Il lago subglaciale Kronshtadskiy, situato vicino alla piattaforma di ghiaccio Amery, nell’Antartide orientale, si trovava nascosto sotto la coltre glaciale. Il suo svuotamento ha però lasciato una traccia visibile dallo spazio: un’ampia depressione che, nel punto centrale, ha subito un abbassamento di oltre 6 metri. Monitorando questo cedimento della superficie, i ricercatori hanno stimato che, tra il 2016 e il 2021, il lago abbia perso circa 78 milioni di metri cubi d’acqua. L’evoluzione della forma di tale depressione ha inoltre permesso agli studiosi Jihyun Moon e Hoonyol Lee, della Kangwon National University (Corea del Sud), di ricostruire le dinamiche dello svuotamento. Oltre al lago principale, la presenza nelle vicinanze di aree in cui il ghiaccio si è sollevato o abbassato ha fornito indizi su dove l’acqua possa essersi spostata in seguito. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Scientific Reports.
Osservare la “copertura” di un lago
Quando un lago sepolto perde acqua, il ghiaccio sovrastante può cedere; viceversa, se il lago si riempie, la superficie può sollevarsi. Tali movimenti consentono ai ricercatori di studiare masse d’acqua non osservabili direttamente. Tracciare questi spostamenti idrici è fondamentale, poiché l’acqua può ridurre l’attrito tra il ghiaccio e il terreno, influenzando la velocità con cui i ghiacciai scivolano. Tuttavia, le misurazioni dell’altezza della superficie effettuate dai satelliti presentano lacune tra le diverse traiettorie di osservazione.
Le immagini radar consentono di mappare i movimenti su un’area più estesa. La difficoltà, in questo caso, risiede nel fatto che il ghiaccio antartico si sposta sia lateralmente che verticalmente, e ambedue i movimenti influenzano il segnale rilevato. Per distinguere le due componenti, i ricercatori hanno confrontato immagini radar del satellite Sentinel-1, acquisite a 24 giorni di distanza l’una dall’altra, con un periodo di riferimento in cui l’area del lago appariva relativamente stabile. Sottraendo il movimento di fondo, è stato possibile individuare il cedimento della superficie, a condizione che il flusso laterale del ghiacciaio rimanesse sufficientemente costante.
Una depressione che si è approfondita nel tempo
L’analisi ha rivelato un’area di ghiaccio in cedimento, di forma approssimativamente circolare, che si estende per circa 61 chilometri quadrati. Tale rilevamento ha permesso di mappare l’effetto del lago sulla superficie, anziché il suo perimetro sotterraneo. Al centro, la superficie ricostruita ha subito un abbassamento di circa 6,4 metri nell’arco di cinque anni. L’abbassamento medio nell’area interessata è stato di circa 1,3 metri. Combinando l’estensione dell’area mappata con l’entità dell’abbassamento della superficie, i ricercatori hanno potuto stimare la quantità di acqua perduta.
La maggior parte del movimento si è verificata nella fase iniziale: il centro è sprofondato di circa 3,8 metri tra il 2016 e il 2017, dopodiché il fenomeno ha subito un notevole rallentamento. La depressione si è approfondita gradualmente, senza mostrare segnali significativi di un nuovo riempimento. “Questo comportamento suggerisce un drenaggio prolungato o una serie di eventi di drenaggio parziale, piuttosto che un unico svuotamento catastrofico“, scrivono i ricercatori.
Le misurazioni effettuate tramite i satelliti CryoSat-2 e ICESat-2 hanno sostanzialmente confermato la dinamica di sprofondamento seguita da una stabilizzazione, pur presentando alcune differenze riguardo alle tempistiche precise e alle aree specifiche monitorate. Il sito di Kronshtadskiy era già stato individuato indipendentemente in un’indagine satellitare del 2025; la nuova analisi fornisce ora una ricostruzione dettagliata del suo drenaggio.
Indizi di una rete nascosta
Il ghiaccio circostante ha fornito un ulteriore indizio: a valle di Kronshtadskiy, una formazione di forma circolare si è sollevata, mentre un’altra, situata più lontano, è sprofondata. Questa configurazione potrebbe indicare il passaggio di acqua che, uscendo da Kronshtadskiy, riempie un lago adiacente per poi defluire verso un altro bacino più a valle. Sebbene le osservazioni suggeriscano possibili collegamenti, non consentono di tracciare direttamente il percorso dell’acqua tra i vari punti.
La ricostruzione dipende anche da quanto fedelmente il movimento della superficie rifletta le variazioni nel volume d’acqua accumulato. Eventuali cambiamenti nel flusso del ghiacciaio potrebbero alterare il segnale, tanto più che le osservazioni radar sono state condotte da un’unica prospettiva. Indagini sul campo – basate sull’impiego di radar a penetrazione del ghiaccio, misurazioni sismiche o perforazioni – sarebbero fondamentali per definire con precisione la forma dei laghi e le loro interconnessioni. Per il momento, le configurazioni osservate in superficie offrono ai ricercatori punti specifici su cui concentrare le indagini. Monitorare i punti in cui il ghiaccio sprofonda – e quelli in cui, nelle vicinanze, si solleva – potrebbe consentire di trasformare segnali frammentari di presenza di acqua nel sottosuolo in una vera e propria mappa del sistema di drenaggio sottostante.


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