Tra il 27 e il 28 ottobre 1979 Torino si ritrovò sotto la neve quando l’autunno non aveva ancora finito di colorare gli alberi. I tetti, le strade e le piazze si coprirono di bianco, ma bastarono pochi centimetri perché la sorpresa lasciasse spazio alla preoccupazione: la neve, umida e pesante, si aggrappava alle foglie ancora sui rami e li piegava, spezzandoli o portandoli fino a terra. In corso XI Febbraio, gli olmi siberiani curvi sotto quel carico diventarono l’immagine più forte di una città colta impreparata da un inverno arrivato troppo presto.
Mentre Torino faceva i conti con alberi caduti e strade difficili, sulle montagne del Cuneese la nevicata diventava una bufera: tra il 27 e il 28 ottobre al Colle di Tenda si accumularono fino a 160 centimetri di neve fresca. Quarantasette anni dopo, le cronache e le fotografie di quei giorni riportano alla luce un Piemonte trasformato in poche ore, sospeso tra la meraviglia di un paesaggio inatteso e i disagi di una nevicata che nessuno si aspettava così presto.
Fu infatti un episodio eccezionale per la sua precocità, ma non la nevicata più abbondante degli ultimi tre secoli: in città esistono testimonianze di una nevicata ancora più anticipata, il 22 ottobre 1748, anche se non si dispone di misurazioni certe dell’accumulo. Quella del 1979 resta una delle nevicate d’ottobre più note nella storia meteorologica torinese: nella serie delle misure regolari, iniziata nel 1787, è la prima con accumulo dopo quella del 31 ottobre 1920.

Nei giorni precedenti, un afflusso di aria artica da nord-est aveva portato sul Piemonte uno strato d’aria fredda, trattenuto nei bassi strati dall’arco alpino. Una saccatura atlantica scese poi verso il Mediterraneo e si isolò nei pressi delle Baleari, richiamando correnti umide e instabili da sud sul Nord-Ovest. L’incontro tra le precipitazioni e il freddo già presente sulla pianura rese possibile la neve a quote molto basse. A Torino i fiocchi caddero nelle prime ore del 27 ottobre e, intorno a mezzogiorno, si misuravano circa 5 centimetri; sulla collina gli accumuli furono maggiori, con 18 centimetri a Pino Torinese e 15 al Bric della Croce.
A raccontare la sorpresa e i disagi sono soprattutto le cronache coeve. Nel resoconto pubblicato il 28 ottobre, La Stampa descrive una bufera particolarmente intensa nelle valli Vermenagna, Gesso, Stura e Grana: il Colle della Maddalena era chiuso, mentre al Colle di Tenda si procedeva con difficoltà e soltanto con catene o gomme chiodate. La neve aveva ostacolato anche i treni: sulla linea Cuneo-Sanremo un convoglio si fermò vicino a Vievola, impossibilitato a proseguire per la quantità di neve accumulata sui binari. Le cronache riferivano inoltre di alberi caduti, collegamenti rallentati e strade trasformate in superfici fangose e scivolose dalla neve bagnata.

Torino visse un’altra emergenza, più silenziosa ma molto visibile: gli alberi, ancora provvisti di foglie, non riuscirono a sostenere il peso della neve umida. Un resoconto giornalistico dell’epoca ricordava che diversi alberi caduti bloccarono il traffico e causarono interruzioni parziali dell’elettricità; alcune zone della collina rimasero isolate. Le ricostruzioni meteorologiche segnalano tra i casi più emblematici gli olmi siberiani di corso XI Febbraio, piegati fino a terra. È facile immaginare lo stupore di chi, uscendo di casa in una mattina ancora d’autunno, si trovò davanti strade imbiancate e rami spezzati: non una normale nevicata invernale, ma un paesaggio cambiato nel giro di poche ore.
Nel Cuneese la neve assunse proporzioni ben diverse da quelle osservate nel capoluogo. Tra il 27 e il 28 ottobre si registrarono fino a 160 centimetri di neve fresca complessiva al Colle di Tenda e circa 130 centimetri a Limone Piemonte; gli accumuli furono eccezionali anche a quote più basse, con 75 centimetri a Pamparato e 60 a Corsagliola. Nei giornali, la descrizione della “neve acquosa e molto pesante” rende bene il carattere dell’evento e i problemi che causò sulle strade e sulle ferrovie. A distanza di 47 anni, le testimonianze d’archivio restituiscono così una memoria concreta della storica nevicata dell’ottobre 1979 in Piemonte: la sorpresa dei paesi imbiancati, i collegamenti interrotti e gli alberi cittadini piegati da una neve arrivata quando l’autunno non aveva ancora lasciato cadere le foglie.


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