Terremoto Tirreno, nuova forte scossa al largo delle Eolie | DATI e MAPPE

La terra torna a tremare al largo delle coste meridionali italiane in un'area nota per la sua complessa dinamica geologica

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Questa mattina, alle 10:02, la rete sismica INGV ha registrato un terremoto magnitudo ML 3.9 nel distretto sismico del Tirreno Meridionale. L’evento si è verificato in mare, al largo delle Isole Eolie, con un ipocentro localizzato a una profondità stimata di 25 km. Trattandosi di un’area marina e a una moderata profondità, l’energia rilasciata tende generalmente a disperdersi prima di raggiungere con intensità i centri abitati costieri.

Perché si verificano terremoti nel Tirreno Meridionale

I terremoti in questo specifico tratto di mare non sono affatto eventi anomali o isolati, bensì il risultato diretto di una complessa situazione geodinamica che domina il bacino del Mediterraneo. In questa regione è infatti in atto un profondo e continuo processo di subduzione. Dinamicamente, l’antico oceano della Tetide, che oggi corrisponde al fondale del Mar Ionio, si inflette e sprofonda inesorabilmente sotto l’Arco Calabro e il bacino del Mar Tirreno. Questo lento inabissamento di una placca tettonica al di sotto di quella adiacente genera costantemente enormi accumuli di tensione all’interno della crosta e del mantello terrestre. La liberazione improvvisa di queste tensioni accumulate si manifesta proprio sotto forma di scosse sismiche, che in quest’area possono raggiungere profondità notevoli a causa dello sprofondamento della placca.

La sismicità storica

Guardando al passato, la sismicità storica del Tirreno meridionale e dell’Italia meridionale in generale conferma che questo settore rappresenta uno dei bacini a più elevata pericolosità sismica di tutto il Mediterraneo. I cataloghi storici e strumentali registrano un’attività ininterrotta, caratterizzata dalla coesistenza di frequenti terremoti legati a processi crostali superficiali, all’attività vulcanica sottomarina e alle profonde dinamiche di subduzione dell’Arco Calabro. La distribuzione spaziale del rilascio energetico nel corso dei secoli risulta infatti fortemente localizzata e del tutto coerente con questo inquadramento sismotettonico.