Terremoto in Tibet, affiora una frattura lunga chilometri: il suolo si è abbassato fino a 3,5 metri

La scossa di magnitudo 7.0 che il 22 ottobre ha colpito la contea di Baqên, nella regione cinese del Tibet, ha lasciato una traccia evidente anche in superficie. Durante i sopralluoghi del 25 ottobre, una squadra di tecnici ha individuato per la prima volta una rottura del terreno a circa 15 chilometri a est dell’epicentro

La fotografia diffusa insieme alle notizie dei rilievi mostra una lunga cicatrice che attraversa una distesa brulla ai piedi di montagne innevate. È il segno visibile di un movimento avvenuto lungo una faglia, quando la roccia in profondità si è spezzata e i due blocchi ai lati del piano di frattura si sono spostati. La rottura individuata dai ricercatori è larga tra 8 e 30 metri e, secondo la prima descrizione ufficiale, prosegue verso nord e verso sud fino ai rilievi. La sua individuazione sul terreno ha fornito una prova diretta di come il terremoto abbia deformato il paesaggio, oltre alle informazioni ricavate dai sismografi e dai modelli.

Una faglia normale in una regione sottoposta a grandi tensioni

Le osservazioni indicano che il sisma è stato prodotto soprattutto da una faglia normale, con una componente secondaria di movimento laterale sinistro. In una faglia normale, la crosta si estende e un blocco di roccia scivola verso il basso rispetto a quello adiacente lungo una superficie inclinata; il movimento verticale osservato a Baqên è coerente con questo tipo di rottura, mentre la componente laterale mostra che lo spostamento non è avvenuto in una sola direzione.

Il meccanismo può sembrare sorprendente in un territorio modellato dalla collisione tra India ed Eurasia, che ha sollevato l’Himalaya e contribuito alla formazione dell’altopiano tibetano. Ma la tettonica non produce ovunque lo stesso tipo di movimento: la convergenza tra le due grandi masse continentali comprime e ispessisce la crosta lungo il margine himalayano, mentre all’interno dell’altopiano molto elevato alcune aree sono soggette anche a distensione, cioè a un lento allontanamento orizzontale dei blocchi. L’USGS descrive il terremoto di Baqên come un evento di faglia normale compatibile con l’estensione est-ovest che interessa il plateau; il rilievo elevato e la gravità contribuiscono a spiegare perché una regione nata dalla compressione possa oggi deformarsi anche in questo modo.

Liquefazione e crepe nel terreno

Oltre alla frattura principale, i ricercatori hanno segnalato fessure nel suolo e fenomeni di liquefazione della sabbia. La liquefazione può verificarsi quando una scossa intensa attraversa sedimenti sciolti e saturi d’acqua: per alcuni istanti il terreno perde parte della propria capacità di sostenere gli edifici e può comportarsi come un materiale più fluido. In superficie possono comparire sabbia e acqua espulse dal sottosuolo, piccoli cedimenti o deformazioni, anche lontano dalla faglia principale.

Epicentro terremoto Tibet

Questi effetti non indicano necessariamente che il terreno si sia aperto lungo un’unica spaccatura continua. Le fratture secondarie, i cedimenti e la liquefazione possono distribuirsi in modo irregolare, perché dipendono dalla natura dei sedimenti, dalla presenza d’acqua e dall’intensità delle onde sismiche in ciascun punto. Per questo le squadre sul campo devono confrontare le tracce visibili con le mappe, le misure strumentali e la distribuzione dei danni, così da ricostruire con maggiore precisione l’estensione dell’area deformata.

La rottura visibile è solo una parte del fenomeno

La scoperta del 25 ottobre è stata la prima individuazione sul terreno della rottura associata al sisma, ma non significa che gli scienziati abbiano trovato in un solo punto l’intero sistema di fratture. Le successive attività di mappatura hanno permesso di delineare una fascia di rottura superficiale lunga circa 25 chilometri, mentre l’area con intensità almeno VI ha superato i 35 mila chilometri quadrati. Questi dati descrivono aspetti diversi: la lunghezza della frattura riguarda la deformazione permanente lungo la faglia, mentre l’area d’intensità comprende territori in cui la scossa è stata avvertita con livelli differenti.

Anche il valore di 3,5 metri va interpretato con attenzione: è il massimo dislivello verticale osservato, non uno spostamento uniforme lungo tutta la faglia. Nelle grandi rotture sismiche il movimento cambia da un punto all’altro e può combinare sollevamenti, abbassamenti e scorrimenti laterali, seguendo la geometria della faglia e le caratteristiche delle rocce.

La cicatrice fotografata nella pianura tibetana rende visibile, in un paesaggio remoto, ciò che normalmente resta nascosto nel sottosuolo: la crosta terrestre accumula tensione per tempi lunghi e la rilascia bruscamente quando la resistenza delle rocce viene superata. Il rilievo della frattura, insieme alle osservazioni di liquefazione e alle mappe di intensità, aiuterà a ricostruire meglio il comportamento della faglia e a capire come il terremoto abbia modificato il terreno nella regione di Baqên. L’indagine geologica non consente di prevedere con precisione quando avverrà un nuovo sisma, ma permette di identificare le strutture attive e di comprendere con maggiore chiarezza i processi che rendono il Tibet una delle aree tettonicamente più complesse dell’Asia.