Terremoto in India, scossa di magnitudo 5.1 nell’Uttarakhand: trema tutto | VIDEO

Una scossa di terremoto di magnitudo 5.1 ha colpito lo Stato indiano dell’Uttarakhand. L’epicentro è stato localizzato circa 35 chilometri a nord-ovest di Bāeshwar, a una profondità di 10 chilometri

India, scossa di magnitudo 5.1 nell’Uttarakhand

Una scossa di terremoto di magnitudo 5.1 ha colpito l’Uttarakhand, nel nord dell’India, interessando una delle regioni più attive dal punto di vista sismico dell’intera catena dell’Himalaya. Le prime informazioni indicano un evento di magnitudo 5.1 nell’area montuosa dell’Uttarakhand. Secondo l’EMSC, il sisma è stato registrato nella serata di martedì 6 ottobre 2026 ed è stato distintamente avvertito in un’area molto vasta. Reuters, citando proprio l’European-Mediterranean Seismological Centre, ha riferito che le oscillazioni sono state percepite anche a New Delhi e che non erano inizialmente disponibili segnalazioni di vittime o danni. I dati iniziali relativi alla profondità possono variare leggermente tra le diverse reti sismiche nelle prime fasi successive a un evento. Le prime indicazioni diffuse parlavano di una profondità di circa 10 chilometri, mentre l’EMSC ha successivamente indicato una profondità di circa 25 chilometri per un evento di magnitudo 5.1 nella regione di confine tra l’India e il Tibet.

L’Uttarakhand è una delle aree sismiche più delicate dell’Himalaya

Il terremoto assume particolare rilevanza per la sua localizzazione geografica. L’Uttarakhand si trova infatti nel settore occidentale e centrale dell’Himalaya, una gigantesca cintura orogenica formatasi e tuttora deformata dalla convergenza tra la placca indiana e la placca eurasiatica. È proprio questa collisione, ancora attiva, ad aver costruito nel corso di milioni di anni la catena himalayana e a mantenere elevata la deformazione crostale della regione. La crosta indiana continua a spingersi verso nord al di sotto dell’Asia, accumulando tensioni che vengono periodicamente rilasciate attraverso terremoti di diversa intensità. Gli studi sulla sismicità dell’Uttarakhand identificano una serie di grandi strutture tettoniche responsabili di gran parte della deformazione regionale. Tra le più importanti figurano il Main Central Thrust, il Main Boundary Thrust e il sistema frontale himalayano.

Le grandi faglie dell’Himalaya: Main Central Thrust e Main Boundary Thrust

Una delle strutture più importanti della regione è il Main Central Thrust, MCT, un enorme sistema di sovrascorrimento che attraversa ampi settori dell’Himalaya. Il MCT separa differenti unità geologiche della catena e rappresenta una delle principali testimonianze della compressione che ha modellato l’Himalaya. Numerosi terremoti della regione del Kumaon e del Garhwal risultano concentrati proprio nelle aree interessate dalle grandi strutture tettoniche himalayane. Più a sud si sviluppa il Main Boundary Thrust, MBT, un’altra fondamentale struttura compressiva dell’Himalaya. Ancora più a sud si trova il sistema del fronte himalayano, dove la deformazione della catena montuosa si trasferisce verso le pianure dell’India settentrionale. Questi sistemi non devono essere interpretati come singole faglie isolate. Si tratta piuttosto di una complessa rete di sovrascorrimenti, faglie secondarie e lineamenti tettonici che interagiscono in una regione sottoposta a una continua compressione.

Bageshwar e il Kumaon, un settore classificato ad alta pericolosità sismica

Il territorio di Bageshwar ricade nel Kumaon Himalaya, settore orientale dell’Uttarakhand particolarmente importante dal punto di vista sismotettonico. Uno studio probabilistico sulla pericolosità sismica dell’Uttarakhand colloca l’area comprendente Almora, Bageshwar, Champawat e Pithoragarh in una delle principali sorgenti sismogenetiche regionali. In questa zona sono presenti, oltre a MCT e MBT, altre strutture locali come il Martoli Thrust, il South Almora Thrust e la Ramgarh Fault. La documentazione dell’Uttarakhand Disaster Mitigation and Management Centre indica inoltre il distretto di Bageshwar interamente nella Zona sismica V, la categoria più elevata prevista dalla zonazione sismica indiana. Questo significa che la regione viene considerata capace di essere interessata da scuotimenti molto forti e che la progettazione delle strutture deve tenere conto di una pericolosità sismica particolarmente elevata.

Perché l’Himalaya continua a produrre terremoti

Il meccanismo alla base della sismicità himalayana è strettamente connesso alla collisione continentale in corso. La placca indiana continua a convergere verso quella eurasiatica. La deformazione non viene assorbita in modo uniforme: alcune porzioni delle grandi strutture tettoniche possono rimanere bloccate per periodi prolungati mentre le tensioni continuano ad accumularsi. Quando la resistenza delle rocce viene superata, una parte dell’energia elastica accumulata viene liberata improvvisamente attraverso uno scorrimento lungo una faglia, generando onde sismiche.

Il precedente terremoto nell’area di Bageshwar pochi giorni fa

L’area aveva già mostrato attività sismica nelle settimane immediatamente precedenti. Il National Center for Seismology indiano aveva registrato il 26 settembre 2026 un terremoto di magnitudo 3.6 nella regione di Bageshwar, con ipocentro a soli 5 chilometri di profondità. La presenza di eventi sismici ravvicinati non consente comunque, da sola, di stabilire una relazione causale diretta tra i terremoti né di prevedere l’evoluzione futura della sequenza.

Il terremoto di Uttarkashi del 1991

La storia recente dell’Uttarakhand comprende terremoti molto più forti e distruttivi. Uno degli eventi più importanti è il terremoto di Uttarkashi del 1991, verificatosi nell’Himalaya del Garhwal. Gli studi scientifici gli attribuiscono una magnitudo intorno a Mw 6.8, con forti conseguenze sul territorio. L’evento rappresenta ancora oggi uno dei riferimenti principali per comprendere la pericolosità sismica dell’Uttarakhand. Le indagini geologiche condotte successivamente documentarono numerosi fenomeni di instabilità dei versanti, frane e cedimenti associati allo scuotimento, un aspetto particolarmente rilevante in una regione caratterizzata da pendii ripidi e rilievi montuosi molto elevati.

Il terremoto di Chamoli del 1999

Un altro evento fondamentale è il terremoto di Chamoli del 28 marzo 1999, con magnitudo superiore a 6. Il sisma colpì nuovamente l’Uttarakhand himalayano e venne associato a un meccanismo compressivo tipico della regione. Gli studi collocano la sorgente nel complesso sistema tettonico del settore centrale dell’Himalaya. La successione del terremoto di Uttarkashi del 1991 e di quello di Chamoli del 1999, a distanza di meno di un decennio, contribuì ad aumentare l’attenzione scientifica sul cosiddetto settore centrale della cintura sismica himalayana.

Il grande terremoto del 1803 nell’Himalaya del Garhwal

La storia sismica della regione va però molto più indietro. Nel 1803 un forte terremoto colpì il Garhwal Himalaya. Le ricostruzioni scientifiche indicano per quell’evento una magnitudo nell’ordine di 7.7, anche se per i terremoti storici i valori derivano necessariamente da ricostruzioni successive basate sugli effetti osservati e sulle testimonianze disponibili. L’evento del 1803 viene considerato uno dei principali terremoti storici del settore occidentale e centrale dell’Himalaya.

Una lunga storia di grandi terremoti lungo la catena himalayana

L’intera catena himalayana è stata interessata, nel corso della storia, da terremoti estremamente potenti. Tra gli eventi maggiormente studiati figurano il terremoto di Kangra del 1905, il grande terremoto del Bihar-Nepal del 1934 e quello dell’Assam del 1950. La letteratura scientifica considera questi terremoti testimonianze della capacità della collisione indo-eurasiatica di produrre eventi di magnitudo molto elevata. Anche l’Uttarakhand si colloca quindi all’interno di una più vasta cintura sismica che attraversa buona parte del margine meridionale dell’Asia.

Terremoti e frane, il doppio rischio nelle montagne dell’Uttarakhand

Nelle regioni himalayane il rischio legato ai terremoti non deriva esclusivamente dallo scuotimento del terreno. La morfologia estremamente accidentata rende infatti molte aree vulnerabili a frane, crolli rocciosi e cedimenti dei versanti innescati dalle oscillazioni sismiche. Gli studi condotti dopo alcuni dei terremoti storici dell’Uttarakhand hanno documentato la riattivazione di frane esistenti, l’apertura di fratture lungo le strade e il distacco di massi dai pendii. Per questo motivo, anche un terremoto di magnitudo moderata può assumere particolare importanza quando avviene a profondità relativamente ridotta e in territori caratterizzati da forti pendenze e infrastrutture distribuite lungo vallate montane.