non avviene in maniera continua e uniforme. Le faglie possono restare apparentemente ferme per anni, decenni o secoli, mentre al loro interno cresce lentamente la tensione. È proprio questa caratteristica a spiegare perché una regione possa essere attraversata continuamente da piccoli terremoti e, molto più raramente, produrre eventi di magnitudo decisamente superiore.

Il grande terremoto di Aigio del 1995

La storia recente offre una dimostrazione molto concreta dell’energia che il sistema del Golfo di Corinto è capace di liberare. Il 15 giugno 1995 un violentissimo terremoto colpì l’area di Aigio, sulla costa meridionale del golfo e a est di Patrasso. L’Organizzazione greca per la pianificazione e la protezione dai terremoti, OASP, attribuisce all’evento una magnitudo 6.4. Il terremoto provocò 26 vittime, in particolare a causa del crollo di un edificio ad Aigio e di un hotel a Valimitika. Si verificarono inoltre danni estesi in numerosi centri dell’Acaia e della Focide. Furono osservati fenomeni di liquefazione del terreno, fratture, modificazioni della linea di costa e frane sottomarine.

L’evento è diventato uno dei terremoti più studiati della Grecia moderna. Le successive analisi sismologiche e geodetiche mostrarono un meccanismo essenzialmente di fagliazione normale, perfettamente coerente con il regime estensionale del Golfo di Corinto. Gli studi collocarono la rottura principalmente sotto il golfo, mostrando quanto sia importante considerare anche le strutture tettoniche sommerse quando si valuta la pericolosità sismica della regione.

Il terremoto distruttivo del 1861

Andando più indietro nel tempo emerge un evento ancora più potente. Il 26 dicembre 1861 un terremoto stimato di magnitudo 6.7 colpì l’Acaia e il Golfo di Corinto. Secondo la ricostruzione dell’OASP, diversi villaggi furono praticamente rasi al suolo, tra cui Valimitika e Trypia, mentre danni gravissimi interessarono numerosi altri centri della regione. Le vittime furono almeno 20. Anche allora il terremoto produsse effetti geologici impressionanti. Furono documentate fratture del terreno, liquefazioni e crolli di roccia, fenomeni che raccontano quanto intensa fosse stata la deformazione prodotta dalla scossa.

Il terremoto del 1861 è particolarmente importante perché appartiene a una lunga sequenza storica di grandi eventi che dimostra come la sismicità del Golfo di Corinto non sia un fenomeno recente. Il catalogo storico dell’Osservatorio Nazionale di Atene arriva infatti indietro fino al V secolo avanti Cristo, mentre dal 1911 comincia l’epoca della registrazione strumentale sistematica dei terremoti greci.

I terremoti del 1817 e del 1888 ad Aigio

Tra i terremoti storici più significativi spiccano inoltre quello del 23 agosto 1817, associato al segmento di Aigio e stimato intorno a magnitudo 6.6, e quello del 9 settembre 1888, stimato intorno a magnitudo 6.3. La sequenza degli eventi ricostruita dagli studi scientifici mostra chiaramente come differenti segmenti del sistema abbiano prodotto nel corso dei secoli terremoti superiori a magnitudo 6. Ancora più indietro viene individuato un terremoto nel 1806, associato al settore di Psathopyrgos, mentre la storia sismica del rift comprende numerosi altri eventi importanti distribuiti lungo tutto il Golfo.

È proprio questa successione temporale a rendere il Golfo di Corinto così interessante per i sismologi. Non esiste una singola sorgente che si attiva sempre nello stesso punto, ma una rete di segmenti capaci di interagire e di distribuire la deformazione lungo decine di chilometri.

Il terremoto del 2008 a sud di Patrasso

Un altro episodio fondamentale per comprendere la sismicità della regione si verificò l’8 giugno 2008, quando un terremoto di magnitudo Mw 6.4 colpì l’Acaia e l’Elide, con epicentro nel Peloponneso nord-occidentale, circa 30 chilometri a sud di Patrasso. Questo terremoto fu particolarmente interessante perché presentò caratteristiche differenti rispetto agli eventi tipicamente estensionali del Golfo di Corinto. Le analisi individuarono infatti un importante movimento trascorrente, lungo una struttura orientata approssimativamente da nord-est verso sud-ovest. L’evento evidenziò ancora una volta la complessità della regione, dove l’estensione del Golfo di Corinto si incontra progressivamente con il sistema tettonico della Grecia occidentale e dello Ionio. La scossa del 2008 provocò due vittime, circa un centinaio di feriti e danni di diversa entità a migliaia di edifici; furono inoltre osservati fenomeni di liquefazione. Il terremoto venne avvertito in gran parte della Grecia.