Terremoto Turchia, doppia scossa in 7 minuti: magnitudo 4,5 e 4,9 a profondità diverse | DATI e MAPPE

Il primo sisma è stato segnalato alle 13:36 a 127 chilometri di profondità, seguito alle 13:43 da un evento di magnitudo 4,9 con ipocentro a 9 chilometri. La distanza temporale ravvicinata non basta a stabilire un legame tra i due terremoti

  • Terremoto Turchia
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Due scosse di terremoto in Turchia sono state segnalate nell’arco di sette minuti, con magnitudo e profondità differenti. Il primo evento, di magnitudo 4,5, è avvenuto alle 13:36, con ipocentro indicato a 127 chilometri. Il secondo, di magnitudo 4,9, è stato registrato alle 13:43, a una profondità di 9 chilometri. L’elemento principale della doppia segnalazione è proprio la marcata differenza tra le profondità: 118 chilometri separano i due valori ipocentrali. Il secondo terremoto presenta una magnitudo maggiore e una sorgente molto più vicina alla superficie. Sono caratteristiche importanti per inquadrare i due eventi.

Un terremoto a 127 chilometri è molto diverso da uno a 9 chilometri

La differenza tra un ipocentro a 127 km e uno a 9 km non è soltanto numerica. I due terremoti potrebbero essersi originati in contesti strutturali differenti e non è possibile stabilire, sulla sola base della loro vicinanza temporale, che il secondo sia necessariamente collegato al primo. Un terremoto con ipocentro a circa 127 chilometri rientra nella categoria degli eventi a profondità intermedia. In questi casi le onde sismiche devono percorrere una maggiore distanza prima di raggiungere la superficie e possono essere avvertite anche su un’area piuttosto vasta, pur con effetti generalmente più attenuati nelle immediate vicinanze dell’epicentro rispetto a un sisma superficiale della stessa magnitudo. La scossa di magnitudo 4,9 a 9 chilometri di profondità, invece, è un terremoto decisamente superficiale. Questo tipo di evento può produrre uno scuotimento più netto nelle aree prossime all’epicentro, proprio perché l’energia viene liberata a poca distanza dalla superficie. La profondità rappresenta quindi un parametro fondamentale per comprendere gli effetti potenziali di un terremoto, insieme alla magnitudo, alla distanza dai centri abitati, alla natura dei terreni e alla vulnerabilità degli edifici.

La Turchia è attraversata da alcuni dei sistemi di faglia più attivi al mondo

La Turchia occupa una delle aree tettonicamente più complesse del Mediterraneo e dell’intero continente euroasiatico. Il Paese si trova in una zona di forte deformazione della crosta terrestre, dove interagiscono la placca anatolica, quella eurasiatica, la placca araba e il sistema africano-mediterraneo. Questa configurazione rende il territorio turco estremamente dinamico dal punto di vista sismico. L’Anatolia viene sottoposta a una forte pressione da sud-est e tende a spostarsi verso ovest, accumulando tensioni lungo grandi sistemi di faglie capaci di produrre terremoti anche molto violenti. Tra le strutture più importanti figura la Faglia Nord Anatolica, una delle più note e studiate al mondo. Attraversa la Turchia settentrionale per oltre un migliaio di chilometri ed è responsabile di numerosi grandi terremoti avvenuti nel corso del Novecento. Si tratta di una faglia trascorrente, lungo la quale due blocchi della crosta scorrono lateralmente l’uno rispetto all’altro. A sud-est si sviluppa invece la Faglia Est Anatolica, altro grande sistema sismogenetico che segna il confine tra la placca anatolica e quella araba. Anche questa struttura è in grado di generare terremoti molto forti e rappresenta uno dei principali elementi di rischio sismico del Paese.

Anatolia occidentale ed Egeo, una rete di faglie superficiali

La situazione è diversa, ma ugualmente complessa, nella Turchia occidentale e nell’area dell’Egeo. Qui prevalgono fenomeni di distensione della crosta, con numerose faglie normali distribuite in un territorio molto vasto. In queste zone sono frequenti terremoti con ipocentri relativamente superficiali, spesso entro le prime decine di chilometri della crosta. Province come Izmir, Manisa, Balıkesir e Muğla sono interessate da una sismicità diffusa, legata a un mosaico di faglie attive che interessa l’intera regione. Questo significa che un terremoto a circa 9 chilometri di profondità è perfettamente compatibile con la sismicità crostale tipica di molte aree dell’Anatolia occidentale. Un evento a oltre 100 chilometri, invece, richiede un inquadramento geodinamico diverso e può essere legato a processi più profondi della litosfera.

Perché la profondità è così importante

Quando si valuta un terremoto, la magnitudo da sola non basta. Due eventi della stessa magnitudo possono produrre effetti molto differenti a seconda della profondità. Un terremoto superficiale tende a trasmettere l’energia sismica alla superficie in maniera più diretta. Se l’epicentro si trova vicino a una città densamente popolata, anche una magnitudo moderata può essere avvertita distintamente e, in presenza di edifici vulnerabili, può causare danni locali. Al contrario, un terremoto più profondo può essere percepito su un’area più ampia ma generalmente con una minore intensità nelle immediate vicinanze del punto epicentrale. È per questo che il secondo evento, quello di magnitudo 4,9 con ipocentro a 9 chilometri, presenta caratteristiche potenzialmente più rilevanti sotto il profilo dello scuotimento locale.

Il rischio sismico in Turchia resta molto elevato

La Turchia è uno dei Paesi a più elevata pericolosità sismica dell’area mediterranea. La presenza contemporanea di grandi faglie trascorrenti, strutture compressive, zone distensive e sistemi profondi legati alla convergenza tra placche crea un quadro estremamente articolato. La sismicità è diffusa su gran parte del territorio e comprende sia terremoti di bassa magnitudo, molto frequenti, sia eventi più forti capaci di provocare danni estesi. Il rischio non dipende soltanto dalla presenza delle faglie, ma anche dall’elevata densità abitativa di alcune regioni e dalla qualità del patrimonio edilizio. Proprio per questo, ogni sequenza sismica viene osservata con particolare attenzione, soprattutto quando presenta caratteristiche insolite come una forte differenza di profondità tra eventi avvenuti a pochi minuti di distanza.

Il precedente devastante del 6 febbraio 2023

Il riferimento più drammatico degli ultimi anni resta il terremoto del 6 febbraio 2023, quando una violentissima sequenza sismica colpì la Turchia meridionale e la Siria. Due eventi di magnitudo superiore a 7 provocarono distruzioni su un’area vastissima e interessarono diversi segmenti di faglia. Fu una delle catastrofi sismiche più gravi della storia recente della regione, con conseguenze enormi sia in termini di vittime sia di danni alle infrastrutture e al patrimonio edilizio. Quella sequenza mostrò in maniera evidente quanto possa essere complesso il comportamento delle grandi faglie anatoliche e quanto rapidamente la rottura possa propagarsi lungo segmenti differenti. È importante tuttavia sottolineare che terremoti di magnitudo intorno a 4,5 o 4,9 non sono direttamente comparabili con eventi superiori a magnitudo 7. La quantità di energia liberata cresce infatti in modo esponenziale con l’aumento della magnitudo.

I grandi terremoti storici della Turchia

La storia sismica turca è costellata da eventi molto forti. Uno dei più noti è il terremoto di Erzincan del 1939, che colpì duramente la Turchia orientale e rappresentò uno dei più potenti terremoti del Novecento nell’area anatolica. Nel corso dei decenni successivi si verificarono numerosi altri forti terremoti lungo la Faglia Nord Anatolica, spesso con una progressione verso ovest delle rotture. Particolarmente grave fu il terremoto di Izmit del 17 agosto 1999, che interessò una delle aree più industrializzate e popolose del Paese. Il sisma causò gravissime distruzioni e rappresentò uno dei momenti più drammatici della storia recente turca. Pochi mesi dopo, nel novembre dello stesso anno, un altro forte terremoto colpì la zona di Düzce, confermando l’elevata attività del sistema nord-anatolico. Anche la Turchia occidentale è stata interessata da eventi importanti. Nel 2020, un forte terremoto nel Mar Egeo provocò danni significativi nell’area di Izmir, mostrando ancora una volta la vulnerabilità delle città situate in prossimità delle principali strutture attive.

Le due scosse possono essere collegate?

La vicinanza temporale tra i due eventi non è sufficiente per stabilire un rapporto diretto tra le scosse. Per capire se appartengano alla stessa sequenza sismica occorre analizzare la posizione precisa degli epicentri, la geometria delle faglie coinvolte, i meccanismi focali e la distribuzione degli eventuali eventi successivi. La differenza di ben 118 chilometri tra le profondità ipocentrali suggerisce prudenza nell’interpretazione. Due terremoti avvenuti a pochi minuti di distanza possono avere origine in strutture differenti, soprattutto in un contesto tettonico complesso come quello turco.