Un anno senza Paolo Sottocorona: il ricordo dell’uomo che ha portato in TV l’eleganza del meteo senza allarmismi

A dodici mesi dalla scomparsa del celebre meteorologo di La7, ripercorriamo la carriera, la filosofia scientifica e la lezione d'umanità di un volto indimenticabile della televisione italiana

Oggi, 8 ottobre 2026, ricorre il primo anniversario della morte di Paolo Sottocorona, una delle figure più autorevoli, garbate e rispettate nel panorama dell’informazione televisiva e scientifica del nostro Paese. La sua improvvisa scomparsa, avvenuta l’8 ottobre 2025 all’età di 77 anni, ha lasciato un vuoto profondo nel cuore dei telespettatori e dei colleghi che per decenni hanno fatto affidamento sulle sue analisi quotidiane. In un’epoca dominata dal clamore e dai titoli ad effetto, il meteorologo di La7 rappresentava un’oasi di calma e rigore, capace di spiegare la complessità dei fenomeni atmosferici con un garbo che rendeva persino le giornate più uggiose un momento di serena comprensione. A un anno di distanza, la sua figura rimane viva e attuale, simbolo di un modo di fare comunicazione che mette al centro il rispetto per la verità e per la sensibilità del pubblico.

Dalla passione scientifica ai cieli dell’Antartide: la formazione nell’Aeronautica Militare

Nato a Firenze il 17 dicembre 1947, Paolo Sottocorona ha coltivato fin dalla giovinezza un profondo legame con la scienza e con l’osservazione dei fenomeni naturali. Dopo aver intrapreso inizialmente gli studi presso la facoltà di ingegneria, ha scelto di dedicarsi interamente all’atmosfera arruolandosi nell’Aeronautica Militare. All’interno del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare, ha prestato servizio per oltre vent’anni, maturando una solida competenza tecnica ed operativa che avrebbe poi costituito l’ossatura della sua attività divulgativa. Tra le esperienze più significative di questo periodo figura indubbiamente la partecipazione alla quinta spedizione italiana in Antartide, un viaggio estremo che lo stesso Sottocorona definì determinante per la sua crescita professionale e umana, insegnandogli il valore del limite e la maestosità incontaminata della natura.

L’esordio sul piccolo schermo: dalla Rai a Telemontecarlo fino al successo su La7

Il passaggio dalla divisa militare alle telecamere della televisione italiana è avvenuto nei primi anni Novanta, segnando l’inizio di una straordinaria carriera mediatica. Il debutto sul grande pubblico è coinciso con la partecipazione a trasmissioni Rai di primo piano come Unomattina e successivamente a Geo & Geo al fianco di Licia Colò, contesti nei quali il suo talento espositivo ha subito conquistato gli spettatori. La vera svolta è arrivata con l’approdo a Telemontecarlo, la rete che si sarebbe poi trasformata in La7. Diventato presenza fissa del palinsesto mattutino con la rubrica Omnibus Meteo, Sottocorona si è trasformato nel volto familiare con cui milioni di italiani iniziavano la giornata. Le sue apparizioni nei programmi di approfondimento come Coffee Break e L’Aria che tira non erano semplici bollettini, ma vere e proprie lezioni di divulgazione scientifica quotidiana.

Una meteorologia controcorrente: la battaglia garbata contro i sensazionalismi climatici

Ciò che ha reso unico Paolo Sottocorona è stata la sua ferma e coerente opposizione alla mercificazione del meteo e alla ricerca ossessiva del sensazionalismo. Mentre la comunicazione moderna si popolava di termini roboanti come bombe d’acqua, bolle infernali o tifoni apocalittici, il meteorologo fiorentino ha mantenuto invariato il suo approccio analitico e misurato. Sottocorona ha condotto una silenziosa e garbata battaglia contro l’allarmismo meteo, spiegando sempre con precisione la differenza tra eventi stagionali ed emergenze reali, evitando di trasformare ogni pioggia in un cataclisma e soprattutto ogni ondata di caldo in una sventura apocalittica. Questo rigore etico gli ha guadagnato la stima non soltanto del pubblico, ma anche della comunità scientifica e giornalistica, capeggiata dal direttore Enrico Mentana, che ne ha sempre sottolineato la straordinaria capacità di rassicurare ed educare al tempo stesso.

Il divulgatore e l’autore: le pubblicazioni e la passione per le nuove generazioni

L’impegno di Sottocorona per la conoscenza non si è esaurito all’interno degli studi televisivi, ma si è tradotto anche in un’intensa attività editoriale e didattica. Tra i suoi contributi scritti si ricorda la pubblicazione del libro Che cosa sanno le nuvole?, un’opera pensata per spiegare ai più piccoli i segreti dell’atmosfera con un linguaggio poetico e al tempo stesso rigoroso. Sottocorona amava interagire con gli studenti e partecipare a corsi di formazione, trasmettendo la sua passione per la meteorologia, la navigazione a vela e il rispetto del Pianeta. La sua visione pedagogica sosteneva che capire il tempo atmosferico significa imparare a leggere l’ambiente circostante con rispetto, pazienza e spirito critico, qualità fondamentali per le nuove generazioni.

L’eredità umana e professionale di un signore dell’informazione scientifica

A dodici mesi da quel tragico giorno in cui ci ha lasciati subito dopo la sua ultima apparizione in video, la lezione di Paolo Sottocorona appare più necessaria che mai. Oltre ad essere uno scienziato preparato, era un uomo di profonda sensibilità, amante degli animali, vegetariano per convinzione etica e grande appassionato di mare e di albe scorte dal ponte di una barca a vela. Il suo stile impeccabile, fatto di toni pacati, lavagne ricche di mappe esplicative e sorrisi garbati, rappresenta un modello di riferimento insuperato per chiunque voglia fare informazione oggi. Ricordare Sottocorona nel primo anniversario della morte significa celebrare l’idea di una televisione al servizio del cittadino, capace di informare senza spaventare e di educare con la forza della gentilezza.