Tokyo sta affrontando una delle conseguenze più evidenti dell’aumento delle temperature urbane: mentre le estati diventano sempre più calde, la superficie coperta dalle chiome degli alberi si riduce. Il fenomeno riguarda soprattutto le aree centrali della metropoli, dove in meno di 10 anni è andata perduta una quantità di copertura arborea pari a circa 12 km quadrati, un’estensione equivalente a più di tre volte quella di Central Park a New York. La tendenza emerge da uno studio dell’Università di Tokyo pubblicato nel 2024. Tra il 2013 e il 2022, la copertura delle chiome nelle zone centrali della capitale è passata dal 9,2% al 7,3%. Una contrazione significativa in una città che, come molte grandi metropoli asiatiche, deve fare i conti con il cosiddetto effetto isola di calore urbano: strade, edifici e superfici asfaltate assorbono e trattengono il calore, mentre la vegetazione contribuisce a mitigarlo.
Meno alberi, meno ombra
La riduzione degli alberi non significa soltanto avere meno verde. Le chiome svolgono una funzione fondamentale nella regolazione del microclima urbano: producono ombra, contribuiscono all’evapotraspirazione e possono abbassare sensibilmente la temperatura percepita negli spazi pubblici. Le rilevazioni effettuate da gruppi di cittadini in diversi quartieri di Tokyo hanno evidenziato proprio questo effetto. Le aree situate sotto alberi con chiome ampie possono presentare temperature inferiori rispetto a quelle vicine, dove gli alberi sono stati sottoposti a potature più drastiche. Anche differenze di pochi gradi possono diventare importanti durante le giornate caratterizzate da caldo estremo. La questione assume ulteriore rilievo alla luce dell’andamento climatico recente. Il Giappone ha registrato nel 2025 la sua estate più calda di sempre e, nei mesi compresi tra maggio e agosto, le ondate di calore hanno provocato quasi 120 decessi e oltre 73 mila interventi di emergenza.
Perché Tokyo sta perdendo alberi
Una delle principali cause della diminuzione della copertura arborea è la trasformazione dei terreni privati. Molti giardini di grandi dimensioni appartengono a proprietari anziani che, con il passaggio generazionale o la vendita degli immobili, cedono il posto a nuovi edifici residenziali. I grandi appezzamenti vengono spesso suddivisi per aumentare il numero di abitazioni disponibili. Nel processo, gli alberi maturi presenti nei giardini possono essere abbattuti e sostituiti da costruzioni o spazi pavimentati.
A questo si aggiunge la particolare conformazione di Tokyo. Molte strade sono strette e offrono poco spazio per piantare alberi di grandi dimensioni. La gestione del verde deve inoltre tenere conto dei rischi legati ai fenomeni meteorologici estremi, compresi i tifoni, che possono provocare la caduta di rami o alberi. Anche le potature rappresentano un elemento controverso: gli interventi sono necessari per evitare che le chiome interferiscano con semafori, edifici e infrastrutture, ma potature troppo aggressive possono ridurre proprio quella superficie verde che permette agli alberi di fornire ombra e raffrescamento.
La distanza dalle altre metropoli
La traiettoria di Tokyo appare particolarmente significativa se confrontata con quella di altre grandi città. A New York la copertura arborea si aggira intorno al 23% e l’amministrazione punta ad arrivare al 30% entro il 2040. Anche Londra e Parigi hanno fissato obiettivi per aumentare la presenza degli alberi e del verde urbano. Tokyo, invece, registra una contrazione della copertura delle chiome nelle aree centrali. La differenza non dipende soltanto dalle politiche pubbliche, ma anche dalla struttura urbana e dalla disponibilità di suolo. Tuttavia, il confronto evidenzia quanto sia importante considerare gli alberi come una vera infrastruttura urbana e non soltanto come elemento decorativo. La stessa misurazione del verde utilizzata dalle autorità metropolitane presenta inoltre criteri più ampi: comprende anche terreni agricoli e prati presenti nelle zone periferiche. Un indicatore complessivo di questo tipo può quindi non riflettere pienamente la disponibilità di ombra e vegetazione nei quartieri più densamente abitati.
Il ruolo dei cittadini
Di fronte a questo scenario, alcuni gruppi di residenti hanno iniziato a raccogliere autonomamente dati sulle temperature e sulla presenza degli alberi, coinvolgendo esperti e portando le proprie osservazioni nelle sedi delle amministrazioni locali. Queste iniziative mostrano un crescente interesse per un tema che spesso rimane meno visibile rispetto ad altri problemi ambientali. Misurare la temperatura sotto una chioma, confrontare alberi sottoposti a diversi tipi di potatura e monitorare nel tempo la presenza del verde permette infatti di trasformare una percezione quotidiana – quella di una città sempre più calda e con meno ombra – in dati utili per le decisioni pubbliche.
Una sfida per la pianificazione urbana
Le autorità di Tokyo stanno cercando di aumentare la presenza delle chiome soprattutto lungo le strade dove marciapiedi e spazi disponibili consentono di farlo. La gestione degli alberi deve però conciliare esigenze differenti: sicurezza, viabilità, infrastrutture, manutenzione e adattamento ai fenomeni meteorologici estremi. Il problema è quindi trovare un equilibrio tra la necessità di mantenere gli alberi sicuri e quella di conservarne una chioma sufficientemente ampia da garantire ombra e raffrescamento. In una città sottoposta a estati sempre più calde, la perdita di alberi può trasformarsi in un circolo vizioso: più cemento e meno chiome significano maggiore esposizione al calore, mentre proprio durante le giornate più torride aumenta il valore della vegetazione urbana.
Per Tokyo, la questione del verde non riguarda dunque soltanto l’estetica della città. Alberi e chiome sono parte delle strategie di adattamento climatico, contribuiscono alla gestione delle acque piovane e possono migliorare il comfort degli spazi pubblici. La sfida dei prossimi anni sarà riuscire a conservare gli alberi esistenti, limitare la perdita di giardini maturi e progettare nuove aree verdi in una delle metropoli più densamente costruite del mondo.


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