Quanto accaduto a Marsala, in Sicilia, potrebbe non restare un episodio isolato. Le trombe marine, fenomeni atmosferici caratterizzati da vortici potenzialmente molto violenti, rappresentano un rischio concreto per le aree costiere: circa il 20% di quelle che si formano lungo la Penisola raggiunge infatti la terraferma, dove i venti in prossimità del vortice possono superare abbondantemente i 200 km/h. A richiamare l’attenzione sul fenomeno è Radarmeteo & Hypermeteo, hub europeo specializzato negli scenari climatici, alla vigilia della Giornata internazionale per la riduzione del rischio dei disastri naturali.
“Ogni anno sull’Italia si registrano mediamente dalle 200 alle 300 trombe marine, mentre a livello europeo si arriva a fino a 1000 eventi – precisa Massimo Crespi, climatologo e fondatore di Radarmeteo & Hypermeteo – La tromba marina è un vortice che si forma in situazioni di instabilità atmosferica tra una nube e la superficie del mare. La stagione, in cui si registra il maggior numero di trombe marine, va dalla tarda estate all’autunno, quando si verificano le condizioni ottimali per la loro formazione: superficie del mare relativamente calda, poca ventilazione nei bassi strati, l’ingresso di aria più fresca in quota”.
Il Mediterraneo si scalda più rapidamente della media globale
Tra i fattori che favoriscono la formazione delle trombe marine e possono contribuire ad aumentarne l’intensità figura la temperatura delle acque superficiali, indicata con la sigla SST (Sea Surface Temperature). Un elemento strettamente legato alla crisi climatica, che sta modificando gli equilibri atmosferici e marini. Secondo i rapporti dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), la temperatura superficiale degli oceani a livello globale è aumentata di circa 0,9°C rispetto all’era preindustriale, con un’accelerazione particolarmente marcata negli ultimi quarant’anni. Nel Mediterraneo il riscaldamento procede a un ritmo superiore del 20% rispetto alla media globale, con picchi estivi che raggiungono +1,4°C e conseguenze significative per le aree costiere.
L’energia accumulata nel sistema terra-mare-troposfera, alimentata dallo squilibrio termico, contribuisce inoltre a favorire precipitazioni più intense, concentrate in intervalli temporali e aree geografiche limitate. Anche quando i quantitativi annui di pioggia restano sostanzialmente stabili, cambia la distribuzione delle precipitazioni: in quasi 30 anni i giorni piovosi sono diminuiti dell’11%, mentre al Centro/Sud quelli senza pioggia sfiorano ormai quota 300 all’anno.
Dalla siccità alle frane, gli effetti del cambiamento climatico
Le trasformazioni climatiche non riguardano soltanto il mare e gli eventi atmosferici estremi. Parallelamente, si registra un innalzamento della quota dello zero termico, con una conseguente riduzione delle nevicate e un anticipo dello scioglimento della neve. La fusione dei ghiacciai e il degrado del permafrost contribuiscono inoltre a indebolire i versanti montani, aumentando la vulnerabilità dei territori. I crolli di pareti rocciose e i distacchi glaciali, osservati anche in Italia, sono tra le manifestazioni più evidenti di questi processi.
Un quadro che impone una maggiore attenzione alla prevenzione e alla capacità di adattamento, soprattutto in un contesto in cui fenomeni intensi e localizzati possono provocare danni ingenti in tempi molto brevi. “Di fronte all’accentuarsi degli eventi meteo è indispensabile assumerne coscienza per responsabili politiche di adattamento ad ogni livello” conclude Crespi.


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