Con 23 tempeste con nome e 12 uragani quest’anno, il bacino del Pacifico orientale ha infranto numerosi record per l’intera stagione degli uragani, che non si concluderà ufficialmente prima del 30 novembre. Sono già stati stabiliti due importanti record. Secondo i dati della Colorado State University, il Pacifico orientale ha registrato il valore più alto di “Energia Ciclonica Accumulata” (ACE, dall’inglese Accumulated Cyclone Energy) mai rilevato dal 1950. L’indice ACE tiene conto della velocità massima sostenuta del vento di ciascun ciclone tropicale durante l’intero arco della sua esistenza, fornendo un parametro stagionale che considera sia il numero delle tempeste sia la loro intensità nel tempo. Si tratta di una misura complessiva dell’intensità della stagione, che quest’anno, nel Pacifico orientale, ha raggiunto livelli eccezionali: al 20 ottobre, il valore si attestava a 342,7, superando il precedente record di 318,1, stabilito nell’intera stagione degli uragani del 2018, segnala AccuWeather, autorevole centro meteorologico statunitense.
Il bacino ha inoltre registrato il maggior numero di giorni in cui sono stati presenti uragani: 73,75 al 20 ottobre, superando il precedente primato di 68,25, anch’esso risalente al 2018.
La stagione attuale ha visto diverse tempeste di forte impatto
Tra le tempeste che hanno colpito il Pacifico orientale in questa stagione figurano Lala, Lowell e Nolo, che hanno interessato le Hawaii, oltre a Polo, Rachel e Simon, che hanno colpito il Messico per poi convogliare umidità verso il Sud-Ovest degli Stati Uniti. L’uragano Polo ha a sua volta stabilito dei record, diventando il secondo più intenso nel bacino e il più rapido a intensificarsi, passando da depressione tropicale a tempesta di categoria 5.
Calma nell’Atlantico: la causa è sempre El Niño
Nel frattempo, nell’Atlantico si è formato un solo uragano, Isaias, che ha raggiunto la costa della Florida (nella zona del Panhandle) dopo aver stabilito il record per il primo uragano stagionale arrivato più tardi nel corso dell’anno.
La frenetica attività nell’Oceano Pacifico orientale e la quasi totale assenza di fenomeni nell’Atlantico sono riconducibili al fenomeno di El Niño. El Niño si verifica quando le temperature della superficie marina nel Pacifico equatoriale orientale e centrale superano la media per un periodo prolungato. I cambiamenti nell’oceano e nell’atmosfera possono alterare le traiettorie delle tempeste in tutto il mondo, influenzando l’attività tropicale, le temperature e i pattern di precipitazione. L’evento El Niño di quest’anno potrebbe rivelarsi il più intenso mai registrato.
“Stiamo osservando un impatto significativo sia nel bacino dell’Atlantico che in quello del Pacifico: un forte ‘wind shear’ (variazione della velocità o della direzione del vento) sta limitando lo sviluppo delle tempeste nell’Atlantico, mentre il Pacifico rimane piuttosto attivo, come avevamo previsto già in primavera”, ha dichiarato Paul Pastelok, meteorologo capo presso AccuWeather.
Altri record potrebbero essere battuti a breve
Altri parametri relativi all’intensa stagione degli uragani nel Pacifico orientale si stanno avvicinando a dei record: ad esempio, il numero di giorni in cui è stata presente una tempesta con un nome assegnato è pari a 149, un dato superato solo dai 153,75 giorni registrati nel 1992. Anche il numero di giorni caratterizzati da uragani maggiori (categoria pari o superiore a 3) è vicino a un record: nel 2026 si sono contati 28,25 giorni, contro i 34,75 del 2018. Per quanto riguarda le tempeste con un nome, la stagione attuale ne conta 150, un valore inferiore solo ai 153,75 giorni del 1992. Con 12 uragani, la stagione in corso si colloca al quarto posto, a pari merito con quelle del 1971, 1982 e 1983.
Il numero di tempeste con nome non è ancora un record… per ora
Finora, in questa stagione, il bacino ha registrato 23 tempeste con nome; un dato che resta inferiore ai numeri raggiunti nel 2018, 1982, 1985, 2015 e 1992 – anno che detiene il record con 26 tempeste. Poiché tre nomi sono stati attinti dall’elenco relativo al Pacifico centrale, per il Pacifico orientale ne rimangono 4 a disposizione quest’anno: Winnie, Xavier, Yolanda e Zeke. Solo durante la stagione degli uragani del 1992 nel Pacifico orientale sono stati utilizzati tutti i 24 nomi previsti. In diversi altri anni sono stati utilizzati tutti i nomi tranne due – tra cui il 2018, il 1985 e il 1982 -, sebbene in quegli anni l’elenco comprendesse solo 21 tempeste. Resta da vedere se il 2026 finirà per essere un anno da record per numero di tempeste. Tuttavia, con oltre un mese ancora davanti prima della conclusione della stagione degli uragani, è probabile che il Pacifico orientale continui a stabilire ulteriori record.


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