L’economia circolare deve passare dalla pianificazione all’attuazione, attraverso regole certe, investimenti e strumenti capaci di sostenere il recupero e il riutilizzo dei materiali nei processi produttivi. È questa la richiesta che le Regioni rivolgono al Governo attraverso il documento presentato oggi al tavolo dei coordinatori della Commissione Ambiente, riuniti a Firenze in occasione del Festival L’Italia delle Regioni. Il documento, condiviso con Chicco Testa, Presidente di Assoambiente, e Carlo Lusi, Consigliere Generale di Confindustria Cisambiente, individua quattro priorità per rendere più efficace la gestione del ciclo dei rifiuti e favorire il consolidamento dell’economia circolare. Al centro delle richieste figurano la definizione di regole comuni sull’End of Waste, la disponibilità di risorse e tempi certi per l’autosufficienza impiantistica, una procedura nazionale unitaria per i sottoprodotti e il sostegno al mercato delle materie prime seconde, con particolare attenzione alla plastica riciclata.
Economia circolare, le quattro richieste delle Regioni al Governo
A illustrare le priorità individuate dalla Commissione Ambiente è Rosanna Laconi, assessore della Difesa dell’Ambiente della Regione Sardegna e Coordinatrice della Commissione Ambiente, che sottolinea la necessità di intervenire sulle condizioni normative, economiche e organizzative necessarie per trasformare gli obiettivi dell’economia circolare in risultati concreti. “Sono quattro le priorità – dichiara Rosanna Laconi, assessore della Difesa dell’Ambiente della Regione Sardegna e Coordinatrice della Commissione Ambiente – su cui si fondano le richieste al Governo: la definizione di regole comuni e stabili sull’End of Waste, per stabilire quando un rifiuto cessa di essere tale e può essere reimmesso nei cicli produttivi; la disponibilità di risorse e tempi certi per raggiungere l’autosufficienza impiantistica; l’introduzione di un procedimento nazionale unitario per il riconoscimento dei sottoprodotti; il sostegno concreto ai mercati delle materie prime seconde, con particolare attenzione alla plastica riciclata. Dobbiamo passare dalla pianificazione all’attuazione, attraverso norme coerenti, investimenti e una governance capace di accompagnare l’intero ciclo dei materiali, fino al loro reinserimento nei processi produttivi”. Le richieste delineano un percorso che coinvolge contemporaneamente la gestione dei rifiuti, l’organizzazione degli impianti, il quadro normativo nazionale e la valorizzazione economica dei materiali recuperati. L’obiettivo è favorire un sistema nel quale il recupero delle risorse possa trovare continuità anche nella loro successiva utilizzazione industriale.
End of Waste e sottoprodotti, la necessità di regole comuni e stabili
Uno dei principali temi affrontati riguarda l’End of Waste, il meccanismo attraverso il quale viene stabilito quando un rifiuto cessa di essere considerato tale e può essere nuovamente utilizzato nei cicli produttivi. Su questo fronte, le Regioni chiedono al Governo la definizione di regole comuni e stabili, in grado di assicurare un quadro normativo coerente per le attività di recupero dei materiali. Accanto all’End of Waste, il documento pone la questione del riconoscimento dei sottoprodotti. La proposta riguarda l’introduzione di un procedimento nazionale unitario, che permetta di affrontare questa materia attraverso criteri condivisi. Entrambi gli interventi si inseriscono nella prospettiva di una gestione del ciclo dei materiali che non si esaurisca nelle attività di raccolta e trattamento, ma accompagni le risorse recuperabili verso il loro reinserimento nei processi produttivi.
Autosufficienza impiantistica, le Regioni chiedono risorse e tempi certi
Un altro elemento centrale del documento è il raggiungimento dell’autosufficienza impiantistica, per la quale vengono richiesti al Governo finanziamenti e tempistiche definite. La disponibilità di risorse e tempi certi viene individuata come condizione necessaria per passare dalla programmazione alla realizzazione degli interventi. La questione degli impianti si collega direttamente alla capacità dei territori di gestire il ciclo dei rifiuti e di sostenere l’attuazione delle politiche ambientali. Il documento colloca questa esigenza all’interno di una visione che integra gli aspetti ambientali con quelli industriali e territoriali, riconoscendo il ruolo delle Regioni nella costruzione delle condizioni necessarie al funzionamento dell’economia circolare.
Materie prime seconde e plastica riciclata, il sostegno ai mercati
La quarta priorità riguarda il mercato delle materie prime seconde, ovvero i materiali recuperati che possono essere nuovamente impiegati nelle attività produttive. Le Regioni chiedono un sostegno concreto a questi mercati, indicando una particolare attenzione alla plastica riciclata. Il tema si lega alla necessità di accompagnare l’intero ciclo dei materiali, affinché le attività di recupero possano trovare uno sbocco nei processi produttivi. La valorizzazione delle materie prime seconde rappresenta quindi una componente essenziale del percorso di attuazione dell’economia circolare delineato dalla Commissione. La richiesta di sostegno ai mercati si affianca così agli interventi normativi e impiantistici, all’interno di una strategia che punta a collegare la gestione ambientale alle esigenze del sistema produttivo.
Il ruolo delle Regioni a venticinque anni dalla riforma del Titolo V
Le proposte presentate a Firenze si inseriscono in un percorso istituzionale che ha visto crescere progressivamente le responsabilità regionali nella gestione dei rifiuti. A venticinque anni dalla riforma del Titolo V, infatti, il ruolo delle Regioni si è ampliato rispetto alle tradizionali funzioni di programmazione e autorizzazione. Le amministrazioni regionali sono oggi coinvolte anche nell’integrazione tra politiche ambientali, industriali e territoriali, un ambito che richiede il coordinamento di competenze e strumenti differenti. È proprio sull’esperienza maturata nei territori che si fondano le richieste rivolte al Governo. Le Regioni intendono contribuire all’attuazione delle misure mettendo a disposizione il patrimonio di conoscenze e competenze sviluppato nell’esercizio delle proprie funzioni. Il percorso proposto si basa su un quadro di leale collaborazione istituzionale, nel quale il coordinamento tra Governo e Regioni assume un ruolo centrale per accompagnare l’evoluzione del sistema di gestione dei rifiuti e il progressivo reinserimento dei materiali recuperati nelle attività economiche.
Qualità dell’aria, il confronto sul decreto e gli obiettivi europei al 2050
La riunione della Commissione Ambiente ha affrontato anche un secondo tema, relativo al decreto-legge sulla qualità dell’aria che recepisce le direttive europee. Su questo provvedimento l’organismo di coordinamento è chiamato a esprimere un parere. La questione riguarda le indicazioni europee finalizzate alla riduzione delle emissioni entro il 2050, un obiettivo che richiede un confronto tra le istituzioni coinvolte nell’attuazione delle misure ambientali. Rosanna Laconi ha richiamato l’attenzione sulla portata delle disposizioni e sul contributo delle Regioni al percorso di definizione del provvedimento. “Sono indicazioni piuttosto stringenti – sottolinea la titolare dell’ambiente della Regione Sardegna – per arrivare ad un abbattimento delle emissioni entro il 2050. Un provvedimento molto importante per il quale le Regioni hanno e stanno presentando emendamenti importanti, con l’auspicio che vengano accolti dal Ministero”. Il confronto sul decreto si affianca dunque alle richieste sull’economia circolare, confermando il coinvolgimento delle Regioni nelle politiche ambientali nazionali e nel recepimento degli indirizzi europei. Sul tavolo rimangono sia la definizione degli strumenti per rendere concretamente operativa l’economia circolare sia l’esame delle proposte di modifica regionali al provvedimento sulla qualità dell’aria.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?