Terremoto in Campania, due scosse di magnitudo 3.2 in provincia di Caserta a un minuto di distanza | DATI e MAPPE

Due terremoti ravvicinati colpiscono la provincia di Caserta alle 12:22 e alle 12:23 di oggi, sabato 10 ottobre. Gli eventi sismici, localizzati dall'INGV a Gioia Sannitica, hanno avuto ipocentri a 9 e 10 chilometri di profondità

  • Terremoto Campania
  • Terremoto Caserta
  • Terremoto Caserta
  • Terremoto Caserta
/

La terra trema in Campania, nel cuore di una delle aree a maggiore pericolosità sismica dell’Italia meridionale. Nella tarda mattinata di oggi, sabato 10 ottobre 2026, una doppia scossa di terremoto ha interessato il territorio di Gioia Sannitica, in provincia di Caserta, in un settore dell’Appennino caratterizzato dalla presenza di importanti sistemi di faglie. Secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), il primo terremoto si è verificato alle 12:22, con una magnitudo 3.2 e un ipocentro localizzato a 9 chilometri di profondità. Appena un minuto più tardi, alle 12:23, i sismografi hanno registrato un secondo evento, ancora di magnitudo 3.2, questa volta con una profondità di 10 chilometri. Due scosse praticamente consecutive, caratterizzate dalla stessa magnitudo e da profondità molto simili, che riportano l’attenzione sulla sismicità del luogo, un’area montuosa compresa tra Campania e Molise che nel corso dei secoli è stata interessata da terremoti anche di elevata energia. La distanza temporale di appena sessanta secondi rappresenta l’elemento più significativo della sequenza odierna. Entrambi gli eventi hanno raggiunto la stessa magnitudo, ma soltanto un’analisi approfondita delle registrazioni sismologiche può chiarire l’esatta relazione tra le due scosse e individuare le strutture tettoniche responsabili.

Terremoto nel Casertano, epicentro nell’area di Gioia Sannitica

La localizzazione dei due terremoti interessa il settore settentrionale della provincia di Caserta, in una zona montuosa attraversata da numerose strutture geologiche, la cui evoluzione è collegata alla formazione della catena appenninica e ai movimenti della crosta terrestre che continuano a interessare l’Italia centro-meridionale. Le due scosse sono state registrate a profondità relativamente contenute, rispettivamente di 9 e 10 chilometri. Questi valori sono compatibili con la sismicità crostale tipica dell’Appennino, dove numerosi terremoti vengono generati nei primi chilometri della crosta terrestre. La profondità ipocentrale rappresenta un parametro importante per comprendere gli effetti di un terremoto. A parità di magnitudo, gli eventi superficiali possono produrre scuotimenti più intensi nelle località prossime all’epicentro rispetto a terremoti molto profondi, sebbene l’intensità effettiva dipenda anche dalla distanza, dalla propagazione delle onde e dalle condizioni geologiche locali. Nel caso dei due eventi odierni, la somiglianza tra i parametri disponibili evidenzia una stretta vicinanza temporale e una profondità analoga, senza tuttavia permettere di stabilire con certezza se entrambi siano stati generati dalla stessa porzione di faglia.

Il rischio sismico 

L’area è caratterizzata da una pericolosità sismica elevata, legata alla presenza di strutture tettoniche capaci di generare terremoti di energia considerevole. La pericolosità sismica viene valutata attraverso studi geologici, analisi dei terremoti storici e modelli statistici che stimano la probabilità di scuotimenti del terreno di una determinata intensità. È importante distinguere la pericolosità sismica dal rischio sismico. La prima indica la possibilità che un territorio venga interessato da terremoti e scuotimenti significativi; il secondo dipende anche dalla vulnerabilità degli edifici, dalla popolazione esposta e dalle caratteristiche delle infrastrutture. In un territorio storicamente sismico, la qualità delle costruzioni assume quindi un’importanza fondamentale. Anche le condizioni del sottosuolo possono modificare localmente l’intensità dello scuotimento, attraverso fenomeni di amplificazione delle onde sismiche.

Due terremoti della stessa magnitudo: cosa significa una sequenza così ravvicinata

Uno degli aspetti più particolari dei due terremoti odierni riguarda il fatto che entrambi hanno raggiunto la stessa magnitudo 3.2, a distanza di appena un minuto. La magnitudo esprime l’energia del terremoto secondo una scala logaritmica. Una differenza di un’unità corrisponde a un aumento di circa 32 volte dell’energia liberata, mentre due eventi con la stessa magnitudo hanno valori energetici comparabili. La magnitudo 3.2 indica un terremoto di energia relativamente contenuta rispetto ai grandi eventi storici, ma potenzialmente percepibile nelle località vicine all’epicentro, in funzione delle condizioni di propagazione delle onde e delle caratteristiche degli edifici. La prima scossa è stata localizzata a 9 chilometri di profondità, mentre la seconda si è verificata a 10 chilometri. La differenza di un chilometro non permette di individuare automaticamente due sorgenti differenti. Le localizzazioni ipocentrali, infatti, presentano margini di incertezza e devono essere interpretate tenendo conto della distribuzione delle stazioni sismiche e dei modelli utilizzati per descrivere la propagazione delle onde. In una sequenza sismica possono verificarsi terremoti di magnitudo identica o simile anche a distanza di pochi secondi o minuti. Quando due eventi hanno la stessa magnitudo, la sola energia liberata non consente di attribuire a uno dei due il ruolo di scossa principale. Per una classificazione più approfondita è necessario considerare l’intera evoluzione dell’attività sismica.