La televisione italiana ha un problema gigantesco con la scienza, e quando si parla di meteorologia il salotto mediatico si trasforma regolarmente nella scena del delitto. Quanto andato in onda questa sera, pochi minuti fa, durante la trasmissione “Realpolitik” su Rete 4 rappresenta forse uno dei punti più bassi e desolanti dell’informazione climatica recente. In poco più di quaranta secondi, il tempo di un sospiro televisivo prima di essere inesorabilmente tagliati dal conduttore Tommaso Labate, i telespettatori hanno assistito a uno stupro sistematico della terminologia scientifica, della geografia locale e della climatologia storica. Un teatrino in cui il dogma ha calpestato i dati, trasformando un evento meteorologico severo, ma del tutto inquadrabile nella natura del nostro territorio, nell’ennesimo megafono del catastrofismo ideologico.
Da tornado a uragano: la fiera delle fake news geografiche e meteorologiche
Il primo, imperdonabile errore che qualifica il livello del dibattito è la narrazione fattuale degli eventi che hanno colpito la provincia di Trapani. Il conduttore Labate non ha esitato a definire il vortice di Marsala un “uragano“, sostenendo che vi fossero “città in ginocchio” e “diverse scuole distrutte“. Si tratta di clamorose bufale, fake news sparate in prima serata che alimentano un allarmismo ingiustificato. Sotto il profilo strettamente scientifico, scambiare un tornado, ovvero una tromba d’aria generata da una cella temporalesca a scala locale, con un uragano, che è un sistema ciclonico tropicale esteso per centinaia di chilometri, equivale a confondere un temporale estivo con un monsone. La geografia dei danni, inoltre, è stata drammatizzata fino alla distorsione della realtà. Non c’è nessuna “città distrutta“. Il vortice ha colpito precise e circoscritte zone di campagna tra i comuni di Petrosino e Marsala, danneggiando tetti, serre e infrastrutture rurali. E la conta delle scuole “distrutte”? Si riduce a un solo istituto, temporaneamente inagibile. Raccontare di metropoli rase al suolo significa fare disinformazione pura, piegando la cronaca alle esigenze dello share.
La memoria corta dei catastrofisti: i tornado in Sicilia ci sono sempre stati
Il corto circuito si è aggravato quando il dibattito si è spostato sulle cause. Come abbiamo già ampiamente documentato ieri su MeteoWeb raccontando il tornado di Marsala, la tesi secondo cui ogni folata di vento più intensa del solito sia un prodotto esclusivo e diretto del cambiamento climatico antropico è scientificamente infondata. I tornado nel bacino del Mediterraneo, e in particolare in Sicilia, ci sono sempre stati. La storia climatologica dell’isola è costellata di eventi vorticosi devastanti, documentati da secoli. Ben prima della rivoluzione industriale, in pieno Ottocento, trombe d’aria spaventose hanno spazzato le coste siciliane provocando decine, in alcuni casi centinaia, di vittime. Ignorare questa memoria storica, che è la base di ogni seria analisi climatologica, per gridare all’apocalisse imminente causata dalle emissioni umane significa tradire il metodo scientifico per abbracciare la propaganda. Oggi i danni materiali possono sembrare superiori semplicemente perché il territorio è immensamente più edificato e antropizzato rispetto a due secoli fa, ma l’energia atmosferica del Mediterraneo ha sempre generato questi fenomeni.
L’ira di Bonelli e il dogma climatico brandito come una clava
Invece di analizzare questi dati con pacatezza, lo spazio televisivo ha offerto il solito spettacolo di aggressività ideologica. L’esponente di Europa Verde, Angelo Bonelli, è apparso inferocito, rabbioso, ergendosi a depositario assoluto di una “Scienza” declinata al singolare e usata come clava politica. Di fronte alle perplessità sollevate in studio, Bonelli ha reagito con una violenza dialettica sconcertante, tirando in ballo paragoni surreali con la pandemia da Covid-19 e accusando i suoi interlocutori di non credere alla scienza. Questo atteggiamento fideistico, che trasforma il dibattito meteorologico in una caccia all’eretico, è l’antitesi della scienza stessa. La vera ricerca si basa sul dubbio, sull’analisi delle serie storiche e sulla distinzione tra meteorologia (il tempo di ieri) e climatologia (il clima di decenni). Chi pretende di sapere con assoluta certezza che un singolo tornado in Sicilia sia la firma inequivocabile del riscaldamento globale causato dall’uomo, non sta facendo divulgazione: sta recitando un dogma.
Pragmatismo contro ideologia: l’adattamento silenziato in quaranta secondi
In questo desolante spaccato televisivo, l’unico barlume di correttezza, logica e razionalità è arrivato da Nicola Procaccini, responsabile ambiente di Fratelli d’Italia, e dalla giornalista Hoara Borselli. Ricordando la sua esperienza di amministratore locale in un comune colpito da eventi estremi in passato, Procaccini ha riportato la barra dritta sulla storia, ricordando i precedenti storici di Catania e sottolineando una verità scomoda per gli ecologisti da salotto: questi fenomeni appartengono da sempre alla nostra natura. La vera sfida non è intestardirsi in una lotta ideologica e punitiva contro i cambiamenti climatici a colpi di tasse verdi e divieti, ma puntare sul pragmatismo dell’adattamento climatico. Mettere in sicurezza il territorio, costruire infrastrutture resilienti e gestire le emergenze. Una posizione lucida, supportata da Borselli, che è stata però brutalmente troncata. Tommaso Labate ha tagliato gli interventi, silenziando il buonsenso per chiudere in fretta una parentesi che rovinava la narrativa catastrofista della serata.
La morte dell’informazione scientifica nel salotto televisivo
Ciò che rimane di questa pessima pagina di televisione è la conferma di quanto sia triste e inadeguato lo spazio riservato alle tematiche ambientali nei talk show italiani. In meno di un minuto abbiamo visto la meteorologia derubricata a chiacchiera da bar, le fake news elevate a titoli di testa e la scienza usata come randello per zittire chi propone soluzioni concrete basate sulla storia del nostro territorio. Mentre in televisione si fa spettacolo sulla pelle dei cittadini colpiti dai danni del maltempo, su MeteoWeb continueremo a fare l’unica cosa che conta: raccontare la meteorologia con i numeri, con la storia e con il rigore che la natura merita, lontani dalle isterie dei finti scienziati a favore di telecamera.

