Terremoto M5.9 in Russia: scossa superficiale al largo delle Isole Curili, trema l’area di Severo-Kurilsk

Un terremoto di magnitudo 5.9 è stato registrato alle 18:48 italiane a sud-sudovest di Severo-Kurilsk, nell’Estremo Oriente russo. L’ipocentro è stato localizzato a circa 26 km di profondità, in una delle zone di subduzione più attive del pianeta

Un forte terremoto di magnitudo 5.9 ha interessato nella serata di oggi, 6 ottobre 2026, l’Estremo Oriente della Russia, lungo il settore delle Isole Curili. La scossa è stata registrata alle 18:48 ora italiana con epicentro localizzato a sud-sudovest di Severo-Kurilsk, in una regione caratterizzata da un’intensa e costante attività tettonica. Il terremoto si è verificato a una profondità di circa 26 chilometri, un valore relativamente contenuto che colloca l’evento tra i terremoti superficiali. Questa caratteristica assume particolare importanza perché, a parità di magnitudo, un sisma poco profondo può produrre uno scuotimento più evidente nelle aree relativamente vicine all’epicentro rispetto a un terremoto generato a centinaia di chilometri sotto la superficie terrestre. La scossa di magnitudo 5.9 è inoltre indicata come la più forte tra cinque terremoti registrati localmente nelle ultime 30 ore, confermando una fase di attività sismica particolarmente significativa nel settore settentrionale dell’arcipelago delle Curili.

Terremoto alle Isole Curili, perché la profondità di 26 chilometri è significativa

La profondità dell’ipocentro rappresenta uno degli elementi fondamentali nell’analisi di un terremoto. Nel caso dell’evento avvenuto nei pressi di Severo-Kurilsk, i circa 26 chilometri indicano una sorgente sismica relativamente superficiale rispetto ai numerosi terremoti profondi che possono verificarsi nelle grandi aree di subduzione. Quando la rottura avviene a profondità ridotte, le onde sismiche devono attraversare una quantità minore di materiale prima di raggiungere la superficie. Di conseguenza, lo scuotimento può risultare più netto nelle zone prossime all’epicentro. Questo non significa automaticamente che un terremoto superficiale provochi danni. Gli effetti reali dipendono da numerosi fattori, tra cui la distanza dai centri abitati, la natura geologica del terreno, la durata dello scuotimento, il tipo di movimento lungo la faglia e la vulnerabilità degli edifici. Nel caso delle Isole Curili, tuttavia, il dato della profondità assume particolare rilevanza perché il terremoto si è verificato in una delle fasce tettoniche più dinamiche del pianeta.

Le Isole Curili si trovano lungo una gigantesca zona di subduzione

L’arcipelago delle Curili si sviluppa tra la penisola russa della Kamchatka e il settore settentrionale del Giappone, lungo uno dei grandi margini attivi del Pacifico. Qui due enormi porzioni della crosta terrestre interagiscono continuamente. Una placca oceanica si muove verso il margine continentale e progressivamente sprofonda al di sotto della placca sovrastante. Questo processo prende il nome di subduzione. Si tratta di un fenomeno geologico lento su scala umana, ma estremamente potente. Le placche continuano a muoversi per pochi centimetri all’anno, accumulando progressivamente tensione lungo il loro punto di contatto. Le rocce possono restare bloccate per lunghi periodi mentre la pressione continua ad aumentare. Quando la resistenza viene superata, avviene una brusca rottura e l’energia accumulata viene liberata sotto forma di onde sismiche. È proprio questo meccanismo a rendere le zone di subduzione capaci di generare alcuni dei terremoti più potenti conosciuti.

La faglia delle Curili e la Cintura di Fuoco del Pacifico

Il settore delle Curili appartiene alla vastissima Cintura di Fuoco del Pacifico, una fascia che circonda gran parte dell’Oceano Pacifico e concentra una percentuale elevatissima dell’attività sismica e vulcanica mondiale. In queste regioni i terremoti non rappresentano eventi eccezionali ma il risultato diretto della dinamica delle placche. La particolarità delle Curili consiste proprio nella combinazione tra subduzione, vulcanismo e frequente attività sismica. Il margine è sottoposto a una deformazione praticamente continua e ciò determina la possibilità di terremoti di diversa intensità e profondità. Alcuni eventi possono verificarsi in prossimità dell’interfaccia tra le placche, altri all’interno della placca che sprofonda nel mantello terrestre. Altri ancora possono interessare strutture secondarie collegate alla deformazione del margine. Per questo motivo non è corretto considerare l’area come dominata da una singola faglia isolata. Si tratta invece di un sistema tettonico complesso, capace di produrre eventi sismici con caratteristiche profondamente differenti.

Perché nelle Curili si verificano terremoti così frequenti

L’elevata frequenza dei terremoti deriva dalla continua convergenza delle placche. In una zona di subduzione la deformazione non cessa mai. Anche quando non avvengono terremoti importanti, le forze tettoniche continuano ad agire in profondità. Ogni terremoto modifica inoltre, almeno localmente, la distribuzione delle tensioni nelle rocce. Dopo un evento possono quindi verificarsi nuove scosse nella stessa area o nei settori circostanti. Il fatto che l’evento di magnitudo 5.9 sia stato preceduto o accompagnato da altri terremoti locali è coerente con il comportamento tipico delle grandi regioni sismicamente attive, nelle quali possono svilupparsi sequenze composte da più eventi nell’arco di ore o giorni. La presenza di cinque terremoti in circa 30 ore, con quello di magnitudo 5.9 indicato come il più forte, evidenzia dunque una fase di attività che merita attenzione dal punto di vista sismologico.

Rischio sismico elevato nelle Curili

Le Isole Curili sono storicamente considerate un territorio a elevata pericolosità sismica. La presenza di una grande zona di subduzione implica la possibilità non soltanto di terremoti moderati e forti, ma anche di eventi estremamente potenti. Le faglie di subduzione possono infatti coinvolgere porzioni molto estese della crosta terrestre. Quando una rottura interessa centinaia di chilometri del margine, la quantità di energia liberata può diventare enorme. I terremoti più forti del pianeta sono quasi sempre associati proprio a questo tipo di ambiente geologico. L’area delle Curili è quindi sottoposta a un rischio naturale strutturale, determinato dalla sua stessa posizione geografica. La sismicità rappresenta una componente permanente del territorio e non un fenomeno occasionale.

Severo-Kurilsk e il rapporto storico con i grandi terremoti

La città di Severo-Kurilsk, indicata come riferimento geografico per il terremoto delle 18:48 italiane, si trova in un’area che ha conosciuto in passato terremoti molto più forti. Le Curili settentrionali hanno infatti una lunga storia di grandi eventi sismici, alcuni dei quali hanno prodotto conseguenze particolarmente gravi sulle coste dell’arcipelago. Nel corso del XX secolo la regione è stata interessata da terremoti di magnitudo estremamente elevata, collegati alla dinamica della zona di subduzione. Uno degli episodi più drammatici interessò proprio l’area di Severo-Kurilsk nella prima metà degli anni Cinquanta, quando un gigantesco terremoto nel Pacifico settentrionale provocò uno tsunami che colpì duramente l’arcipelago. Quel precedente rappresenta ancora oggi uno degli eventi simbolo della vulnerabilità delle Curili rispetto ai grandi terremoti oceanici.

I grandi terremoti storici dell’arcipelago

La storia sismica delle Curili è caratterizzata da una lunga sequenza di terremoti forti e molto forti. L’intero arco che collega il Giappone settentrionale alla Kamchatka ha prodotto nel tempo diversi eventi superiori alla magnitudo 8. Terremoti di questa intensità sono completamente differenti, dal punto di vista energetico, rispetto alla scossa di magnitudo 5.9 registrata oggi. La scala della magnitudo non è infatti lineare: una differenza apparentemente ridotta nei valori corrisponde a un aumento enorme dell’energia liberata. Per questo motivo il terremoto odierno non deve essere automaticamente paragonato ai grandi eventi storici della regione. I precedenti sono però fondamentali per comprendere il potenziale sismico del margine delle Curili.

Perché la stessa zona può produrre terremoti superficiali e profondi

Uno degli aspetti più interessanti delle zone di subduzione è la possibilità che i terremoti si verifichino a profondità molto diverse. Nel settore più vicino alla fossa oceanica, gli eventi possono avvenire a poche decine di chilometri dalla superficie, come nel caso della scossa odierna a circa 26 chilometri. Man mano che la placca oceanica sprofonda nel mantello, però, essa può continuare a generare terremoti anche a profondità molto maggiori. È possibile quindi registrare nella stessa regione geografica eventi superficiali, intermedi e profondi. Questa distribuzione degli ipocentri permette ai sismologi di ricostruire la geometria della placca che scende nel mantello terrestre e rappresenta una delle principali evidenze del processo di subduzione.

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